TAG Europa

Più soli e pessimisti

  • lunedì, 29 dicembre 2014

Ilvo Diamanti

Un paese spaesato. Senza riferimenti. Frustrato dai problemi economici, dall’inefficienza e dalla corruzione politica. Affaticato. E senza troppe illusioni nel futuro. È l’Italia disegnata dalla XVII indagine su “Gli Italiani e lo Stato”, condotta da Demos (per Repubblica). Pare una replica del Rapporto 2013. Se possibile: peggiorata. Tuttavia, c’è una novità: il senso di solitudine. Perché oggi, molto più che nel passato, anche recente, i cittadini si sentono “soli”. Di fronte allo Stato, alle istituzioni, alla politica. Ma anche nel lavoro. E nella stessa comunità.

1. Soli di fronte allo Stato. Valutato con fiducia dal 15% dei cittadini. Metà, rispetto al 2010, 4 punti meno di un anno fa. Un livello basso, ma non molto diverso, ormai, rispetto agli altri governi territoriali. Perché meno del 20% dei cittadini si fida delle Regioni e meno del 30% dei Comuni. Insomma siamo un Paese senza Stato, secondo le tradizioni. Ma abbiamo perduto anche il territorio. Mentre l’Europa appare sempre più lontana, visto che poco più di un italiano su quattro crede nella UE.

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25 maggio, una scelta per essere territoriali ed europei

  • venerdì, 16 maggio 2014

Giuseppe Ferrandi

L'editoriale di domenica di Pierangelo Giovanetti ha puntualmente descritto la posta in gioco del voto europeo del 25 maggio. L’Europa è da potenziare, non da indebolire. L’Europa è da cambiare, non da distruggere. Credo che la possibilità di esprimere il nostro consenso di europei per un candidato Presidente della Commissione europea, con tutto quello che implica riguardo il progetto di Europa e la svolta da imprimere alla politica europea, sia un’opportunità da non lasciarsi fuggire. Purtroppo è nostro costume considerare le elezioni europee esclusivamente un grande sondaggio elettorale: per misurare il vantaggio di Renzi su altri possibili premier, per capire se vince Alfano o Berlusconi, per misurare la forza elettorale del movimento di Grillo. Meno si percepisce l’importanza specifica del voto, più è alto il rischio dell’astensionismo e comunque dell’affermarsi dei vecchi e dei nuovi populismi.

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John Locke e David Hume si contendono l’Unione

  • venerdì, 16 maggio 2014

Ian Buruma


Stando agli ultimi sondaggi nelle elezioni europee di fine mese cresceranno molto i partiti populisti di destra, accomunati tra loro dall’avversione per l’Unione Europea, e vedranno affermarsi in particolare il Fronte nazionale francese, il Partito per la libertà dei Paesi Bassi e l’Ukip britannico. Anche se la destra euroscettica non otterrà la maggioranza dei seggi del nuovo Parlamento, la sua forza collettiva indebolisce la causa dell’unità europea. Come mai un progetto nato tra tante speranze all’indomani della Seconda guerra mondiale oggi incontra una simile resistenza?
Il successo del populismo di destra in Europa non rappresenta solo una reazione alla Ue, ma si inserisce in un’ondata di proteste contro le élite della sinistra liberal, considerate responsabili di molte fonti di inquietudine: l’immigrazione, l’incertezza dell’economia, l’estremismo islamico e, naturalmente, la presunta egemonia dell’“eurocrazia” a Bruxelles.

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Abbiamo chiuso il sogno in un bunker

  • venerdì, 9 maggio 2014

Saskia Sassen

Il nostro mondo, preda di ingiustizie e conflitti, ha bisogno dell’Europa. Ma dell’Europa come era stata pensata, e cioè basata su un forte contratto sociale che ambisce alla giustizia collettiva e a proteggere gli svantaggiati; dell’Europa che per gestire i conflitti internazionali ricorre alla diplomazia e alla legalità, e non alla forza degli eserciti; dell’Europa che lavora con l’ambiente, e non contro l’ambiente, dimostrando così di essere più avanzata di buona parte del pianeta.
Questa Europa ideale, però, è venuta meno e nel corso degli ultimi anni ha preso alcune decisioni che l’hanno allontanata da ciò che doveva essere. Il regresso è evidente in molti ambiti, perfino in quei settori economici che quasi per definizione sono un po’ “predatori” e che dunque negli anni potrebbero aver tratto vantaggio, come le grandi banche europee.

