TAG Pace

Ma è la guerra la soluzione?

  • lunedì, 12 gennaio 2015

Ugo Morelli

Di fronte ai terribili eventi francesi e alla distruttività del terrorismo, che ci riguardano direttamente, le reazioni, nella maggior parte dei casi, sono improntate alla esibizione di superiorità della nostra cultura che chiamiamo civiltà in modo unilaterale, e alla guerra come risposta. A parte la considerazione sull’inefficacia di ogni guerra organizzata per combattere il terrorismo, viene da chiedersi se non sia il caso di mettersi almeno in una certa misura in discussione e di assumere una posizione che non neghi il conflitto ma provi ad elaborarlo. Distinguere tra conflitto e guerra è quanto mai necessario proprio di fronte a situazioni come quella che stiamo considerando. Il conflitto è la ricerca della convivenza delle differenze, di tutte le differenze. La guerra è antagonismo; è “mors tua vita mea”. 

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Uscire dalla logica dello scontro di civiltà

  • lunedì, 12 gennaio 2015

"I fatti orrendi di Parigi dovrebbero imporre a tutti noi di ragionare alla grande, ma in questo clima sono in pochi a ragionare, soprattutto in Italia. Il livello del dibattito è deprimente". Lo dice il filosofo Massimo Cacciari.

E quale sarebbe, professore, la prima riflessione da fare?
"Negli ultimi venti-trent'anni abbiamo vissuto tutti nell'illusione che la storia potesse in qualche modo cancellare la propria dimensione tragica. Che la nostra Penisola potesse restare fuori dalle trasformazioni epocali che hanno rivoluzionato la geopolitica e prodotto una serie di conflitti (Afghanistan, Iraq, la questione irrisolta dei rapporti tra Israele e palestinesi) che anche per colpa dell'Occidente restano pesantemente irrisolti".

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Ucraina, referendum e confini

  • mercoledì, 19 marzo 2014

Francesco Palermo

Il referendum con cui la popolazione della Crimea ha dichiarato la propria volontà maggioritaria di secedere dall’Ucraina e di entrare a far parte della Federazione russa è senza dubbio un atto illegittimo. Lo è sotto il profilo del diritto interno e sul piano del diritto internazionale, almeno per come questi sono oggi. E lo stesso vale per la risoluzione adottata solo pochi giorni prima dal Parlamento della repubblica autonoma. Questo è tuttavia solo il dato giuridico più elementare dell’intera vicenda. La complessità del caso non può essere qui ripercorsa. Basti ricordare che la penisola è sempre stata avulsa dalla storia ucraina – la quale a sua volta è un campo di battaglia aperto tra chi le riconosce una propria autonomia e chi la vede legata alla storia russa, posizioni che hanno entrambe validi fondamenti e che mostrano quanto sia facile e pericoloso l’uso politico della storia. La Crimea divenne parte dell’allora Repubblica socialista sovietica ucraina il passaggio fu sostanzialmente formale, e quando il nuovo stato ucraino si proclamò indipendente dopo il crollo dell’URSS, la penisola tentò di andarsene, anche in modo violento.

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Memoria e presente

  • lunedì, 27 gennaio 2014

Ugo Morelli

Che cosa vuol dire ricordare? Non è facile rispondere a questa domanda. Per noi esseri umani la memoria non è un deposito immobile al quale attingere trovando stipati i ricordi intatti, così come li avevamo deposti. Noi riattiviamo continuamente la memoria e la riscriviamo attraverso le nostre narrazioni nel corso del tempo. Possiamo rimuovere parte della nostra esperienza vissuta fino a seppellirla così in fondo da negare che sia mai esistita. Possiamo, attraverso la narrazione a noi stessi e agli altri, ridisegnare e trasformare le memorie di esperienze vissute fino a farle apparire sostanzialmente diverse da quelle che effettivamente furono quando le vivemmo. Sia la rimozione che la ridefinizione della memoria declinata al presente, si combinano con la ritualizzazione dei processi del ricordare, con la predominanza degli aspetti celebrativi della memoria, fino a rischiare di svuotare di senso eventi fondamentali e di produrre processi di deresponsabilizzazione.

