TAG Editoriali

Tornare ad essere laboratorio politico

Faccio fatica a riconoscermi nella politica che c'è. Abbiamo provato in questi anni a sparigliare le carte nell'obiettivo di dar vita a nuove sintesi politico culturali, dovendoci al fine arrendere di fronte alle derive di una politica che ha pensato al cambiamento più come accettazione dell'ineluttabilità di un mondo segnato dalla diseguaglianza e dal potere del più forte piuttosto che nella ricerca di nuove strade di liberazione umana. Altri ci provano ancora, malgrado tutto, per non lasciare il campo libero a tali derive. Per chi come me l'impegno politico ha rappresentato una ragione di vita non è facile alzare bandiera bianca. Qualcuno, a dispetto delle stagioni delle nostre stesse esistenze, mi sprona nel ricominciare, anche in relazione alla rapida metamorfosi di quella sperimentazione che solo qualche anno fa, in uno dei miei interventi sulla legge finanziaria, avevo definito come “anomalia politica trentina”.

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180 secondi. Le tue idee per il Trentino.

180 secondi
Riconoscere il carattere di straordinarietà dell’Autonomia trentina e saperlo alimentare attraverso un esercizio non ordinario della politica (senza buona politica, l'Autonomia diventa un giogo) e della cittadinanza, oltre i rischi contrapposti del localismo e della verticalizzazione.
Assumere questa prospettiva per andare oltre le difficoltà di un presente che sembra incapace di generare futuro. Dare senso alle sfide della grande metamorfosi provocata dalla crisi, che ci costringe a riscrivere i tradizionali codici economici, sociali e culturali.

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Ascoltate chi sta sul campo

  • giovedì, 4 dicembre 2014

Giuseppe De Rita

Forse è un falso allarme. Ma le ultime settimane, coronate da un forte quanto inatteso assenteismo elettorale, hanno rimesso in discussione l’ambizioso disegno di disintermediare il rapporto fra politica di vertice e singoli cittadini attraverso la delegittimazione delle varie sedi intermedie di confronto e di mediazione. C’erano, ci sono state, tutte le condizioni per l’affermarsi di tale disegno: l’indicazione di un indiscutibile primato della politica; una forte leadership verticistica; una sua crescente empatia consensuale; una conseguente chiara volontà di rivolgersi direttamente ai cittadini; una notevole disponibilità di strumenti di convincimento collettivo (dalle conferenze stampa alle slides e ai tweet).

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Coniughiamo dimensione e aspirazione

  • giovedì, 4 dicembre 2014

Alessio Manica

Ha ragione Lorenzo Dellai quando parla della necessità di aprire una riflessione ampia sul futuro del Trentino. Ne parliamo in tanti, e sicuramente da parecchio tempo, ormai da anni e a questo punto credo proprio sia giunto il momento di passare ai fatti, aprendo una riflessione ampia e partecipata sul futuro del Trentino e dell’Autonomia, dalla quale derivare un progetto politico e di governo capace di aggregare trasversalmente chi ha cuore il futuro nostro e del nostro territorio. Non possiamo negare che se un’anomalia trentina c’è stata, con riferimento alla lunga stagione in cui la nostra Provincia è riuscita ad essere laboratorio politico ed amministrativo innovativo, questa si è un po’ persa negli ultimi anni.

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Oltre i 180 secondi

*Corriere del Trentino, 5 dicembre 2014

180 secondi sono un tempo brevissimo, eppure sufficiente per dire alcune cose. Dell'iniziativa proposta da Lorenzo Dellai (il prossimo 6 dicembre, a Trento) è facile elencare i possibili limiti. Questo esercizio lo praticheranno in molti, secondo un copione collaudato. Calata dall'alto, fuori tempo massimo, politicista. Con queste premesse sembrerebbe plausibile aspettarsi gli stessi risultati - non tutti esaltanti - degli ultimi esperimenti che hanno visto protagonista l'ex Presidente della Provincia di Trento. Ma è davvero questo il livello del dibattito al quale vogliamo partecipare e che siamo interessati a sostenere?

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I palazzi della politica si riprendano il potere

  • domenica, 30 marzo 2014

Zygmunt Bauman

Noi europei del Ventesimo secolo ci troviamo sospesi tra un passato pieno di orrori e un futuro distante pieno di rischi. Non possiamo sapere cosa ci aspetterà in futuro. A oggi ogni soluzione che concordiamo di fronte al succedersi di sfide e dissensi emana un’aria di temporaneità. Sembra essere, e il più delle volte dimostra infatti di essere, valida «sino a nuova comunicazione», con una clausola ad hoc che ne rende possibile la revoca, così come ad hoc sono le nostre divisioni e coalizioni, fragili e incerte. Su Le Monde del due febbraio scorso Nicolas Truong, riferendosi ai concetti espressi ripetutamente da Daniel Cohn-Bendit e Alain Finkielkraut, ha delineato due opposti scenari per il futuro della nostra convivenza, di noi europei.

