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John Locke e David Hume si contendono l’Unione

  • venerdì, 16 maggio 2014

Ian Buruma


Stando agli ultimi sondaggi nelle elezioni europee di fine mese cresceranno molto i partiti populisti di destra, accomunati tra loro dall’avversione per l’Unione Europea, e vedranno affermarsi in particolare il Fronte nazionale francese, il Partito per la libertà dei Paesi Bassi e l’Ukip britannico. Anche se la destra euroscettica non otterrà la maggioranza dei seggi del nuovo Parlamento, la sua forza collettiva indebolisce la causa dell’unità europea. Come mai un progetto nato tra tante speranze all’indomani della Seconda guerra mondiale oggi incontra una simile resistenza?
Il successo del populismo di destra in Europa non rappresenta solo una reazione alla Ue, ma si inserisce in un’ondata di proteste contro le élite della sinistra liberal, considerate responsabili di molte fonti di inquietudine: l’immigrazione, l’incertezza dell’economia, l’estremismo islamico e, naturalmente, la presunta egemonia dell’“eurocrazia” a Bruxelles.

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Un primo bilancio di "Territoriale ed europei"

  • martedì, 6 maggio 2014

Michele Nardelli

Si è conclusa la spring school “Territoriali ed europei”. E credo di poter dire che andata molto bene, per la qualità dei relatori, per l'apporto venuto dagli artisti invitati, per la partecipazione tanto nelle serate pubbl...iche quanto nei momenti formativi in senso stretto, per il clima che ha accompagnato ogni momento di queste quattro giornate. 

Abbiamo iniziato mercoledì con una serata dedicata al rebetiko per raccontare con le immagini e le parole di Andrea Segre e Vinicio Capossela (e l'apporto artistico di Theodora e Maria) come la musica possa diventare la colonna sonora del dolore di un popolo alle prese con gli effetti della crisi, del malgoverno come della cura da cavallo imposta da Bruxelles, ma anche della gestione nonviolenta di un conflitto. Nell'ex convento degli Agostiniani i posti erano esauriti. 

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La lotta ai privilegi e il paradosso di questi giorni

  • martedì, 11 marzo 2014

Michele Nardelli

Da un paio di settimane in Trentino e in Alto Adige - Sud Tirolo non si parla d'altro: i vitalizi degli ex consiglieri regionali. E' accaduto che per effetto delle riforme che pure hanno ridimensionato nella nostra regione questi insopportabili privilegi, venissero liquidate cifre imbarazzanti ai titolari dei vitalizi, ben oltre i livelli contributivi corrisposti. Con l'esito paradossale che la prima Regione ad avere avuto il coraggio di mettere mano ai privilegi della politica si trova ora nell'occhio del ciclone, coinvolgendo in questo anche chi più di altri di tale processo riformatore è stato protagonista. E che le Regioni e il Parlamento Italiano che tali privilegi li hanno sin qui mantenuti si possano permettere di additare la nostra autonomia come un cattivo esempio. Semplicemente un rovesciamento della realtà che risulta insopportabile. D'altro canto, non c'è dubbio che l'effetto della legge del 2012, così come le scelte dell'Ufficio di Presidenza della Regione, abbiano contribuito a minare oltre misura la credibilità della politica. 

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La cura condivisa dei beni comuni

  • martedì, 4 marzo 2014

Gregorio Arena

Ci sono voluti diciassette anni, ma alla fine ci siamo riusciti!
Nel 1997, in un saggio intitolato “Introduzione all’amministrazione condivisa”, avevamo infatti ipotizzato che la nostra amministrazione pubblica stesse evolvendo verso un nuovo modello organizzativo fondato sulla collaborazione, anziché sul conflitto fra cittadini e amministrazioni.
Ebbene, pochi giorni fa la Giunta del Comune di Bologna ha approvato un regolamento intitolato proprio così: “Regolamento sulla collaborazione fra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”. Quella che nel 1997 era solo un’ipotesi, sia pure suffragata da qualche esempio concreto, oggi è norma.*
Per la verità c’era già stato un passaggio precedente, cruciale, senza il quale questo regolamento non avrebbe visto la luce. Quando nel 2001 fu introdotto in Costituzione all’art. 118 il principio di sussidiarietà orizzontale per noi fu evidente che quelle poche righe potevano rappresentare, forse anche al di là della consapevole volontà del legislatore, il fondamento costituzionale per il nuovo modello dell’amministrazione condivisa.