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Conflitto

  • mercoledì, 23 ottobre 2013

Ugo Morelli

Ogni assassino in primo luogo dovrebbe aiutarmi a riflettere sull’assassino potenziale che è in me e in ogni uomo. Non mi pare rilevante né eticamente significativo invocare da un lato il ludibrio del corpo del nemico, né tantomeno, dall’altro, appellarsi alla cosiddetta pietas.

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Il pensiero di Capitini

  • sabato, 19 ottobre 2013

Mao Valpiana*

L’ho visto solo nelle poche foto in bianco e nero. Mi ha sempre piacevolmente stupito il contrasto fra quell’aria austera dietro gli occhiali spessi e il suo indomabile spirito giovanile, aperto e innovativo, in perenne ricerca.

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Prigionieri del passato

  • mercoledì, 11 settembre 2013

Barbara Spinelli

Nell'intervista di ieri a Lucio Caracciolo lo storico Mark Mazower dice una cosa importante, sulla possibile guerra di Obama contro il siriano Assad. 
"L'idea di governare il mondo sta diventando il sogno di ieri". Specie se a coltivarla è un unico paese, aggiungeremmo. Sta diventando una distopia, più che un'utopia: una visione del futuro indesiderabile, e storpiata.

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Cittadinanza

CittadinanzaFormare cittadini ibridi: sangue, suolo o scuola? La necessità di riformare la legge sulla concessione della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri è stata richiamata più volte negli ultimi anni da importanti figure istituzionali come il Presidente Napolitano, o dall’allora presidente della Camera Gianfranco Fini (sì, quello della legge Bossi-Fini), senza che ci fossero reazioni eccessivamente forti da parte dell’opinione pubblica o del mondo politico.
Oggi la legge che regola la cittadinanza (n. 91 del 5 febbraio 1992) prevede che chi nasce in Italia da genitori stranieri assuma la cittadinanza dei genitori e quindi il diritto di permanere in Italia, paese di nascita, è legato alla regolarità del permesso di soggiorno dei genitori. In Italia è il principio dello ius sanguinis che fonda l’italianità. Non basta essere nati in Italia, non basta aver frequentato la scuola italiana fin dall’infanzia, conoscere questo paese meglio di qualsiasi altro, parlarne la lingua o un dialetto: l’italianità è evidentemente ereditaria.
Giovanna Zincone ha spesso sottolineato la logica “familista” che esprime questa legge riservando un trattamento radicalmente diverso a chi, pur non avendo mai messo piede in Italia e non parlando una parola di italiano, è figlio/a o marito/moglie di un emigrato italiano all’estero. “Secondo la legge italiana, il sangue, per quanto diluito nel tempo, conta più di un’appartenenza voluta e provata. Basta provare di avere un discendente italiano, mentre la costante volontà di far parte della nazione di origine di solito non viene testata” (Zincone, 2006, p. 6). 
La necessità o quanto meno l’opportunità di intervenire sulla legge per agevolare chi nasce in Italia da genitori stranieri è una delle priorità che si è data la ministra dell’integrazione Kyenge, favorevole ad uno ius soli “temperato”, secondo cui chi nasce in Italia da genitori residenti regolarmente in Italia da almeno cinque anni, acquisirebbe automaticamente la cittadinanza italiana.

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Trento per la Siria

  • venerdì, 6 settembre 2013

Michele Nardelli

"Esiste sempre una soluzione semplice ai problemi complessi: quella sbagliata". Sono parole di Mark Twain e fotografano bene ciò che sta accadendo in Siria in queste ore.  La questione non è di facile lettura e coinvolge tutto il Medio Oriente. Rischia di avere ripercussioni gravissime per un'area che va dall'Afghanistan fino a tutto il Nord Africa, colpendo in pieno l'intera area mediterranea.