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L’Europa svilita da populismi e nazionalismi

  • venerdì, 9 maggio 2014

Nadia Urbinati

Nell'editoriale di domenica, Eugenio Scalfari commentava la riflessione di Michael Walzer sulla preoccupante discordia tra i diritti dell’uomo e i diritti del cittadino. L’Europa geo-politica riflette questa discordia, spaccata a metà anch’essa: ad est, città e nazioni che ridiventano teatro di battaglie etniche, fulminee annessioni imperiali di stati sovrani, e pratica ordinaria della forza e della minaccia della guerra; ad ovest, un’unione di stati democratici che appare sempre meno convinta di sé, divisa tra la difesa di una politica della cooperazione e dei diritti e la proclamazione della centralità degli interessi nazionali. La crisi economica rallenta lo spirito unitario e gonfia i protagonismi nazionalistici, armando movimenti neo-fascisti e propaganda populista. La regressione nazionalista che l’argomento della crisi sembra giustificare (purtroppo non solo a destra) è un segno esplicito di questa discordia tra diritti umani universali e diritti politici di cittadinanza.

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L'Europa al bivio

  • venerdì, 9 maggio 2014

Andrea Manzella

Le istituzioni non sono "cose che si mangiano", certo. Ma solo con istituzioni efficaci si possono impostare politiche che facciano "mangiare". Negli ultimi cinque tempestosi anni le istituzioni dell'Unione europea sono materialmente cambiate nelle loro funzioni. La forma è rimasta quella raccontata nei Trattati: le loro azioni e interazioni non sono più quelle di prima. Questi diversi strumenti di governo possono dar vita a politiche economiche e sociali al di là della scelta unica della austerità fiscale? Questa è la scommessa di chi vede ancora nell'Unione multistatale il solo ordinamento giuridico strutturato al mondo che possa porsi come scudo e filtro agli effetti perversi della globalizzazione. Il solo ordinamento, insomma, che possa accampare una vera "sovranità" di fronte a quella rivoluzione caotica, povera di regole e di diritti e senza storia. Una sovranità sovranazionale per riportare la politica al centro delle decisioni sul modo di vivere e d'essere delle persone nel territorio.

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Un primo bilancio di "Territoriale ed europei"

  • martedì, 6 maggio 2014

Michele Nardelli

Si è conclusa la spring school “Territoriali ed europei”. E credo di poter dire che andata molto bene, per la qualità dei relatori, per l'apporto venuto dagli artisti invitati, per la partecipazione tanto nelle serate pubbl...iche quanto nei momenti formativi in senso stretto, per il clima che ha accompagnato ogni momento di queste quattro giornate. 

Abbiamo iniziato mercoledì con una serata dedicata al rebetiko per raccontare con le immagini e le parole di Andrea Segre e Vinicio Capossela (e l'apporto artistico di Theodora e Maria) come la musica possa diventare la colonna sonora del dolore di un popolo alle prese con gli effetti della crisi, del malgoverno come della cura da cavallo imposta da Bruxelles, ma anche della gestione nonviolenta di un conflitto. Nell'ex convento degli Agostiniani i posti erano esauriti. 

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Un'onda nera

  • martedì, 6 maggio 2014

Riccardo Brizzi

Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro dell'estrema destra, rinvigorito dai successi del Front national alle amministrative francesi, ma non solo. Per rendersi conto del vento che tira basta ricordare come in occasione delle prime elezioni europee a suffragio diretto, svoltesi nel giugno 1979, un solo partito di estrema destra era riuscito a conquistare una – modesta – rappresentanza parlamentare: era il Movimento sociale italiano, che nell’emiciclo di Strasburgo poteva contare su 4 deputati.

