Pensieri del giorno

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Il Trentino, l'Italia, l'Europa

  • sabato, 1 febbraio 2014

Alberto Faustini

«Sto benissimo. Ma sa cosa vuol dire benissimo? Benissimo». Inizia così, la conversazione con il presidente Prodi: il professore ha da poco terminato la sua corsa mattutina («Otto chilometri, perché d’inverno mi piace di più correre; poi tornerò in sella alla mia bici») e s’appresta a partire per l’Africa. Tornerà giusto in tempo per fare un salto nella “sua” Trento. Per parlare di Mondo globalizzato. E per rispondere alla domanda che in molti si pongono: c’è spazio per l’Italia, in questo mondo globalizzato?

Partiamo dai giovani che incontrerà martedì all’Università di Trento.
Il mio compito è quello di descrivere i cambiamenti che ci sono nel mondo, tentando ci capire come dobbiamo cambiare noi.

Prima regola?
Sprovincializzarsi. Specializzarsi il più possibile. Ma non nelle cose generiche. Nei ruoli oggi necessari. Serve una preparazione tecnica molto intensa. E si deve considerare l’Europa come il quartiere nel quale si vive.

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La pratica della memoria

  • lunedì, 27 gennaio 2014

Bruno Dorigatti

La "Giornata della Memoria", che coincide con l'anniversario dell'arrivo delle truppe russe ai cancelli dell'orrore di Auschwitz, non dev'essere solo un rito consuetudinario del ricordo, ma deve assumere la funzione di stimolo ad una riflessione sul presente e sul futuro, capace di tenere salde le radici in un passato che non può mai essere dimenticato.
Da troppo tempo ormai assistiamo in Europa alla ripresa vigorosa di un antisemitismo che pare tagliare trasversalmente le società del vecchio continente: dalle svastiche disegnate negli anni Sessanta sull'appena restaurata Sinagoga di Colonia, alle posizioni xenofobe ed antisemite del Front National di Le Pen in Francia; dal neonazismo di Haider in Austria all'antisemitismo italiano che rivendica le proprie posizioni di destra estremista come "conquista di democrazia e di libertà d'opinione". E così l'antico fiume del rifiuto dell'Altro e della persecuzione sembra bagnare ancora le terre d'Europa, spaventando ed allontanando, anziché spingere all'incontro e al dialogo, e mentre gli opposti si polarizzano, le ombre del passato si fanno via via più inquietanti ed aggressive.

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Memoria e presente

  • lunedì, 27 gennaio 2014

Ugo Morelli

Che cosa vuol dire ricordare? Non è facile rispondere a questa domanda. Per noi esseri umani la memoria non è un deposito immobile al quale attingere trovando stipati i ricordi intatti, così come li avevamo deposti. Noi riattiviamo continuamente la memoria e la riscriviamo attraverso le nostre narrazioni nel corso del tempo. Possiamo rimuovere parte della nostra esperienza vissuta fino a seppellirla così in fondo da negare che sia mai esistita. Possiamo, attraverso la narrazione a noi stessi e agli altri, ridisegnare e trasformare le memorie di esperienze vissute fino a farle apparire sostanzialmente diverse da quelle che effettivamente furono quando le vivemmo. Sia la rimozione che la ridefinizione della memoria declinata al presente, si combinano con la ritualizzazione dei processi del ricordare, con la predominanza degli aspetti celebrativi della memoria, fino a rischiare di svuotare di senso eventi fondamentali e di produrre processi di deresponsabilizzazione.

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Progetti e processi

  • giovedì, 23 gennaio 2014

Federico Zappini

“L’architettura della partecipazione” è il titolo di un libricino, ripubblicato di recente, che raccoglie un importante intervento dell’architetto Giancarlo De Carlo, datato 1969. In queste pagine – che lette oggi sanno di profezia inascoltata – viene descritto un approccio incredibilmente moderno al ruolo dell’architettura (e dell’urbanistica) in relazione alla vita e alla trasformazione delle città. Non solo. Se non lo si ritiene esclusivamente un testo per addetti ai lavori, ci si accorge che le parole che De Carlo usa per dipingere la figura del progettista dovrebbero essere quelle che caratterizzano l’azione della politica, in ogni campo.Coraggio, ascolto, spirito critico, contaminazione, condivisione, rifiuto dell’autosufficienza, multidisciplinarietà, orizzontalità. Tutte caratteristiche di una partecipazione per nulla di maniera, ma reale e praticata. De Carlo antepone in questo modo il processo al progetto, si interessa di come i cambiamenti avvengono dentro la città e in che modo possa sentirsi coinvolto in essi il maggior numero possibile di soggetti. Ci tornerò tra poco, parlando della città di Trento.