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La moralità delle bombe

  • mercoledì, 4 settembre 2013

Ian Buruma

Il dono dell'oratoria è sempre stato la principale risorsa del presidente americano Barack Obama. Adesso però sembra che le parole lo abbiano intrappolato. Dopo aver affermato, a marzo, che il governo Usa non avrebbe "tollerato l'impiego di armi chimiche contro il popolo siriano", e avendo parlato lo scorso anno di una "linea rossa" che non poteva essere oltrepassata, se Obama non reagirà con forza all'uccisione di oltre mille civili con il gas Sarin, compiuta presumibilmente dal regime siriano, perderà la faccia.

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Dove le parole non arrivano

  • giovedì, 22 agosto 2013

Massimo Gramellini

Vi chiediamo scusa per l’intrusione. È estate, i tempi sono già abbastanza duri e da un giornale si pretende, giustamente, un alito di speranza. Ma la speranza si nutre di consapevolezza e invece intorno a noi avvengono cose che ci rimbalzano addosso. Abbiamo imparato a difenderci dalle parole: svuotandole, rendendole innocue.

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Forum 5: Relazioni internazionali

Relazioni internazionali: Europa, Euregio, internazionalizzazione, cooperazione internazionale, cultura della pace.

"Non c’è viaggio senza che si attraversino frontiere - politiche, linguistiche, sociali, culturali, psicologiche, anche quelle invisibili che separano un quartiere da un altro nella stessa città, quelle tra le persone, quelle tortuose che nei nostri inferi sbarrano la strada a noi stessi. Oltrepassare frontiere; anche amarle - in quanto definiscono una realtà, un’individualità, le danno forma,salvandola così dall’indistinto - ma senza idolatrarle, senza farne idoli che esigono sacrifici di sangue. Saperle flessibili, provvisorie e periture, come un corpo umano, e perciò degne di essere amate; mortali, nel senso di soggette alla mort, come i viaggiatori, non occasione e causa di morte, come lo sono state e lo sono tante volte.

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F35, perchè dire no...

  • domenica, 14 luglio 2013

Salvatore Barbera

Fulvio Gagliardi è un ex generale dell''Aeronautica Militare. Ha gestito in prima persona lo sviluppo dei velivoli AMX e contribuito alla definizione dei più importanti programmi aeronautici militari europei: il Tornado e l''Eurofighter.

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Innovazione araba

Mondo araboA un anno e mezzo dall’avvio delle sollevazioni arabe ci si interroga sui possibili sbocchi. Tra gli effetti visibili c'è il ripristino dello spazio pubblico come luogo di confronto e scambio di idee che per molti anni era rimasto monopolio di regimi dispotici. Si assiste poi allo sgretolarsi della cultura della paura con cui si è convissuto per decenni, più o meno consapevolmente, e quindi alla riscoperta dell’influenza dell’individuo su affari pubblici e potere politico. Inoltre, agli occhi dei cittadini, degli osservatori e probabilmente dei governanti stessi, si è rivelata in modo sorprendente una molteplicità di correnti di pensiero, opinioni e punti di vista.

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L'integrazione mite

Sikh in ItaliaLampedusa: circa un anno fa, a reti unificate, si annunciava l'inizio dell'invasione dei migranti provenienti dalla Tunisia (204 al primo sbarco). La primavera araba, le furbizie politiche, i ricatti dei dittatori nordafricani e la prospettiva di un futuro migliore erano il motore del fenomeno. La gestione italiana del flusso migratorio ha reso un rivolo d'acqua una fiumana. Si è voluto infondere timore per poi rassicurare. La realtà è un'altra. Gli immigrati che giungono sulle nostre coste via mare sono solo il 10%. Per il restante 90% il processo di integrazione è spesso diverso. Invisibile e lento, contribuisce al sistema e garantisce la sopravvivenza di tipicità italiane. La loro è un'integrazione mite.

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