TAG Formazione e conoscenza

Lavoro e innovazione

  • lunedì, 8 dicembre 2014

Franco Ianeselli

Io di mestiere faccio il sindacalista e voglio portarvi la mia esperienza maturata in questi anni così difficili per i
lavoratori. Quello che mi colpisce, osservando il dibattito nazionale sul lavoro, è la difficoltà, da parte di molti attori tra cui in particolare lo stesso sindacato, a comprendere che è in atto una nuova “grande trasformazione”. E' legata a più dimensioni: nelle economie che rispondono alla globalizzazione si stanno creando tanti, nuovi mestieri che fino a
poco tempo non esistevano; questi mestieri diventano di successo quando contengono un alto contenuto di
conoscenza, continuamente rinnovata, e sono inseriti in organizzazioni in grado di rispondere velocemente a
continui cambiamenti.

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La politica e le sette giare

Non parlerò direttamente del Trentino e del suo futuro, come richiederebbe il titolo dell’incontro. Apparentemente non farò proposte concrete, solo perché forse dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che anche il metodo, soprattutto in politica, è a tutti gli effetti sostanza. Farò un passo indietro per provarne a fare due avanti. Abbiamo la necessità – oggi più che mai – di confrontarci sul come fare prima che sul cosa fare. ‎Solo in questa maniera possiamo immaginare di ricreare – in un contesto sociale e culturale tanto sfilacciati – le condizioni sufficienti (e obbligatorie) per lo sviluppo di un’azione politica capace di visioni e progettualità, non arroccata in una dimensione prevalentemente tattica e dai tratti fortemente personalistici. E’ solo così che pensiero e azione (lo slancio ideale e il pragmatismo) non diventano opzioni contrapposte ma attori sinergici del cambiamento, rimanendo altrimenti deboli e parziali se separati uno dall’altro.

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Oltre i 180 secondi

*Corriere del Trentino, 5 dicembre 2014

180 secondi sono un tempo brevissimo, eppure sufficiente per dire alcune cose. Dell'iniziativa proposta da Lorenzo Dellai (il prossimo 6 dicembre, a Trento) è facile elencare i possibili limiti. Questo esercizio lo praticheranno in molti, secondo un copione collaudato. Calata dall'alto, fuori tempo massimo, politicista. Con queste premesse sembrerebbe plausibile aspettarsi gli stessi risultati - non tutti esaltanti - degli ultimi esperimenti che hanno visto protagonista l'ex Presidente della Provincia di Trento. Ma è davvero questo il livello del dibattito al quale vogliamo partecipare e che siamo interessati a sostenere?

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25 maggio, una scelta per essere territoriali ed europei

  • venerdì, 16 maggio 2014

Giuseppe Ferrandi

L'editoriale di domenica di Pierangelo Giovanetti ha puntualmente descritto la posta in gioco del voto europeo del 25 maggio. L’Europa è da potenziare, non da indebolire. L’Europa è da cambiare, non da distruggere. Credo che la possibilità di esprimere il nostro consenso di europei per un candidato Presidente della Commissione europea, con tutto quello che implica riguardo il progetto di Europa e la svolta da imprimere alla politica europea, sia un’opportunità da non lasciarsi fuggire. Purtroppo è nostro costume considerare le elezioni europee esclusivamente un grande sondaggio elettorale: per misurare il vantaggio di Renzi su altri possibili premier, per capire se vince Alfano o Berlusconi, per misurare la forza elettorale del movimento di Grillo. Meno si percepisce l’importanza specifica del voto, più è alto il rischio dell’astensionismo e comunque dell’affermarsi dei vecchi e dei nuovi populismi.

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Un primo bilancio di "Territoriale ed europei"

  • martedì, 6 maggio 2014

Michele Nardelli

Si è conclusa la spring school “Territoriali ed europei”. E credo di poter dire che andata molto bene, per la qualità dei relatori, per l'apporto venuto dagli artisti invitati, per la partecipazione tanto nelle serate pubbl...iche quanto nei momenti formativi in senso stretto, per il clima che ha accompagnato ogni momento di queste quattro giornate. 

Abbiamo iniziato mercoledì con una serata dedicata al rebetiko per raccontare con le immagini e le parole di Andrea Segre e Vinicio Capossela (e l'apporto artistico di Theodora e Maria) come la musica possa diventare la colonna sonora del dolore di un popolo alle prese con gli effetti della crisi, del malgoverno come della cura da cavallo imposta da Bruxelles, ma anche della gestione nonviolenta di un conflitto. Nell'ex convento degli Agostiniani i posti erano esauriti. 