A 35 anni di distanza il quadro appare profondamente mutato. All’interno dell’Europarlamento in scadenza siede un gruppo apertamente eurofobo, Europa della libertà e della democrazia, che conta 32 deputati provenienti da 10 Paesi. Più in generale l’estrema destra negli ultimi mesi sembra in ascesa all’interno di svariate arene nazionali. Nell’autunno 2013 le legislative in Austria hanno visto la forte avanzata del FPÖ (21,4%),  mentre in Norvegia (che pure non fa parte dell’Ue) il Partito del progresso è entrato nella coalizione di governo con i conservatori.

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Eurovisioni

  • mercoledì, 30 aprile 2014

Ugo Morelli

Caro Paul,
ti ricordi? Era l’inizio degli anni sessanta del ventesimo secolo. Ti scrissi allora per invitarti a un dialogo tra ragazzini che, seppur nati in nazioni diverse e con lingue diverse, si ritrovavano a iniziare una nuova vita in una casa comune, la nascente Comunità Economica Europea. Quel compito in classe alle medie inferiori invitava a parlare dell’Europa. Avevamo una carta geografica e i sei colori dei primi sei paesi erano in evidenza. Erano colori diversi e non capivamo bene cosa stesse accadendo. Ci sembrava comunque una bella cosa quella parola, comunità, che inventava una nuova prospettiva e ci invitava ad incontrarci. Avevamo chiesto al nostro professore di storia di prima media inferiore perché ci fosse quell’aggettivo: economica. A qualcuno di noi, e a me fra questi, sembrava una limitazione dopo un’apertura.

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Spring School 2014 / Territoriali ed europei

Scuola di formazione politica “Territoriali ed europei”

Eurovisioni. L'indignazione, il rebetiko e una nuova idea di contratto sociale
L'Europa non è il problema, bensì la chiave per affrontare un nuovo contesto.


Trento - 30 aprile, 1, 2, 3 maggio 2014

Il disegno di un'Europa politica  sta vivendo un forte appannamento. Le sue istituzioni sono viste da molti come un apparato burocratico ed un insieme di regole dettate dai poteri finanziari. Il suo allargamento è stato spesso vissuto dai cittadini dei paesi più forti come un'insidia al proprio status piuttosto che la costruzione di una casa comune. Gli stati nazionali cavalcano l'onda della paura per evitare di cedere verso l'Europa (e verso i territori) quote crescenti di sovranità. La politica si attarda a cercare soluzioni a carattere nazionale, quando invece la cifra dei problemi appare sempre più di natura sovranazionale e territoriale.

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Crisi ucraina e limiti della politica

  • venerdì, 4 aprile 2014

Francesco Palermo

Il referendum con cui la Crimea ha dichiarato la propria volontà di aderire alla Federazione russa è illegittimo sotto il profilo del diritto internazionale e del diritto ucraino. Tuttavia non può dimenticarsi che, dopo averle garantito – su pressione internazionale – un’ampia autonomia nei primi anni ’90, il governo di Kiev ha fatto pochissimi passi concreti per la penisola e per le popolazioni che vi sono stanziate, in particolare la minoranza tatara e altre più piccole come i caraimi e i crimciacchi.
Come spesso accade, ci si accorge di qualcosa quando la si è persa. Così, nei quindici giorni successivi al referendum, il nuovo governo ucraino ha assunto più provvedimenti di quanti ne siano stati adottati nei vent’anni precedenti.

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I palazzi della politica si riprendano il potere

  • domenica, 30 marzo 2014

Zygmunt Bauman

Noi europei del Ventesimo secolo ci troviamo sospesi tra un passato pieno di orrori e un futuro distante pieno di rischi. Non possiamo sapere cosa ci aspetterà in futuro. A oggi ogni soluzione che concordiamo di fronte al succedersi di sfide e dissensi emana un’aria di temporaneità. Sembra essere, e il più delle volte dimostra infatti di essere, valida «sino a nuova comunicazione», con una clausola ad hoc che ne rende possibile la revoca, così come ad hoc sono le nostre divisioni e coalizioni, fragili e incerte. Su Le Monde del due febbraio scorso Nicolas Truong, riferendosi ai concetti espressi ripetutamente da Daniel Cohn-Bendit e Alain Finkielkraut, ha delineato due opposti scenari per il futuro della nostra convivenza, di noi europei.