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Se Renzi rilegge Bobbio

  • mercoledì, 26 febbraio 2014
Nadia Urbinati

Vent’anni dopo l’uscita di Destra e sinistra di Norberto Bobbio, l’editore Donzelli ripubblica una nuova edizione con una introduzione di Massimo L. Salvadori e due commenti, uno di Daniel Cohn-Bendit e uno di Matteo Renzi. Un’edizione ritagliata perfettamente sui tempi della politica: la nascita del primo governo Renzi e le imminenti elezioni per il Parlamento europeo. Un’edizione che, inoltre, ci offre l’opportunità di conoscere meglio il nuovo Presidente del consiglio e segretario del Pd, di comprendere le sue coordinate ideali e culturali, le sue aspirazioni politiche. Questo suo intervento è a tutti gli effetti un Manifesto del partito democratico come egli lo vuole. Sono due i paradigmi centrali che fanno da architrave della sinistra renziana: la revisione a trecentosessanta gradi della filosofia dell’eguaglianza sulla quale Bobbio aveva costruito la dicotomia e, in conseguenza di ciò, la ridefinizione della coppia destra/ sinistra. La revisione di Renzi è molto decisa e tranchant, agilissima e dotata di potenti forbici che tagliano via complessità ostiche e qualche secolo e diversi decenni di storia sociale. Va tuttavia valutata non per il rigore della ricostruzione storica, ma per il messaggio che propone

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#ugostaisereno

  • giovedì, 20 febbraio 2014

Zenone Sovilla

Ricevuta ieri dal premier incaricato Matteo Renzi, nell'ambito delle consultazioni, la delegazione Svp-Patt ha chiesto continuità con lo schema precedente: sì all'appoggio anche al futuro governo, a patto che venga confermata la disponibilità mostrata dall'esecutivo Letta nei riguardi di Trento e Bolzano.
Dopo l'incontro esplorativo, la delegazione, composta anche dai presidenti delle due Province autonome, Ugo Rossi e Arno Kompatscher, ha manifestato ottimismo in seguito a una serie di "garanzie" fornite dal segretario del Pd. Garanzie sui flussi finanziari, sull'estensione delle competenze, sull'esclusione del Trentino Alto Adige dall'annunciata riforma del Titolo V della Costituzione, sulla permanenza anche nella nuova legge elettorale (il disegno Renzi-Berlusconi) di un regime differenziato nel metodo (uninominale) e nel contenuto, cioè un rapporto collegi-seggi che assicuri a Bolzano la rappresentanza dei gruppi linguistici e a Trento qualcosa in più della della mera proporzione demografica (nell'ipotesi Pd-Fi, altri territori periferici e poco popolosi vengono invece gravemente penalizzati).

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Autonomie alpine non per la lingua

  • giovedì, 13 febbraio 2014

Annibale Salsa

La ricerca di capri espiatori nelle situazioni di crisi economica e sociale costituisce una pratica consolidata nella storia dell'umanità. Ho già accennato, in alcuni miei articoli pubblicati sull'Adige, ai frequenti casi di stregoneria attestati lungo tutto l'arco alpino sino alla fine del Settecento. Questo fenomeno, a quei tempi socialmente rilevante, ha attraversato molti secoli di storia delle comunità rurali. Mediante pubbliche segnalazioni riguardo a supposti effetti nocivi per le comunità- avallati dalla legittimazione «scientifica» del Malleus maleficarum («Il martello delle streghe»), manuale pubblicato nell'anno 1487 dai frati predicatori germanici Jakob Kremer e Heinrich Spranger - si venivano ad alimentare forme di psicosi collettiva fra le popolazioni alpine. I processi istruiti a carico di presunte «femmine responsabili delle crisi», sempre supportati dalle confessioni estorte con le torture, finivano per colpire povere donne, tendenzialmente disadattate, non integrate nelle società di villaggio ma in empatica sintonia con i mondi selvatici naturali.

