TAG Autonomia

Tornare indietro sulle Comunità un grave errore

L'esito dei referendum per l'accorpamento dei Comuni ci dice molte cose. Chi ha pensato all'accorpamento come l'alternativa alle Comunità di Valle (il Patt, un pezzo rilevante del PD, il centrodestra e la Lega storicamente avversi alle Comunità, ma anche chi li ha sostenuti su questa strada) si è sbagliato di grosso. L'aver in buona sostanza recentemente sterilizzato la legge di riforma dell'assetto istituzionale trentino (la LP 3/2006), tornando indietro rispetto ad una delle scelte più importanti delle ultime legislature per ridisegnare il rapporto fra la PAT e il territorio, è stato un grave errore. La nascita delle Comunità di Valle prevedeva un passaggio di competenze importanti sul piano della programmazione territoriale tanto dalla PAT alle Comunità, quanto dai Comuni alle Comunità.

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Lavoro e innovazione

  • lunedì, 8 dicembre 2014

Franco Ianeselli

Io di mestiere faccio il sindacalista e voglio portarvi la mia esperienza maturata in questi anni così difficili per i
lavoratori. Quello che mi colpisce, osservando il dibattito nazionale sul lavoro, è la difficoltà, da parte di molti attori tra cui in particolare lo stesso sindacato, a comprendere che è in atto una nuova “grande trasformazione”. E' legata a più dimensioni: nelle economie che rispondono alla globalizzazione si stanno creando tanti, nuovi mestieri che fino a
poco tempo non esistevano; questi mestieri diventano di successo quando contengono un alto contenuto di
conoscenza, continuamente rinnovata, e sono inseriti in organizzazioni in grado di rispondere velocemente a
continui cambiamenti.

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Creare luoghi per la politica

  • lunedì, 8 dicembre 2014

Michele Nardelli

Tante persone, a dimostrazione di una forte aspettativa e della preoccupazione per come vanno le cose in Trentino, ma per lo più volti conosciuti. Settantasei interventi, desiderio di ri-prendere la parola, ma anche testimonianza di una solitudine che non sempre aiuta la riflessione. Sguardi diversi che esprimono un sentire coalizionale, ma nella totale assenza di chi – nel Patt come nel PD – pensa di essere autosufficiente. Desiderio di riprendere un cammino originale, ma nella difficoltà di fluidificare percorsi in un corpo collettivo capace di delineare quel cambio di paradigma che la realtà impone... Intorno all'evento, il livore dei chierici. Di chi cioè non ha mai pensato al Trentino come un'anomalia politica.

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La politica e le sette giare

Non parlerò direttamente del Trentino e del suo futuro, come richiederebbe il titolo dell’incontro. Apparentemente non farò proposte concrete, solo perché forse dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che anche il metodo, soprattutto in politica, è a tutti gli effetti sostanza. Farò un passo indietro per provarne a fare due avanti. Abbiamo la necessità – oggi più che mai – di confrontarci sul come fare prima che sul cosa fare. ‎Solo in questa maniera possiamo immaginare di ricreare – in un contesto sociale e culturale tanto sfilacciati – le condizioni sufficienti (e obbligatorie) per lo sviluppo di un’azione politica capace di visioni e progettualità, non arroccata in una dimensione prevalentemente tattica e dai tratti fortemente personalistici. E’ solo così che pensiero e azione (lo slancio ideale e il pragmatismo) non diventano opzioni contrapposte ma attori sinergici del cambiamento, rimanendo altrimenti deboli e parziali se separati uno dall’altro.

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Autonomia come antidoto alla "pianurizzazione"

Territorialità non significa localismo. Il localismo è la degenerazione più pericolosa della territorialità. Quando parlo di localismo parlo di chiusura verso l’esterno, di incapacità di cogliere le opportunità che vengono da fuori. Territorialità è invece la capacità di costruire una proposta politica e di governo adeguata a valorizzare il nostro sistema in chiave globale, partendo dalle risorse e dalle vocazioni del nostro territorio, che deve essere il primo fattore di competitività. Siamo un territorio piccolo, montuoso, verticale. Se non saremo capaci di evitare nel pensiero e nelle pratiche il rischio di una progressiva “pianurizzazione” saremo destinati all’anonimato.

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Oltre i 180 secondi

*Corriere del Trentino, 5 dicembre 2014

180 secondi sono un tempo brevissimo, eppure sufficiente per dire alcune cose. Dell'iniziativa proposta da Lorenzo Dellai (il prossimo 6 dicembre, a Trento) è facile elencare i possibili limiti. Questo esercizio lo praticheranno in molti, secondo un copione collaudato. Calata dall'alto, fuori tempo massimo, politicista. Con queste premesse sembrerebbe plausibile aspettarsi gli stessi risultati - non tutti esaltanti - degli ultimi esperimenti che hanno visto protagonista l'ex Presidente della Provincia di Trento. Ma è davvero questo il livello del dibattito al quale vogliamo partecipare e che siamo interessati a sostenere?