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Che cos'è un popolo?

  • martedì, 25 marzo 2014

Roberto Esposito

Alla base delle difficoltà a definire il popolo, c’è un’antinomia che lo caratterizza da sempre. Esso contiene al proprio interno due poli non sovrapponibili, e anzi per certi versi contrastanti - da un lato la totalità degli individui di un organismo politico e dall’altro la sua parte esclusa. Questo secondo elemento - espresso soprattutto nell’aggettivo “popolare” - non soltanto non coincide col primo, col popolo titolare della sovranità, ma ne costituisce una potenziale minaccia interna. Come è stato ricordato anche da Agamben (Che cos’è un popolo, in Mezzi senza fine, Bollati), tale dialettica non riguarda solo le nostre democrazie, ma coinvolge fin dall’origine le istituzioni occidentali.
Se in Grecia il demos indica al medesimo tempo l’insieme dei cittadini dotati di diritti politici e i ceti più bassi della scala sociale, a Roma la stessa dialettica è riconoscibile nel rapporto tra populus e plebs - dove questa è contemporaneamente parte e resto escluso del primo. Machiavelli spesso non distingue tra popolo e moltitudine, mentre Hobbes li contrappone: a differenza della moltitudine, un popolo è tale solo quando è unificato da un sovrano.

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L'Europa al tempo dell'impopolarità

  • venerdì, 14 marzo 2014

Ilvo Diamanti

Beppe Grillo ha incitato a recuperare «l'identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle Due Sicilie». Perché l’Italia sarebbe solo un’arlecchinata di popoli, lingue e tradizioni. In altri termini: non esiste. Solo la Lega, fino ad oggi, si era spinta a tanto. E non a caso Matteo Salvini ha sottoscritto entusiasticamente queste affermazioni. Ma a Grillo la Lega non interessa.
E, IN fondo, non gli interessano neppure i suoi voti, visto che, in larga misura, li ha già intercettati alle elezioni dell’anno scorso. A Grillo e al suo ideologo, Gianroberto Casaleggio, interessa, piuttosto, avviare la campagna anti-europea in vista delle prossime elezioni di fine maggio. D’altronde, il legame fra il progetto anti-europeo e quello macro-federalista, spinto all’estremo, nella percezione sociale, è molto stretto.
La componente di chi ritiene che «Nord e Sud sono troppo diversi e dovrebbero andare da soli», infatti, cresce in base alla fiducia nella Ue. Nel passaggio fra il livello minore e maggiore di fiducia, raddoppia: dall’8% al 16% (sondaggio Demos, ottobre 2013).

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Politica responsabile?

  • sabato, 8 marzo 2014

Marco Brunazzo

Larga parte del discorso con cui Matteo Renzi ha richiesto la fiducia alle Camere è stato dedicato all'Europa. A più riprese, il presidente del Consiglio ha ribadito la necessità che l'Italia non si faccia "dettare la linea dall’Europa", sostenendo che le misure di austerità proposte hanno aggravato la crisi più che contribuire a risolverla. Questi di Renzi sono te- mi che ritornano spesso nel dibattito politico, non solo italiano, e che saranno ancora più frequenti in vista delle elezioni europee del prossimo maggio. Eppure, sono temi a cui occorre guardare con la massima circospezione: Renzi ha ragione solo in parte. Al contempo, e soprattutto, le sue dichiarazioni possono aprire spazi a comportamenti irresponsabili che, se anche sul breve periodo sono elettoralmente redditizi, sul lungo sono semplicemente dannosi.
Dove Renzi ha ragione è che l’austerità da sola non ha aiutato i singoli Paesi e l’Europa a uscire dalla crisi. La situazione della Grecia, ma anche dell’Italia era e rimane così complicata da non poter essere risolta solamente con misure restrittive. Il premier dimentica però di sottolineare due aspetti essenziali, tra loro collegati. Il primo è che non c’è, in Europa, un tiranno cattivo che impone ai cittadini italiani inutili e costosi sacrifici.

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