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Paure europee

  • martedì, 11 febbraio 2014

Giovanna Zincone

Il referendum di revisione costituzionale che ha vinto ieri in Svizzera mira a limitare l’immigrazione in generale, ma impatterà in specie su quella dei cittadini dell’Ue.  
Infatti, non si limita a introdurre la possibilità di programmare i flussi migratori imponendo tetti massimi, ma prevede pure la revisione degli accordi internazionali in contrasto con questa politica: di fatto, quelli con l’Unione Europa, rispetto ai quali vigeva una politica di libera circolazione. Il referendum promosso dal partito di destra Udc ha visto avversi il governo federale e il mondo imprenditoriale.  

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Memoria e presente

  • lunedì, 27 gennaio 2014

Ugo Morelli

Che cosa vuol dire ricordare? Non è facile rispondere a questa domanda. Per noi esseri umani la memoria non è un deposito immobile al quale attingere trovando stipati i ricordi intatti, così come li avevamo deposti. Noi riattiviamo continuamente la memoria e la riscriviamo attraverso le nostre narrazioni nel corso del tempo. Possiamo rimuovere parte della nostra esperienza vissuta fino a seppellirla così in fondo da negare che sia mai esistita. Possiamo, attraverso la narrazione a noi stessi e agli altri, ridisegnare e trasformare le memorie di esperienze vissute fino a farle apparire sostanzialmente diverse da quelle che effettivamente furono quando le vivemmo. Sia la rimozione che la ridefinizione della memoria declinata al presente, si combinano con la ritualizzazione dei processi del ricordare, con la predominanza degli aspetti celebrativi della memoria, fino a rischiare di svuotare di senso eventi fondamentali e di produrre processi di deresponsabilizzazione.

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La pratica della memoria

  • lunedì, 27 gennaio 2014

Bruno Dorigatti

La "Giornata della Memoria", che coincide con l'anniversario dell'arrivo delle truppe russe ai cancelli dell'orrore di Auschwitz, non dev'essere solo un rito consuetudinario del ricordo, ma deve assumere la funzione di stimolo ad una riflessione sul presente e sul futuro, capace di tenere salde le radici in un passato che non può mai essere dimenticato.
Da troppo tempo ormai assistiamo in Europa alla ripresa vigorosa di un antisemitismo che pare tagliare trasversalmente le società del vecchio continente: dalle svastiche disegnate negli anni Sessanta sull'appena restaurata Sinagoga di Colonia, alle posizioni xenofobe ed antisemite del Front National di Le Pen in Francia; dal neonazismo di Haider in Austria all'antisemitismo italiano che rivendica le proprie posizioni di destra estremista come "conquista di democrazia e di libertà d'opinione". E così l'antico fiume del rifiuto dell'Altro e della persecuzione sembra bagnare ancora le terre d'Europa, spaventando ed allontanando, anziché spingere all'incontro e al dialogo, e mentre gli opposti si polarizzano, le ombre del passato si fanno via via più inquietanti ed aggressive.

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Riforma elettorale

  • mercoledì, 22 gennaio 2014

Michele Nardelli

Leggo e rileggo la proposta di riforma del sistema elettorale che il segretario Matteo Renzi ha sottoposto alla direzione del Partito Democratico (vedi scheda in allegato). Mentre continuo a pensare che il problema non abiti qui, ma piuttosto nel racconto che la politica riesce a fare del nostro tempo, non posso che prendere atto di come la cultura maggioritaria e centralistica sia diventata il tratto di omologazione di grande parte del sistema politico italiano.
A rischio di sembrare naïf, continuo a pensare che il sistema proporzionale sia il migliore fra quelli fin qui sperimentati, che il ruolo della politica sia quello di costruire le alleanze di governo anche sulla base dell'esito del voto, che l'elezione diretta del premier (e dei presidenti) comporti un pericoloso accentramento dei poteri in chiave plebiscitaria, che i premi di maggioranza falsino l'espressione del voto popolare, che le preferenze siano uno strumento tutto sommato utile (anche se non l'unico) nella selezione delle candidature, che le minoranze politiche (ma anche quelle nazionali) debbano trovare rappresentazione istituzionale, che il ruolo di elettore e di iscritto siano diversi e che, pertanto, le primarie siano le negazione del ruolo dei corpi intermedi e a guardar bene della politica.

