TAG Interdipendenze

Più soli e pessimisti

  • lunedì, 29 dicembre 2014

Ilvo Diamanti

Un paese spaesato. Senza riferimenti. Frustrato dai problemi economici, dall’inefficienza e dalla corruzione politica. Affaticato. E senza troppe illusioni nel futuro. È l’Italia disegnata dalla XVII indagine su “Gli Italiani e lo Stato”, condotta da Demos (per Repubblica). Pare una replica del Rapporto 2013. Se possibile: peggiorata. Tuttavia, c’è una novità: il senso di solitudine. Perché oggi, molto più che nel passato, anche recente, i cittadini si sentono “soli”. Di fronte allo Stato, alle istituzioni, alla politica. Ma anche nel lavoro. E nella stessa comunità.

1. Soli di fronte allo Stato. Valutato con fiducia dal 15% dei cittadini. Metà, rispetto al 2010, 4 punti meno di un anno fa. Un livello basso, ma non molto diverso, ormai, rispetto agli altri governi territoriali. Perché meno del 20% dei cittadini si fida delle Regioni e meno del 30% dei Comuni. Insomma siamo un Paese senza Stato, secondo le tradizioni. Ma abbiamo perduto anche il territorio. Mentre l’Europa appare sempre più lontana, visto che poco più di un italiano su quattro crede nella UE.

continua »

La politica e le sette giare

Non parlerò direttamente del Trentino e del suo futuro, come richiederebbe il titolo dell’incontro. Apparentemente non farò proposte concrete, solo perché forse dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che anche il metodo, soprattutto in politica, è a tutti gli effetti sostanza. Farò un passo indietro per provarne a fare due avanti. Abbiamo la necessità – oggi più che mai – di confrontarci sul come fare prima che sul cosa fare. ‎Solo in questa maniera possiamo immaginare di ricreare – in un contesto sociale e culturale tanto sfilacciati – le condizioni sufficienti (e obbligatorie) per lo sviluppo di un’azione politica capace di visioni e progettualità, non arroccata in una dimensione prevalentemente tattica e dai tratti fortemente personalistici. E’ solo così che pensiero e azione (lo slancio ideale e il pragmatismo) non diventano opzioni contrapposte ma attori sinergici del cambiamento, rimanendo altrimenti deboli e parziali se separati uno dall’altro.

continua »

Abbiamo chiuso il sogno in un bunker

  • venerdì, 9 maggio 2014

Saskia Sassen

Il nostro mondo, preda di ingiustizie e conflitti, ha bisogno dell’Europa. Ma dell’Europa come era stata pensata, e cioè basata su un forte contratto sociale che ambisce alla giustizia collettiva e a proteggere gli svantaggiati; dell’Europa che per gestire i conflitti internazionali ricorre alla diplomazia e alla legalità, e non alla forza degli eserciti; dell’Europa che lavora con l’ambiente, e non contro l’ambiente, dimostrando così di essere più avanzata di buona parte del pianeta.
Questa Europa ideale, però, è venuta meno e nel corso degli ultimi anni ha preso alcune decisioni che l’hanno allontanata da ciò che doveva essere. Il regresso è evidente in molti ambiti, perfino in quei settori economici che quasi per definizione sono un po’ “predatori” e che dunque negli anni potrebbero aver tratto vantaggio, come le grandi banche europee.

continua »

Un'onda nera

  • martedì, 6 maggio 2014

Riccardo Brizzi

Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro dell'estrema destra, rinvigorito dai successi del Front national alle amministrative francesi, ma non solo. Per rendersi conto del vento che tira basta ricordare come in occasione delle prime elezioni europee a suffragio diretto, svoltesi nel giugno 1979, un solo partito di estrema destra era riuscito a conquistare una – modesta – rappresentanza parlamentare: era il Movimento sociale italiano, che nell’emiciclo di Strasburgo poteva contare su 4 deputati.