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La democrazia non si taglia

  • giovedì, 23 gennaio 2014

Nadia Urbinati

«Via i Senatori, un miliardo di tagli alla politica». Con questo argomento Renzi giustifica la sua proposta di riforme costituzionali a complemento della riforma elettorale; per entrambe scopre di avere una «profonda sintonia» con l’ex senatore Berlusconi. Alle critiche rivolte da più parti per l’incontro che ha messo in luce questa sintonia, vorrei proporne un’altra sull’argomento che motiva la riforma. L’argomentazione è pessima perché le istituzioni si dovrebbero riformare per ragioni politiche, non perché sono costose. La democrazia non è costosa: essa esiste o non esiste.
E per esistere, poiché coloro che praticano la democrazia sono ordinari cittadini che vivono del loro lavoro, deve mettere in conto di usare i soldi pubblici per far fronte alle sue spese di funzionamento. La politica è un bene pubblico che si autoalimenta con i soldi dei suoi cittadini. Non c’è spreco in questo. Se ci sono sprechi (e ce ne sono certamente), questi devono essere cancellati, eliminando i comportamenti inutili o male organizzati non «tagliando la politica».

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Corpi intermedi

  • mercoledì, 22 gennaio 2014

Aldo Bonomi

Oscilla veloce il pendolo che parte dalla storia locale e dal territorio. Vent'anni fa, nel fine secolo, era tutto dalla parte delle autonomie locali, istituzionali e di rappresentanza. Oggi, all'opposto, più che scandire il tempo di un equilibrio tra centro e periferia, sembra una lama che sorvola e taglia tutto ciò che sta in mezzo. Con una costante: la crisi della politica. Prima alla ricerca dell'isola non trovata del federalismo, oggi in cordate sparse per scalare il debito pubblico e la montagna incantata che porta a Bruxelles e a Francoforte. 
Poi ci si meraviglia del nascere dei neopopulismi. Il cui vero antidoto è pre-politico. Non sta nel scegliere con furore iconoclasta una delle due polarità: o Bruxelles e la Banca Europea o il localismo rancoroso. Ma nel difendere e ricostruire società di mezzo. Quello spazio intermedio che sta tra i flussi della crisi e della globalizzazione e i luoghi, tra la simultaneità delle reti e delle economie aperte e le prossimità dei processi territoriali, tra la dimensione liquida, per dirla con Bauman, della riforma del Titolo V, della riforma elettorale e dei cinguettii che sostituiscono lo spazio pubblico e ciò che resta sul territorio: lavoro, imprese, povertà e forme di convivenza. 

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Riforma elettorale

  • mercoledì, 22 gennaio 2014

Michele Nardelli

Leggo e rileggo la proposta di riforma del sistema elettorale che il segretario Matteo Renzi ha sottoposto alla direzione del Partito Democratico (vedi scheda in allegato). Mentre continuo a pensare che il problema non abiti qui, ma piuttosto nel racconto che la politica riesce a fare del nostro tempo, non posso che prendere atto di come la cultura maggioritaria e centralistica sia diventata il tratto di omologazione di grande parte del sistema politico italiano.
A rischio di sembrare naïf, continuo a pensare che il sistema proporzionale sia il migliore fra quelli fin qui sperimentati, che il ruolo della politica sia quello di costruire le alleanze di governo anche sulla base dell'esito del voto, che l'elezione diretta del premier (e dei presidenti) comporti un pericoloso accentramento dei poteri in chiave plebiscitaria, che i premi di maggioranza falsino l'espressione del voto popolare, che le preferenze siano uno strumento tutto sommato utile (anche se non l'unico) nella selezione delle candidature, che le minoranze politiche (ma anche quelle nazionali) debbano trovare rappresentazione istituzionale, che il ruolo di elettore e di iscritto siano diversi e che, pertanto, le primarie siano le negazione del ruolo dei corpi intermedi e a guardar bene della politica.