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Che cos'è un popolo?

  • martedì, 25 marzo 2014

Roberto Esposito

Alla base delle difficoltà a definire il popolo, c’è un’antinomia che lo caratterizza da sempre. Esso contiene al proprio interno due poli non sovrapponibili, e anzi per certi versi contrastanti - da un lato la totalità degli individui di un organismo politico e dall’altro la sua parte esclusa. Questo secondo elemento - espresso soprattutto nell’aggettivo “popolare” - non soltanto non coincide col primo, col popolo titolare della sovranità, ma ne costituisce una potenziale minaccia interna. Come è stato ricordato anche da Agamben (Che cos’è un popolo, in Mezzi senza fine, Bollati), tale dialettica non riguarda solo le nostre democrazie, ma coinvolge fin dall’origine le istituzioni occidentali.
Se in Grecia il demos indica al medesimo tempo l’insieme dei cittadini dotati di diritti politici e i ceti più bassi della scala sociale, a Roma la stessa dialettica è riconoscibile nel rapporto tra populus e plebs - dove questa è contemporaneamente parte e resto escluso del primo. Machiavelli spesso non distingue tra popolo e moltitudine, mentre Hobbes li contrappone: a differenza della moltitudine, un popolo è tale solo quando è unificato da un sovrano.

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La bellezza: attenzione alla retorica

  • martedì, 25 marzo 2014

Ugo Morelli

Non so a voi, ma a me questa indigestione di “bellezza” suscita allo stesso tempo un senso di nausea e non pochi interrogativi. Stiamo tirando il concetto da ogni lato, come accade anche in questi giorni in Trentino e in Alto Adige, e l’impressione che emerge è che non si sappia più di cosa si stia parlando. Se la bellezza doveva e dovrebbe salvare il mondo, varrebbe la pena chiedersi perlomeno qual era la domanda. E invece no. Dal malinteso clamoroso, da parte dei più, sul significato del titolo del film di Sorrentino, “La grande bellezza”, che ha vinto l’Oscar come miglior film straniero, all’affermazione di Agnes Heller a Bolzano, secondo la quale “la bellezza dona amore e salvezza”, più che altro pare pervasiva la confusione. Non si capisce, ad esempio, come nel film di Sorrentino la crudezza e l’ironia dei contenuti possano aver autorizzato a pensare alla positività del concetto contenuto nel titolo. Così come non è facile uscire da una sensazione di mieloso moralismo di fronte alle affermazioni di Heller o alle generiche considerazioni di Bauman su una presunta “liquidità”, usata in tutte le salse, in un tempo che mostra un volto che più duro non potrebbe essere in molti campi della nostra vita.

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Qualità del paesaggio e filiere produttive

Pubblichiamo l'introduzione dell'interessante documento redatto da Sergio Remi (consulente per Trentino Sviluppo) sul tema dello sviluppo territoriale. Crediamo possa essere un ottimo contributo dal quale iniziare una riflessione sulle future prospettive economiche - e non solo - del Trentino. L'intero materiale è scaricabile accedendo al link inserito alla fine dell'articolo.

Trentino Sviluppo, su mandato dell’Assessorato all’urbanistica della PAT, sta accompagnando il processo di formazione dei piani territoriali in diverse Comunità di valle. L’attività d’inchiesta territoriale e d’animazione socio-economica a supporto della programmazione è partita da alcune considerazioni.

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Territoriali ed europei / Eurovisioni

L'Associazione Politica Responsabile organizzerà alla fine di aprile la seconda edizione della scuola di formazione "Territoriali ed europei". Lo farà concentrando la propria attenzione sull'Europa, provando a descriverne un futuro diverso da quello incerto che sembra oggi emergere dal dibattito politico, oltre che nel sentire comune dei cittadini.
Questo momento formativo - e di confronto - è importante perchè il bacino degli euroscettici si è ingrossato a dismisura con l'aumentare delle difficoltà dell'Unione ad assumersi maggiori responsabilità politiche rispetto agli stati nazionali, e perchè - parallelamente - a poco valgono le ricette semplificate degli "eurocompiaciuti" che non sembrano interessati ad apportare modifiche ai meccanismo comunitari, contribuendone all'immobilità e alla fragilità.
"Territoriali ed europei" vuole essere un luogo aperto e partecipato, nel quale tutti si possano trovare a proprio agio portando un contributo alla discussione. Per questo crediamo che anche il sito di Politica Responsabile possa essere in questi mesi catalizzatore di materiali e informazioni utili allo sviluppo di un dibattito ampio e articolato.
Per questo la breve traccia che qui riportiamo rimarrà in prima pagina da qui fino ai giorni della Spring School come spazio utilizzabile da tutti per raccogliere contributi utili. Buona discussione.

