Pensieri del giorno

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Politica responsabile?

  • sabato, 8 marzo 2014

Marco Brunazzo

Larga parte del discorso con cui Matteo Renzi ha richiesto la fiducia alle Camere è stato dedicato all'Europa. A più riprese, il presidente del Consiglio ha ribadito la necessità che l'Italia non si faccia "dettare la linea dall’Europa", sostenendo che le misure di austerità proposte hanno aggravato la crisi più che contribuire a risolverla. Questi di Renzi sono te- mi che ritornano spesso nel dibattito politico, non solo italiano, e che saranno ancora più frequenti in vista delle elezioni europee del prossimo maggio. Eppure, sono temi a cui occorre guardare con la massima circospezione: Renzi ha ragione solo in parte. Al contempo, e soprattutto, le sue dichiarazioni possono aprire spazi a comportamenti irresponsabili che, se anche sul breve periodo sono elettoralmente redditizi, sul lungo sono semplicemente dannosi.
Dove Renzi ha ragione è che l’austerità da sola non ha aiutato i singoli Paesi e l’Europa a uscire dalla crisi. La situazione della Grecia, ma anche dell’Italia era e rimane così complicata da non poter essere risolta solamente con misure restrittive. Il premier dimentica però di sottolineare due aspetti essenziali, tra loro collegati. Il primo è che non c’è, in Europa, un tiranno cattivo che impone ai cittadini italiani inutili e costosi sacrifici.

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Autonomia fa rima con Europa

  • martedì, 4 marzo 2014

Annibale Salsa

Autonomie regionali ed Europa sono argomenti molto attuali nel dibattito politico italiano. In previsione delle future elezioni europee cresce in Italia - come in Francia, in Olanda, in Danimarca - la diffidenza nei confronti di un progetto che ha fatto sognare la generazione uscita dalle macerie del secondo conflitto mondiale. Una ventata di speranza e di utopia aleggiava, allora, nel vecchio continente. Dobbiamo sottolineare, in proposito, che le utopie aiutano a crescere, a pensare, a guardare avanti. Guai alle società senza utopie, condannate inesorabilmente alla morte civile! Uomini come Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schumann, Jacques Delors erano grandi statisti - una specie ormai in estinzione - proprio per essere stati capaci di tradurre l’utopia in realtà. Per questo, mai come oggi, è di grande ammonimento l’aforisma dello statista trentino. «Il politico guarda alle prossime elezioni,lo statista alle future generazioni». Il pensiero utopico aiuta, infatti, a costruire visioni del mondo, ad uscire creativamente dalla prosa della quotidianità.

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La cura condivisa dei beni comuni

  • martedì, 4 marzo 2014

Gregorio Arena

Ci sono voluti diciassette anni, ma alla fine ci siamo riusciti!
Nel 1997, in un saggio intitolato “Introduzione all’amministrazione condivisa”, avevamo infatti ipotizzato che la nostra amministrazione pubblica stesse evolvendo verso un nuovo modello organizzativo fondato sulla collaborazione, anziché sul conflitto fra cittadini e amministrazioni.
Ebbene, pochi giorni fa la Giunta del Comune di Bologna ha approvato un regolamento intitolato proprio così: “Regolamento sulla collaborazione fra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”. Quella che nel 1997 era solo un’ipotesi, sia pure suffragata da qualche esempio concreto, oggi è norma.*
Per la verità c’era già stato un passaggio precedente, cruciale, senza il quale questo regolamento non avrebbe visto la luce. Quando nel 2001 fu introdotto in Costituzione all’art. 118 il principio di sussidiarietà orizzontale per noi fu evidente che quelle poche righe potevano rappresentare, forse anche al di là della consapevole volontà del legislatore, il fondamento costituzionale per il nuovo modello dell’amministrazione condivisa.

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Dove vanno le Comunità di Valle?

  • mercoledì, 26 febbraio 2014

Simone Casalini

Nonostante l’approvazione della legge del proprio vivere quotidiano, uscendo dalla logica risalga al 2006, la riforma istituzionale galleggia in un’eterna fase istruttoria; le ragioni sono comprensibili, poiché interviene sugli assetti di potere, risveglia antichi retaggi politici e lambisce la questione centrale di come strutturare il consenso elettorale. In tal senso, si motiva la decennale contesa sulla raffigurazione del sistema istituzionaleche ha portato, pennellata su pennellata, a dipingere uno scarabocchio. L’altalena dei rapporti di forza offre ora una chance al Patt. L’assessore esterno, ma di area, Carlo Daldoss ha ricollocato al centro del progetto i sindaci, ipotizzando il depennamento dell’elezione diretta delle Comunità di valle. Con qualche variante, è un ritorno allo schema comprensoriale. Ciò avrebbe l’effetto, non secondario, di accreditare gli autonomisti come difensori delle municipalità e di comprimere la soggettività del nuovo ente. Che, de facto, si trasformerebbe in un luogo di smistamento degli interessi paesani e in un erogatore di servizi.