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Eurovisioni

  • mercoledì, 30 aprile 2014

Ugo Morelli

Caro Paul,
ti ricordi? Era l’inizio degli anni sessanta del ventesimo secolo. Ti scrissi allora per invitarti a un dialogo tra ragazzini che, seppur nati in nazioni diverse e con lingue diverse, si ritrovavano a iniziare una nuova vita in una casa comune, la nascente Comunità Economica Europea. Quel compito in classe alle medie inferiori invitava a parlare dell’Europa. Avevamo una carta geografica e i sei colori dei primi sei paesi erano in evidenza. Erano colori diversi e non capivamo bene cosa stesse accadendo. Ci sembrava comunque una bella cosa quella parola, comunità, che inventava una nuova prospettiva e ci invitava ad incontrarci. Avevamo chiesto al nostro professore di storia di prima media inferiore perché ci fosse quell’aggettivo: economica. A qualcuno di noi, e a me fra questi, sembrava una limitazione dopo un’apertura.

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Spring School 2014 / Territoriali ed europei

Scuola di formazione politica “Territoriali ed europei”

Eurovisioni. L'indignazione, il rebetiko e una nuova idea di contratto sociale
L'Europa non è il problema, bensì la chiave per affrontare un nuovo contesto.


Trento - 30 aprile, 1, 2, 3 maggio 2014

Il disegno di un'Europa politica  sta vivendo un forte appannamento. Le sue istituzioni sono viste da molti come un apparato burocratico ed un insieme di regole dettate dai poteri finanziari. Il suo allargamento è stato spesso vissuto dai cittadini dei paesi più forti come un'insidia al proprio status piuttosto che la costruzione di una casa comune. Gli stati nazionali cavalcano l'onda della paura per evitare di cedere verso l'Europa (e verso i territori) quote crescenti di sovranità. La politica si attarda a cercare soluzioni a carattere nazionale, quando invece la cifra dei problemi appare sempre più di natura sovranazionale e territoriale.

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Meno Provincia, meno Comuni

  • sabato, 5 aprile 2014

Alessandro Olivi

Puntuali e ricorrenti sono le riflessioni che il Direttore Giovanetti dedica ai suoi lettorisul tema dell’articolazione dei poteri in Provincia di Trento e sull’esigenza di costruire un rapporto maturo tra il centro e la periferia.
Nei tempi in cui, giustamente, i costi della politica sono all’ordine del giorno delle cronache giornalistiche, mi sembra corretto occuparsi non solo delle situazioni palesi ma rivolgersi anche alle distorsioni provocate dai tentativi di cambiamento del sistema istituzionale nel suo insieme che non hanno esplicato piene potenzialità.
C’è una comune constatazione che tiene insieme il contrastato dibattito di questi anni. Da un lato la presa d’atto dell’eccessiva invadenza dell’ente Provincia, corroborata da un quarantennio di competenze via via avocate dallo Stato e dalla Regione e dall’altro la frammentazione del sistema comunale, sempre più in affanno a reggere la sfida della qualità dei servizi pubblici territoriali.

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Qui Südtirol. Legge elettorale e autocritiche necessarie

  • venerdì, 14 marzo 2014

Ennio Chiodi

Nella memoria collettiva di generazioni di italiani la «Legge truffa» è un provvedimento approvato nel lontano 1953 dalla maggioranza moderata del parlamento guidata dalla Democrazia cristiana di Alcide Degasperi: prevedeva un consistente premio di maggioranza per la coalizione che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti, allo scopo di garantire la governabilità del Paese. La coalizione — di cui faceva parte anche la Sudtiroler Volkspartei — ottenne alle elezioni politiche di quello stesso anno «solo» il 49,8 per cento. Il premio non scattò per un misero 0,2 e la legge fu abrogata qualche mese dopo. 
Una normativa, quella del '53, certamente più democratica e più equa della legge Calderoli, il Porcellum dei giorni nostri — che non prevede alcuna soglia minima di consenso per ottenere uno schiacciante premio di maggioranza — ma contro la quale le opposizioni di destra e di sinistra condussero una durissima opposizione, definendola, appunto «Legge truffa».

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Politica responsabile?

  • sabato, 8 marzo 2014

Marco Brunazzo

Larga parte del discorso con cui Matteo Renzi ha richiesto la fiducia alle Camere è stato dedicato all'Europa. A più riprese, il presidente del Consiglio ha ribadito la necessità che l'Italia non si faccia "dettare la linea dall’Europa", sostenendo che le misure di austerità proposte hanno aggravato la crisi più che contribuire a risolverla. Questi di Renzi sono te- mi che ritornano spesso nel dibattito politico, non solo italiano, e che saranno ancora più frequenti in vista delle elezioni europee del prossimo maggio. Eppure, sono temi a cui occorre guardare con la massima circospezione: Renzi ha ragione solo in parte. Al contempo, e soprattutto, le sue dichiarazioni possono aprire spazi a comportamenti irresponsabili che, se anche sul breve periodo sono elettoralmente redditizi, sul lungo sono semplicemente dannosi.
Dove Renzi ha ragione è che l’austerità da sola non ha aiutato i singoli Paesi e l’Europa a uscire dalla crisi. La situazione della Grecia, ma anche dell’Italia era e rimane così complicata da non poter essere risolta solamente con misure restrittive. Il premier dimentica però di sottolineare due aspetti essenziali, tra loro collegati. Il primo è che non c’è, in Europa, un tiranno cattivo che impone ai cittadini italiani inutili e costosi sacrifici.