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Eurovisioni

  • mercoledì, 30 aprile 2014

Ugo Morelli

Caro Paul,
ti ricordi? Era l’inizio degli anni sessanta del ventesimo secolo. Ti scrissi allora per invitarti a un dialogo tra ragazzini che, seppur nati in nazioni diverse e con lingue diverse, si ritrovavano a iniziare una nuova vita in una casa comune, la nascente Comunità Economica Europea. Quel compito in classe alle medie inferiori invitava a parlare dell’Europa. Avevamo una carta geografica e i sei colori dei primi sei paesi erano in evidenza. Erano colori diversi e non capivamo bene cosa stesse accadendo. Ci sembrava comunque una bella cosa quella parola, comunità, che inventava una nuova prospettiva e ci invitava ad incontrarci. Avevamo chiesto al nostro professore di storia di prima media inferiore perché ci fosse quell’aggettivo: economica. A qualcuno di noi, e a me fra questi, sembrava una limitazione dopo un’apertura.

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Spring School 2014 / Territoriali ed europei

Scuola di formazione politica “Territoriali ed europei”

Eurovisioni. L'indignazione, il rebetiko e una nuova idea di contratto sociale
L'Europa non è il problema, bensì la chiave per affrontare un nuovo contesto.


Trento - 30 aprile, 1, 2, 3 maggio 2014

Il disegno di un'Europa politica  sta vivendo un forte appannamento. Le sue istituzioni sono viste da molti come un apparato burocratico ed un insieme di regole dettate dai poteri finanziari. Il suo allargamento è stato spesso vissuto dai cittadini dei paesi più forti come un'insidia al proprio status piuttosto che la costruzione di una casa comune. Gli stati nazionali cavalcano l'onda della paura per evitare di cedere verso l'Europa (e verso i territori) quote crescenti di sovranità. La politica si attarda a cercare soluzioni a carattere nazionale, quando invece la cifra dei problemi appare sempre più di natura sovranazionale e territoriale.

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Territoriali ed europei / Eurovisioni

L'Associazione Politica Responsabile organizzerà alla fine di aprile la seconda edizione della scuola di formazione "Territoriali ed europei". Lo farà concentrando la propria attenzione sull'Europa, provando a descriverne un futuro diverso da quello incerto che sembra oggi emergere dal dibattito politico, oltre che nel sentire comune dei cittadini.
Questo momento formativo - e di confronto - è importante perchè il bacino degli euroscettici si è ingrossato a dismisura con l'aumentare delle difficoltà dell'Unione ad assumersi maggiori responsabilità politiche rispetto agli stati nazionali, e perchè - parallelamente - a poco valgono le ricette semplificate degli "eurocompiaciuti" che non sembrano interessati ad apportare modifiche ai meccanismo comunitari, contribuendone all'immobilità e alla fragilità.
"Territoriali ed europei" vuole essere un luogo aperto e partecipato, nel quale tutti si possano trovare a proprio agio portando un contributo alla discussione. Per questo crediamo che anche il sito di Politica Responsabile possa essere in questi mesi catalizzatore di materiali e informazioni utili allo sviluppo di un dibattito ampio e articolato.
Per questo la breve traccia che qui riportiamo rimarrà in prima pagina da qui fino ai giorni della Spring School come spazio utilizzabile da tutti per raccogliere contributi utili. Buona discussione.

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La pratica della memoria

  • lunedì, 27 gennaio 2014

Bruno Dorigatti

La "Giornata della Memoria", che coincide con l'anniversario dell'arrivo delle truppe russe ai cancelli dell'orrore di Auschwitz, non dev'essere solo un rito consuetudinario del ricordo, ma deve assumere la funzione di stimolo ad una riflessione sul presente e sul futuro, capace di tenere salde le radici in un passato che non può mai essere dimenticato.
Da troppo tempo ormai assistiamo in Europa alla ripresa vigorosa di un antisemitismo che pare tagliare trasversalmente le società del vecchio continente: dalle svastiche disegnate negli anni Sessanta sull'appena restaurata Sinagoga di Colonia, alle posizioni xenofobe ed antisemite del Front National di Le Pen in Francia; dal neonazismo di Haider in Austria all'antisemitismo italiano che rivendica le proprie posizioni di destra estremista come "conquista di democrazia e di libertà d'opinione". E così l'antico fiume del rifiuto dell'Altro e della persecuzione sembra bagnare ancora le terre d'Europa, spaventando ed allontanando, anziché spingere all'incontro e al dialogo, e mentre gli opposti si polarizzano, le ombre del passato si fanno via via più inquietanti ed aggressive.