A 35 anni di distanza il quadro appare profondamente mutato. All’interno dell’Europarlamento in scadenza siede un gruppo apertamente eurofobo, Europa della libertà e della democrazia, che conta 32 deputati provenienti da 10 Paesi. Più in generale l’estrema destra negli ultimi mesi sembra in ascesa all’interno di svariate arene nazionali. Nell’autunno 2013 le legislative in Austria hanno visto la forte avanzata del FPÖ (21,4%),  mentre in Norvegia (che pure non fa parte dell’Ue) il Partito del progresso è entrato nella coalizione di governo con i conservatori.

continua »

Spring School 2014 / Territoriali ed europei

Scuola di formazione politica “Territoriali ed europei”

Eurovisioni. L'indignazione, il rebetiko e una nuova idea di contratto sociale
L'Europa non è il problema, bensì la chiave per affrontare un nuovo contesto.


Trento - 30 aprile, 1, 2, 3 maggio 2014

Il disegno di un'Europa politica  sta vivendo un forte appannamento. Le sue istituzioni sono viste da molti come un apparato burocratico ed un insieme di regole dettate dai poteri finanziari. Il suo allargamento è stato spesso vissuto dai cittadini dei paesi più forti come un'insidia al proprio status piuttosto che la costruzione di una casa comune. Gli stati nazionali cavalcano l'onda della paura per evitare di cedere verso l'Europa (e verso i territori) quote crescenti di sovranità. La politica si attarda a cercare soluzioni a carattere nazionale, quando invece la cifra dei problemi appare sempre più di natura sovranazionale e territoriale.

continua »

Crisi ucraina e limiti della politica

  • venerdì, 4 aprile 2014

Francesco Palermo

Il referendum con cui la Crimea ha dichiarato la propria volontà di aderire alla Federazione russa è illegittimo sotto il profilo del diritto internazionale e del diritto ucraino. Tuttavia non può dimenticarsi che, dopo averle garantito – su pressione internazionale – un’ampia autonomia nei primi anni ’90, il governo di Kiev ha fatto pochissimi passi concreti per la penisola e per le popolazioni che vi sono stanziate, in particolare la minoranza tatara e altre più piccole come i caraimi e i crimciacchi.
Come spesso accade, ci si accorge di qualcosa quando la si è persa. Così, nei quindici giorni successivi al referendum, il nuovo governo ucraino ha assunto più provvedimenti di quanti ne siano stati adottati nei vent’anni precedenti.

continua »

I palazzi della politica si riprendano il potere

  • domenica, 30 marzo 2014

Zygmunt Bauman

Noi europei del Ventesimo secolo ci troviamo sospesi tra un passato pieno di orrori e un futuro distante pieno di rischi. Non possiamo sapere cosa ci aspetterà in futuro. A oggi ogni soluzione che concordiamo di fronte al succedersi di sfide e dissensi emana un’aria di temporaneità. Sembra essere, e il più delle volte dimostra infatti di essere, valida «sino a nuova comunicazione», con una clausola ad hoc che ne rende possibile la revoca, così come ad hoc sono le nostre divisioni e coalizioni, fragili e incerte. Su Le Monde del due febbraio scorso Nicolas Truong, riferendosi ai concetti espressi ripetutamente da Daniel Cohn-Bendit e Alain Finkielkraut, ha delineato due opposti scenari per il futuro della nostra convivenza, di noi europei.

continua »

L'Europa al tempo dell'impopolarità

  • venerdì, 14 marzo 2014

Ilvo Diamanti

Beppe Grillo ha incitato a recuperare «l'identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle Due Sicilie». Perché l’Italia sarebbe solo un’arlecchinata di popoli, lingue e tradizioni. In altri termini: non esiste. Solo la Lega, fino ad oggi, si era spinta a tanto. E non a caso Matteo Salvini ha sottoscritto entusiasticamente queste affermazioni. Ma a Grillo la Lega non interessa.
E, IN fondo, non gli interessano neppure i suoi voti, visto che, in larga misura, li ha già intercettati alle elezioni dell’anno scorso. A Grillo e al suo ideologo, Gianroberto Casaleggio, interessa, piuttosto, avviare la campagna anti-europea in vista delle prossime elezioni di fine maggio. D’altronde, il legame fra il progetto anti-europeo e quello macro-federalista, spinto all’estremo, nella percezione sociale, è molto stretto.
La componente di chi ritiene che «Nord e Sud sono troppo diversi e dovrebbero andare da soli», infatti, cresce in base alla fiducia nella Ue. Nel passaggio fra il livello minore e maggiore di fiducia, raddoppia: dall’8% al 16% (sondaggio Demos, ottobre 2013).

continua »

Politica responsabile?