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Autonomia fa rima con Europa

  • martedì, 4 marzo 2014

Annibale Salsa

Autonomie regionali ed Europa sono argomenti molto attuali nel dibattito politico italiano. In previsione delle future elezioni europee cresce in Italia - come in Francia, in Olanda, in Danimarca - la diffidenza nei confronti di un progetto che ha fatto sognare la generazione uscita dalle macerie del secondo conflitto mondiale. Una ventata di speranza e di utopia aleggiava, allora, nel vecchio continente. Dobbiamo sottolineare, in proposito, che le utopie aiutano a crescere, a pensare, a guardare avanti. Guai alle società senza utopie, condannate inesorabilmente alla morte civile! Uomini come Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schumann, Jacques Delors erano grandi statisti - una specie ormai in estinzione - proprio per essere stati capaci di tradurre l’utopia in realtà. Per questo, mai come oggi, è di grande ammonimento l’aforisma dello statista trentino. «Il politico guarda alle prossime elezioni,lo statista alle future generazioni». Il pensiero utopico aiuta, infatti, a costruire visioni del mondo, ad uscire creativamente dalla prosa della quotidianità.

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#ugostaisereno

  • giovedì, 20 febbraio 2014

Zenone Sovilla

Ricevuta ieri dal premier incaricato Matteo Renzi, nell'ambito delle consultazioni, la delegazione Svp-Patt ha chiesto continuità con lo schema precedente: sì all'appoggio anche al futuro governo, a patto che venga confermata la disponibilità mostrata dall'esecutivo Letta nei riguardi di Trento e Bolzano.
Dopo l'incontro esplorativo, la delegazione, composta anche dai presidenti delle due Province autonome, Ugo Rossi e Arno Kompatscher, ha manifestato ottimismo in seguito a una serie di "garanzie" fornite dal segretario del Pd. Garanzie sui flussi finanziari, sull'estensione delle competenze, sull'esclusione del Trentino Alto Adige dall'annunciata riforma del Titolo V della Costituzione, sulla permanenza anche nella nuova legge elettorale (il disegno Renzi-Berlusconi) di un regime differenziato nel metodo (uninominale) e nel contenuto, cioè un rapporto collegi-seggi che assicuri a Bolzano la rappresentanza dei gruppi linguistici e a Trento qualcosa in più della della mera proporzione demografica (nell'ipotesi Pd-Fi, altri territori periferici e poco popolosi vengono invece gravemente penalizzati).

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Troppa attenzione sul pilota

  • lunedì, 17 febbraio 2014

Francesco Palermo

Ormai da una trentina d’anni questo Paese è affetto dal morbo della leadership. Il primo a far passare con forza l’idea che le vicende delle istituzioni dipendessero dalla personalità dei leader che prò tempore le occupavano fu senza dubbio Bettino Craxi. Da allora l’evoluzione verso forme di leaderismo è stata costante. Ma paradossalmente la politica non è divenuta né più autoritaria né tanto meno più autorevole. E fatto è che l’immagine del leader, la persona di riferimento, il simbolo su cui caricare ogni aspettativa (e ogni delusione) ha iniziato a divenire il fulcro dello scontro politico. 
Non più democristiani contro comunisti, ma Berlusconi contro Prodi, Renzi contro Grillo e via di seguito. Ormai non c’è partito o movimento che non sia identificato col leader, il cui nome appare molto spesso anche nel simbolo, e questa tendenza sembra ormai irreversibile. Cos’è successo? Non che prima mancassero i leader. C’erano eccome, ed erano più solidi e non meno spietati di quelli di oggi. Ma tra loro e le istituzioni c’erano i partiti.

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Autonomie alpine non per la lingua

  • giovedì, 13 febbraio 2014

Annibale Salsa

La ricerca di capri espiatori nelle situazioni di crisi economica e sociale costituisce una pratica consolidata nella storia dell'umanità. Ho già accennato, in alcuni miei articoli pubblicati sull'Adige, ai frequenti casi di stregoneria attestati lungo tutto l'arco alpino sino alla fine del Settecento. Questo fenomeno, a quei tempi socialmente rilevante, ha attraversato molti secoli di storia delle comunità rurali. Mediante pubbliche segnalazioni riguardo a supposti effetti nocivi per le comunità- avallati dalla legittimazione «scientifica» del Malleus maleficarum («Il martello delle streghe»), manuale pubblicato nell'anno 1487 dai frati predicatori germanici Jakob Kremer e Heinrich Spranger - si venivano ad alimentare forme di psicosi collettiva fra le popolazioni alpine. I processi istruiti a carico di presunte «femmine responsabili delle crisi», sempre supportati dalle confessioni estorte con le torture, finivano per colpire povere donne, tendenzialmente disadattate, non integrate nelle società di villaggio ma in empatica sintonia con i mondi selvatici naturali.

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