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Clandestino

  • lunedì, 13 gennaio 2014

Davide Buldrini

Al rientro dalle vacanze di natale, proprio mentre una mia connazionale veniva espulsa perché rimasta senza lavoro, il governo belga mi ha recapitato comodamente sulla mia scrivania la mia nuova carta d’identità. E’ un documento strano, di plastica. Come una carta di credito. Non c’è nessuna bandiera sopra. C’è la silhouette del Belgio, c’è la mia nazionalità, c’è scritto il mio lavoro, e c’è una data di scadenza che coincide con la scadenza del mio contratto. Non c’è nessun riferimento all’Europa. Nessuna stella. L’Europa è menzionata solo nel lavoro che faccio. La mia Carte d’identité spéciale non racconta niente di me. Non aggiunge nulla a ciò che sono. Mi serve solo per non essere mandato via dal paese come la mia connazionale di cui sopra, suppongo.
Non capisco perché, l’Unione Europea mi ha dato un lavoro, mi ha dato la possibilità di crescere professionalmente, ma fallisce miseramente nel darmi una cittadinanza vera.

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Riforme e chiacchiere

  • mercoledì, 8 gennaio 2014

Francesco Jori

Cominciamo male. Sin dai primi giorni del nuovo anno, un molesto gracidare si leva non appena qualcuno pronuncia la parola "riforme", dando ragione a quel che segnalava già qualche anno fa Gustavo Zagrebelski e cioè che nel ceto partitico quasi tutti si dichiarano per una riforma, salvo dissentire su quale. Così i palazzi romani di oggi richiamano quelli ateniesi di ieri, come magistralmente descritti da Aristofane nelle “Rane”: cambiano i tempi, la palude rimane la stessa. 
Come l’odierna Italia, anche la città-stato greca riflessa nella commedia stava attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia, con aspre tensioni interne tra fazioni che si contendevano il potere, e con una casta di oligarchi che aveva perso la fiducia dei cittadini.

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Sonnambuli

  • martedì, 31 dicembre 2013

Barbara Spinelli

«Verrà il momento in cui sbanderemo, come i sonnambuli d’Europa nell’estate 1914»: lo ha detto Angela Merkel, nell’ultimo vertice europeo, citando un libro dello storico Christopher Clark sull’inizio della Grande Guerra, tradotto in Italia da Laterza.
I sonnambuli descritti da Clark sono i governi che scivolarono nella guerra presentendo il cataclisma, simulando allarmi, ma senza far nulla per scongiurarla. Da allora sono passati quasi cent’anni, e molte cose sono cambiate. L’Europa ha istituzioni comuni, l’imperialismo territoriale è svanito (resta solo l’Ungheria di Orbàn, residuo perturbante del mondo di ieri, a proclamare compatrioti a tutti gli effetti gli ungheresi di Slovacchia, Romania, Serbia, Austria, Ucraina). Non si combatte più per spostare confini ma l’Unione non è in pace come si dice, e la crisi che traversa la sta squarciando come già nel 1913-14.

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Oltre le primarie...

Le primarie del Partito Democratico hanno eletto Matteo Renzi segretario. Per andare oltre il dato emerso dal voto dei gazebo e per discutere di cosa dovrà accadere da oggi in poi partiamo da un contributo offerto da Simone Casalini.

Il caotico iter congressuale del Partito democratico, dimenatosi tra scandali e piccoli escamotage propagandistici, si avvia a conclusione con la catarsi delle primarie. Verrebbe da dire meno male che è finita, se non fosse che stiamo parlando dell’ultimo dei mohicani (partiti) rimasti sulla scena. Lungo il tragitto molti degli equivoci che hanno finora contraddistinto l’ibridismo del Pd sono rimasti insoluti. L’architettura partitica è sospesa in un limbo tra chi teorizza un comitato elettorale (o meglio, una task force per la comunicazione) demandando la rappresentanza a un capitano salazariano e chi indugia sulle grandi costruzioni novecentesche.

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