  • sabato, 8 marzo 2014

Marco Brunazzo

Larga parte del discorso con cui Matteo Renzi ha richiesto la fiducia alle Camere è stato dedicato all'Europa. A più riprese, il presidente del Consiglio ha ribadito la necessità che l'Italia non si faccia "dettare la linea dall’Europa", sostenendo che le misure di austerità proposte hanno aggravato la crisi più che contribuire a risolverla. Questi di Renzi sono te- mi che ritornano spesso nel dibattito politico, non solo italiano, e che saranno ancora più frequenti in vista delle elezioni europee del prossimo maggio. Eppure, sono temi a cui occorre guardare con la massima circospezione: Renzi ha ragione solo in parte. Al contempo, e soprattutto, le sue dichiarazioni possono aprire spazi a comportamenti irresponsabili che, se anche sul breve periodo sono elettoralmente redditizi, sul lungo sono semplicemente dannosi.
Dove Renzi ha ragione è che l’austerità da sola non ha aiutato i singoli Paesi e l’Europa a uscire dalla crisi. La situazione della Grecia, ma anche dell’Italia era e rimane così complicata da non poter essere risolta solamente con misure restrittive. Il premier dimentica però di sottolineare due aspetti essenziali, tra loro collegati. Il primo è che non c’è, in Europa, un tiranno cattivo che impone ai cittadini italiani inutili e costosi sacrifici.

continua »

La cura condivisa dei beni comuni

  • martedì, 4 marzo 2014

Gregorio Arena

Ci sono voluti diciassette anni, ma alla fine ci siamo riusciti!
Nel 1997, in un saggio intitolato “Introduzione all’amministrazione condivisa”, avevamo infatti ipotizzato che la nostra amministrazione pubblica stesse evolvendo verso un nuovo modello organizzativo fondato sulla collaborazione, anziché sul conflitto fra cittadini e amministrazioni.
Ebbene, pochi giorni fa la Giunta del Comune di Bologna ha approvato un regolamento intitolato proprio così: “Regolamento sulla collaborazione fra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”. Quella che nel 1997 era solo un’ipotesi, sia pure suffragata da qualche esempio concreto, oggi è norma.*
Per la verità c’era già stato un passaggio precedente, cruciale, senza il quale questo regolamento non avrebbe visto la luce. Quando nel 2001 fu introdotto in Costituzione all’art. 118 il principio di sussidiarietà orizzontale per noi fu evidente che quelle poche righe potevano rappresentare, forse anche al di là della consapevole volontà del legislatore, il fondamento costituzionale per il nuovo modello dell’amministrazione condivisa.

continua »

Autonomia fa rima con Europa

  • martedì, 4 marzo 2014

Annibale Salsa

Autonomie regionali ed Europa sono argomenti molto attuali nel dibattito politico italiano. In previsione delle future elezioni europee cresce in Italia - come in Francia, in Olanda, in Danimarca - la diffidenza nei confronti di un progetto che ha fatto sognare la generazione uscita dalle macerie del secondo conflitto mondiale. Una ventata di speranza e di utopia aleggiava, allora, nel vecchio continente. Dobbiamo sottolineare, in proposito, che le utopie aiutano a crescere, a pensare, a guardare avanti. Guai alle società senza utopie, condannate inesorabilmente alla morte civile! Uomini come Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schumann, Jacques Delors erano grandi statisti - una specie ormai in estinzione - proprio per essere stati capaci di tradurre l’utopia in realtà. Per questo, mai come oggi, è di grande ammonimento l’aforisma dello statista trentino. «Il politico guarda alle prossime elezioni,lo statista alle future generazioni». Il pensiero utopico aiuta, infatti, a costruire visioni del mondo, ad uscire creativamente dalla prosa della quotidianità.

continua »

Paure europee

  • martedì, 11 febbraio 2014

Giovanna Zincone

Il referendum di revisione costituzionale che ha vinto ieri in Svizzera mira a limitare l’immigrazione in generale, ma impatterà in specie su quella dei cittadini dell’Ue.  
Infatti, non si limita a introdurre la possibilità di programmare i flussi migratori imponendo tetti massimi, ma prevede pure la revisione degli accordi internazionali in contrasto con questa politica: di fatto, quelli con l’Unione Europa, rispetto ai quali vigeva una politica di libera circolazione. Il referendum promosso dal partito di destra Udc ha visto avversi il governo federale e il mondo imprenditoriale.  