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I due leader extraparlamentari

  • lunedì, 20 gennaio 2014

Ilvo Diamanti

È da oltre vent’anni che si cerca e si promette di riformare la Repubblica. Con effetti deludenti. Perché le riforme — quelle elettorali per prime — sono sempre state fatte su spinta dei referendum o con colpi di mano. L’unica riforma costituzionale effettivamente realizzata riguarda il titolo V della Costituzione, approvata dal Centrosinistra alla vigilia delle elezioni del 2001. Per testimoniare la propria fede federalista.
L’attesa “riformatrice”, negli ultimi anni, si è, quindi, concentrata sulla legge elettorale. Sul Porcellum, approvato dalla maggioranza di Centrodestra, guidata da Berlusconi, nell’inverno del 2005. Per ostacolare la vittoria annunciata dell’Unione di Centrosinistra, guidata da Prodi, alle elezioni dell’anno seguente. Più in generale, per impedirle di governare. Perché il Porcellum, per vincere, “costringe” a costruire coalizioni ampie ed eterogenee. Così, l’attenzione politica e dell’opinione pubblica si è rivolta alla legge elettorale. Causa prima della frammentazione e, inoltre, del degrado della classe politica. Eletta in liste bloccate, senza possibilità di controllo da parte degli elettori.

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Clandestino

  • lunedì, 13 gennaio 2014

Davide Buldrini

Al rientro dalle vacanze di natale, proprio mentre una mia connazionale veniva espulsa perché rimasta senza lavoro, il governo belga mi ha recapitato comodamente sulla mia scrivania la mia nuova carta d’identità. E’ un documento strano, di plastica. Come una carta di credito. Non c’è nessuna bandiera sopra. C’è la silhouette del Belgio, c’è la mia nazionalità, c’è scritto il mio lavoro, e c’è una data di scadenza che coincide con la scadenza del mio contratto. Non c’è nessun riferimento all’Europa. Nessuna stella. L’Europa è menzionata solo nel lavoro che faccio. La mia Carte d’identité spéciale non racconta niente di me. Non aggiunge nulla a ciò che sono. Mi serve solo per non essere mandato via dal paese come la mia connazionale di cui sopra, suppongo.
Non capisco perché, l’Unione Europea mi ha dato un lavoro, mi ha dato la possibilità di crescere professionalmente, ma fallisce miseramente nel darmi una cittadinanza vera.

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Il Trentino e l'Europa

  • lunedì, 13 gennaio 2014

Steven Forti

“Il problema è che persino l’idea di Europa, coltivata da decenni, nel nostro come negli altri Paesi, è oggi se non declinante, certamente in difficoltà. [...] A noi interessa l’Europa dei popoli, delle identità territoriali, dello spirito autonomistico, non quella dei tecnocrati o dei burocrati.” Con queste parole, nel suo discorso di insediamento del mese di novembre, il nuovo presidente della Provincia Autonoma di Trento, Ugo Rossi, evidenziava un problema che, se non viene affrontato quanto prima, e con serietà, si trasformerà in qualcosa di molto peggio.
Il 2014 sarà l’anno in cui si ricorderà – ma come lo si farà? Quali saranno le politiche della memoria? – il dramma della Grande Guerra.Nelle nostre valli, sul Carso, a Verdun, in Galizia. In tutta Europa si ricorderanno i milioni di morti, la stupidità e la crudeltà della guerra, gli “orizzonti di gloria” a cui si opposero i pochi “uomini contro”.

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Post-partito

  • mercoledì, 8 gennaio 2014

Ilvo Diamanti

L'esordio di Renzi alla segreteria del Pd ha fatto rumore. Sollevato polemiche. Ma per motivi lateralmente politici. Piuttosto: di stile, linguaggio, costume. Per la battutaccia riservata a Fassina. Per la pausa-panino targata Eataly. Così si è parlato di partito "padronale". Evocando l'esempio di Berlusconi. 
Scandaloso, per la sinistra. Il clamore delle polemiche sottolinea quanto la battuta di Renzi sia stata inopportuna, oltre che infelice. Visto che, in un momento tanto significativo, ha spostato l'attenzione in direzione indesiderata, per il segretario. Tuttavia, molte critiche appaiono fuori luogo. Fuori centro. Mostrano la difficoltà di comprendere quanto è avvenuto e sta avvenendo, nella politica italiana. In particolare, il (pre) giudizio nei confronti di Renzi, di essere un "berluschino", un nuovo, piccolo Berlusconi.