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Appelli per l'Europa

  • martedì, 31 dicembre 2013

Michele Salvati

Poco prima di Natale, sul Manifesto del 22 dicembre, quindici noti intellettuali hanno firmato un appello dal titolo «Urgente per l’Europa», il cui messaggio centrale è questo: «È urgente un’inversione di tendenza (delle politiche nazionali ed europee) che affidi alle istituzioni politiche… il compito di realizzare politiche espansive e alla Banca centrale europea una funzione prioritaria di stimolo alla crescita». Perché urgente? Perché — si legge nell’appello — la crisi provoca disoccupazione e povertà di massa, distrugge lo stato sociale, smantella i diritti dei lavoratori, compromette il futuro delle giovani generazioni, mina alle fondamenta le Costituzioni democratiche nate nel dopoguerra, alimenta rigurgiti nazionalisti e neofascisti, produce una generale regressione intellettuale e morale.

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Occupazioni

  • martedì, 17 dicembre 2013

Bruno Sanguanini

Venerdì mattina, dopo aver letto le cronache locali sull’occupazione da parte dei giovani del T.A.Z. (Temporary Autonomous Zone) dell’ex-mensa universitaria posta nel giardinetto del Centro Culturale S.Chiara a Trento, ancora di proprietà del Comune, sono andato in visita. A titolo di sociologo e di reporter: quindi non per curiosare o solidarizzare con i giovani. Bensì per avvisare gli occupanti di non danneggiare le opere d’arte colà custodite come arredamento artistico. I due giovani occupanti che mi hanno invitato ad entrare mi hanno detto che non ne sapevano nulla e che, comunque, loro non hanno toccato nulla. Io ci credo. Intanto, che cosa ho scoperto?
I giovani mi hanno fatto da guida: sempre con cortesia. Pur disapprovando in cuor mio la non legalità dell’occupazione fisica della struttura, non ne ho fatto parola.

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Fare città

Un mese fa sostenevo sul "Corriere del Trentino” la necessità di inventarci una nuova urbanistica che ci dia strumenti per resistere ad una crisi economica devastante. Un’urbanistica che non crei solo problemi come ora, ma che trovi soluzioni, che non blocchi la città con i suoi piani di piombo ma che svolga il suo compito principale cioè quello di “fare città”. E proponevo la convocazione, su questi temi, degli “stati generali della città” come momento di analisi ed elaborazione di una nuova strategia urbanistica condivisa. Mi riferisco ovviamente alla città di Trento la cui crisi è innanzitutto una crisi di decisioni, un’incapacità decisionale di cui la vicenda della biblioteca universitaria è solo la punta dell’iceberg. Cerco qui di approfondire questa proposta.

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Oltre le primarie...

Le primarie del Partito Democratico hanno eletto Matteo Renzi segretario. Per andare oltre il dato emerso dal voto dei gazebo e per discutere di cosa dovrà accadere da oggi in poi partiamo da un contributo offerto da Simone Casalini.

Il caotico iter congressuale del Partito democratico, dimenatosi tra scandali e piccoli escamotage propagandistici, si avvia a conclusione con la catarsi delle primarie. Verrebbe da dire meno male che è finita, se non fosse che stiamo parlando dell’ultimo dei mohicani (partiti) rimasti sulla scena. Lungo il tragitto molti degli equivoci che hanno finora contraddistinto l’ibridismo del Pd sono rimasti insoluti. L’architettura partitica è sospesa in un limbo tra chi teorizza un comitato elettorale (o meglio, una task force per la comunicazione) demandando la rappresentanza a un capitano salazariano e chi indugia sulle grandi costruzioni novecentesche.

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Cultura

culturaQuest'estate abbiamo attraversato l'Italia per arrivare in Sicilia. Il nostro obiettivo era quello di conoscere da vicino due teatri occupati siciliani, il Teatro Coppola Occupato di Catania e il Teatro Garibaldi Aperto di Palermo, che fanno parte della rete variegata di spazi culturali autogestiti che sono stati aperti in questi ultimi due anni in tutta Italia.  
Il Teatro Valle Occupato a Roma nel giugno 2011 ha dato una visibilità nazionale a questo movimento che è fatto di tante realtà diverse disseminate nella penisola: Sale Docs a Venezia, Macao a Milano, La Balena a Napoli, solo per citarne alcuni. Ognuna di queste realtà ha una storia particolare legata al contesto territoriale in cui è nata e alla storia delle persone che l'hanno generata, ma tutte hanno in comune l'esigenza di riportare al centro del discorso pubblico il tema della cultura attraverso la sperimentazione di nuove pratiche di partecipazione e autogoverno dal basso.
Il disagio rispetto all'esistente, nei confronti di un sistema culturale schiacciato su una prospettiva esclusivamente economica e privo di inventiva e coraggio; questo disagio ha messo in moto centinaia di persone alla ricerca di un nuovo mondo possibile.
Abbiamo voluto avvicinarci a questo magma di esperienze ed energie perché abbiamo percepito che qui si gioca una sfida importante del presente, un prezioso sforzo di immaginazione collettiva di cui è così povero il nostro tempo.

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