continua »

Territoriali ed europei / Eurovisioni

L'Associazione Politica Responsabile organizzerà alla fine di aprile la seconda edizione della scuola di formazione "Territoriali ed europei". Lo farà concentrando la propria attenzione sull'Europa, provando a descriverne un futuro diverso da quello incerto che sembra oggi emergere dal dibattito politico, oltre che nel sentire comune dei cittadini.
Questo momento formativo - e di confronto - è importante perchè il bacino degli euroscettici si è ingrossato a dismisura con l'aumentare delle difficoltà dell'Unione ad assumersi maggiori responsabilità politiche rispetto agli stati nazionali, e perchè - parallelamente - a poco valgono le ricette semplificate degli "eurocompiaciuti" che non sembrano interessati ad apportare modifiche ai meccanismo comunitari, contribuendone all'immobilità e alla fragilità.
"Territoriali ed europei" vuole essere un luogo aperto e partecipato, nel quale tutti si possano trovare a proprio agio portando un contributo alla discussione. Per questo crediamo che anche il sito di Politica Responsabile possa essere in questi mesi catalizzatore di materiali e informazioni utili allo sviluppo di un dibattito ampio e articolato.
Per questo la breve traccia che qui riportiamo rimarrà in prima pagina da qui fino ai giorni della Spring School come spazio utilizzabile da tutti per raccogliere contributi utili. Buona discussione.

continua »

Semestre europeo

  • sabato, 1 febbraio 2014

Simone Casalini

È uno dei bersagli privilegiati del revanchismo nazionalista. Contro la bandiera stellata a sfondo blu suonano i pifferai magici del populismo per serrare le fila dello spaesamento sociale e richiamare nei propri spazi di consenso masse — dal ceto medio al nuovo proletariato, dai giovani ai pensionati — disorientate dal mutare del paesaggio economico e culturale. In quale misura si gonfieranno queste sacche elettorali, lo diranno le prossime consultazioni europee di fine maggio. Il dato politico consolidato è la strutturazione di una protesta antieuropeista — uno dei paradigmi dei nuovi populismi — che si mobilita al seguito di partiti organizzati o movimenti fluidi come quello ideato da Beppe Grillo.
La posta in gioco è alta, molto alta. Una ripresa del processo di integrazione «che coniughi élite e elettorato, policy e politics» o lo scivolamento verso la ricostituzione di Stati nazione solidi, «un arretramento che sarebbe una follia». Un passaggio cruciale che si coniuga con il semestre europeo a presidenza italiana del prossimo luglio.

continua »

Corpi intermedi

  • mercoledì, 22 gennaio 2014

Aldo Bonomi

Oscilla veloce il pendolo che parte dalla storia locale e dal territorio. Vent'anni fa, nel fine secolo, era tutto dalla parte delle autonomie locali, istituzionali e di rappresentanza. Oggi, all'opposto, più che scandire il tempo di un equilibrio tra centro e periferia, sembra una lama che sorvola e taglia tutto ciò che sta in mezzo. Con una costante: la crisi della politica. Prima alla ricerca dell'isola non trovata del federalismo, oggi in cordate sparse per scalare il debito pubblico e la montagna incantata che porta a Bruxelles e a Francoforte. 
Poi ci si meraviglia del nascere dei neopopulismi. Il cui vero antidoto è pre-politico. Non sta nel scegliere con furore iconoclasta una delle due polarità: o Bruxelles e la Banca Europea o il localismo rancoroso. Ma nel difendere e ricostruire società di mezzo. Quello spazio intermedio che sta tra i flussi della crisi e della globalizzazione e i luoghi, tra la simultaneità delle reti e delle economie aperte e le prossimità dei processi territoriali, tra la dimensione liquida, per dirla con Bauman, della riforma del Titolo V, della riforma elettorale e dei cinguettii che sostituiscono lo spazio pubblico e ciò che resta sul territorio: lavoro, imprese, povertà e forme di convivenza. 

continua »

|