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Riforme e chiacchiere

  • mercoledì, 8 gennaio 2014

Francesco Jori

Cominciamo male. Sin dai primi giorni del nuovo anno, un molesto gracidare si leva non appena qualcuno pronuncia la parola "riforme", dando ragione a quel che segnalava già qualche anno fa Gustavo Zagrebelski e cioè che nel ceto partitico quasi tutti si dichiarano per una riforma, salvo dissentire su quale. Così i palazzi romani di oggi richiamano quelli ateniesi di ieri, come magistralmente descritti da Aristofane nelle “Rane”: cambiano i tempi, la palude rimane la stessa. 
Come l’odierna Italia, anche la città-stato greca riflessa nella commedia stava attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia, con aspre tensioni interne tra fazioni che si contendevano il potere, e con una casta di oligarchi che aveva perso la fiducia dei cittadini.

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Coalizioni e leggi elettorali

  • martedì, 7 gennaio 2014

Francesco Palermo

Due mesi e mezzo in Germania e in Austria, tre mesi in Finlandia, due mesi nei Paesi Bassi, un mese e mezzo in Norvegia, fino al record di un anno e mezzo in Belgio. È il tempo intercorso tra le ultime elezioni e la formazione del governo nei Paesi in cui vige un sistema elettorale proporzionale. Molti altri se ne potrebbero aggiungere. In Europa questi sono i tempi richiesti, con la sola eccezione della Spagna, dove un solo partito ha ottenuto la maggioranza assoluta e la formazione del governo è stata più rapida. E con l’opposta eccezione della Svizzera dove proporzionale non è solo il sistema elettorale ma anche il governo, cui partecipano quindi tutte le maggiori forze politiche e dove le elezioni servono solo a stabilire i rapporti di forza tra queste.
In questo quadro, pertanto, il fatto che dalle elezioni provinciali all’insediamento della nuova Giunta altoatesina saranno passati circa due mesi e mezzo non è affatto sconvolgente, ma è anzi in linea con quanto accade nelle democrazie proporzionali europee.

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Contro l’apologia dilagante dell’ignoranza

  • martedì, 7 gennaio 2014

Fabio Chiusi

Da qualche tempo ho la percezione netta che stia dilagando una giustificazione a priori dell’ignoranza, e una condanna altrettanto aprioristica di qualunque forma di pensiero sia riconducibile alle etichette «intellettuali» e «cultura». Non ho modo di dimostrarla: servirebbe un’analisi rigorosa del fenomeno. Ma la percezione resta. E poi quell’analisi sarebbe condotta secondo un metodo che, appunto, non giungerebbe a chi lo rifiuta. E invece è proprio a queste persone che voglio rivolgermi.

A quelli che il Datagate non dice niente di nuovo, perché sapevano già tutto. A quelli che la medicina ufficiale è una fregatura, meglio il metodo Stamina. A quelli (un italiano su due, dice Demos) che la democrazia si può fare senza partiti, tanto c’è «la Rete».

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New York

  • mercoledì, 1 gennaio 2014

Federico Rampini

Ha giurato come sindaco di New York solo oggi, eppure Bill de Blasio già ispira da mesi una nuova generazione di politici democratici. Da Rochester ad Albany tanti “piccoli de Blasio” fanno campagna per conquistare voti e posizioni di comando, puntando come lui sulla lotta alle diseguaglianze per mobilitare consensi. A livello nazionale il partito democratico sceglie il salario minimo come bandiera, per tentare una riscossa alle elezioni congressuali di mid-term (novembre 2014). C’è una convergenza con un movimento sociale dal basso, lo sciopero dei lavoratori dei fast-food che denunciano trattamenti salariali intollerabili. E Barack Obama spera che un “movimento dei sindaci” lo aiuti a rilanciare la sua agenda progressista aggirando gli ostruzionismi della Camera controllata dai repubblicani. Al punto che il presidente ha già ricevuto de Blasio alla Casa Bianca, prima ancora che fosse il sindaco in carica.

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