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Meno tasse, basta partiti

  • martedì, 31 dicembre 2013

Ilvo Diamanti

L’Italia: un Paese senza patrie, né grandi né piccole, senza riferimenti comuni e condivisi. Abitato da una società orfana delle istituzioni, ma in movimento continuo e diffuso.
Alla ricerca di comunità, di appigli a cui attaccarsi. Per ora, con scarsi esiti. È il ritratto in chiaroscuro tratteggiato dalla XVI indagine di Demos (per Repubblica), dedicata al “rapporto fra gli Italiani e lo Stato”.
1. Il primo aspetto che emerge, come si è detto, riguarda il distacco profondo dalle istituzioni politiche e di governo. Non è un fatto nuovo, ma colpisce, comunque, per le proporzioni che ha assunto. Lo Stato, le Regioni, i Comuni: le sedi del governo centrale e locale, rispetto a un anno fa, hanno perduto ulteriormente credito. Come il Presidente della Repubblica (quasi 6 punti in meno), che paga il ruolo da protagonista assunto, negli ultimi mesi. E se il Parlamento e gli stessi partiti hanno perduto pochi consensi è solo perché non hanno più molto da perdere, vista la residua dote di fiducia di cui ancora dispongono. Molto al di sotto del 10%.

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Oltre le primarie...

Le primarie del Partito Democratico hanno eletto Matteo Renzi segretario. Per andare oltre il dato emerso dal voto dei gazebo e per discutere di cosa dovrà accadere da oggi in poi partiamo da un contributo offerto da Simone Casalini.

Il caotico iter congressuale del Partito democratico, dimenatosi tra scandali e piccoli escamotage propagandistici, si avvia a conclusione con la catarsi delle primarie. Verrebbe da dire meno male che è finita, se non fosse che stiamo parlando dell’ultimo dei mohicani (partiti) rimasti sulla scena. Lungo il tragitto molti degli equivoci che hanno finora contraddistinto l’ibridismo del Pd sono rimasti insoluti. L’architettura partitica è sospesa in un limbo tra chi teorizza un comitato elettorale (o meglio, una task force per la comunicazione) demandando la rappresentanza a un capitano salazariano e chi indugia sulle grandi costruzioni novecentesche.

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Senza parole

  • domenica, 22 settembre 2013

Michele Nardelli

La presentazione di un libro coraggioso, che si ostina a pensare la politica come qualcosa di alto e nobile. E' quel che avviene a Cognola di Trento sabato pomeriggio. Ne seguiranno altre (Rovereto, Lavis, Cles, Primiero quelle già programmate) per testimoniare come anche in una campagna elettorale lo spessore delle parole possa e debba avere cittadinanza e aiutare la politica.

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Nuovo lessico

  • giovedì, 19 settembre 2013

Tiziana Testa

"È vero, il lavoro vince, ma non stacca le altre opzioni. E in generale c'è una grossa dispersione nelle risposte. Segno che manca un'identità definita". Ilvo Diamanti guarda il risultato del sondaggio sulle parole della sinistra, arrivato ai 65mila voti su Repubblica.it.

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Via catalana: un vicolo cieco?

  • domenica, 15 settembre 2013

Steven Forti

Lo scorso 5 settembre si è celebrata la Festa dell'Autonomia. Un momento importante per il Trentino ed un’iniziativa che dimostra come gli aneliti di autogoverno siano sempre più diffusi in Europa.

Le differenze sono logicamente molte tra un caso e l’altro e sono figlie della storia di ciascun territorio e dei contesti politici, culturali ed economici nei quali tali aneliti si inseriscono. Ciò non toglie, ad ogni modo, che anche quel che succede in altre realtà ci renda partecipi di storie comuni. Del caso catalano, dove l’autogoverno si trasforma direttamente in indipendenza, ne abbiamo parlato in altre occasioni nell’ultimo anno. E vale la pena parlarne ancora.“Dieci anni fa ero federalista. Quello che mi ha fatto dire “è tutto finito” è stato, prima, la seconda legislatura di Aznar, quando ho compreso che l’idea d una “Spagna plurale” era molto difficile da realizzare.

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SMS

  • mercoledì, 11 settembre 2013

Andrea Tomasi

Chiamate sms senza limiti verso tutti. È questa la promozione di una nota società di telefonia mobile. Ma non parlate di sms agli insegnanti! In Trentino la sperimentazione (utilizzando messaggi su cellulare) promossa dalla Provincia per arruolare i docentinon di ruolo (insomma i precari) nelle scuole elementari, medie e superiori non è stato gradito. Per niente.

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