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Se Renzi rilegge Bobbio

  • mercoledì, 26 febbraio 2014
Nadia Urbinati

Vent’anni dopo l’uscita di Destra e sinistra di Norberto Bobbio, l’editore Donzelli ripubblica una nuova edizione con una introduzione di Massimo L. Salvadori e due commenti, uno di Daniel Cohn-Bendit e uno di Matteo Renzi. Un’edizione ritagliata perfettamente sui tempi della politica: la nascita del primo governo Renzi e le imminenti elezioni per il Parlamento europeo. Un’edizione che, inoltre, ci offre l’opportunità di conoscere meglio il nuovo Presidente del consiglio e segretario del Pd, di comprendere le sue coordinate ideali e culturali, le sue aspirazioni politiche. Questo suo intervento è a tutti gli effetti un Manifesto del partito democratico come egli lo vuole. Sono due i paradigmi centrali che fanno da architrave della sinistra renziana: la revisione a trecentosessanta gradi della filosofia dell’eguaglianza sulla quale Bobbio aveva costruito la dicotomia e, in conseguenza di ciò, la ridefinizione della coppia destra/ sinistra. La revisione di Renzi è molto decisa e tranchant, agilissima e dotata di potenti forbici che tagliano via complessità ostiche e qualche secolo e diversi decenni di storia sociale. Va tuttavia valutata non per il rigore della ricostruzione storica, ma per il messaggio che propone

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I tempi della Politica

  • sabato, 22 febbraio 2014

Alessandro Branz

Le ultime vicende politiche hanno focalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e degli osservatori sulla questione “tempo”: la necessità di “far presto”, velocizzare la crisi ed accelerare le procedure di formazione del governo, l’urgenza delle riforme da approvare in pochi mesi sulla base di un’agenda che in altre epoche avrebbe richiesto anni. E tutto ciò in ossequio ad un imperativo ormai penetrato nel “senso comune”: ”decidere” e farlo in fretta, senza lasciarsi invischiare da mediazioni, compromessi, ripensamenti. Si tratta di una prospettiva che certamente è strettamente legata alla (per certi versi) drammatica congiuntura economica e sociale che pesa sul paese, ma che si adatta perfettamente ad una figura come quella di Matteo Renzi, quasi un paladino di questo modo di pensare ed agire, anche se in questi giorni si trova costretto, suo malgrado, a misurarsi con le “lentezze” di talune prassi istituzionali.

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Obama e l'incubo Putin

  • giovedì, 20 febbraio 2014

Federico Rampini

L'origine della crisi, per chi lo avesse dimenticato, ce la ricorda Barack Obama: "Una larga maggioranza di ucraini vuole integrarsi con l'Europa". La Ue come scelta di civiltà, promessa di benessere, e di democrazia. Eppure alla fine è un insulto, "l'Europa si fotta", a diventare senso comune di fronte alla tragedia ucraina. Riassume (con significati diversi) quel che si pensa in queste ore a Washington, Mosca, Kiev. La diplomatica americana Victoria Nuland, braccio destro del segretario di Stato John Kerry, aveva visto giusto? Due settimane fa una sua telefonata (audio) con l'ambasciatore americano in Ucraina era stata intercettata dai servizi segreti russi, poi messa su YouTube. Quel suo "l'Europa si fotta", intercalato in mezzo a considerazioni più serie, era stato l'ennesimo scandalo nelle relazioni transatlantiche: seguito da indignate reazioni di Angela Merkel, imbarazzo a Washington. Ma la 53enne diplomatica, sposata con il celebre esperto di geopolitica Robert Kagan, con il senno di poi viene rivalutata. Fu una gaffe, volgare e arrogante, la sua? O invece un'esasperazione legittima, che interpreta non solo l'insofferenza americana, ma in qualche modo anche la rabbia di milioni di ucraini? (In quanto al pensiero di Putin sull'Europa occidentale, potrebbe essere descritto in modo altrettanto colorito).

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#ugostaisereno

  • giovedì, 20 febbraio 2014

Zenone Sovilla

Ricevuta ieri dal premier incaricato Matteo Renzi, nell'ambito delle consultazioni, la delegazione Svp-Patt ha chiesto continuità con lo schema precedente: sì all'appoggio anche al futuro governo, a patto che venga confermata la disponibilità mostrata dall'esecutivo Letta nei riguardi di Trento e Bolzano.
Dopo l'incontro esplorativo, la delegazione, composta anche dai presidenti delle due Province autonome, Ugo Rossi e Arno Kompatscher, ha manifestato ottimismo in seguito a una serie di "garanzie" fornite dal segretario del Pd. Garanzie sui flussi finanziari, sull'estensione delle competenze, sull'esclusione del Trentino Alto Adige dall'annunciata riforma del Titolo V della Costituzione, sulla permanenza anche nella nuova legge elettorale (il disegno Renzi-Berlusconi) di un regime differenziato nel metodo (uninominale) e nel contenuto, cioè un rapporto collegi-seggi che assicuri a Bolzano la rappresentanza dei gruppi linguistici e a Trento qualcosa in più della della mera proporzione demografica (nell'ipotesi Pd-Fi, altri territori periferici e poco popolosi vengono invece gravemente penalizzati).

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Troppa attenzione sul pilota

  • lunedì, 17 febbraio 2014

Francesco Palermo

Ormai da una trentina d’anni questo Paese è affetto dal morbo della leadership. Il primo a far passare con forza l’idea che le vicende delle istituzioni dipendessero dalla personalità dei leader che prò tempore le occupavano fu senza dubbio Bettino Craxi. Da allora l’evoluzione verso forme di leaderismo è stata costante. Ma paradossalmente la politica non è divenuta né più autoritaria né tanto meno più autorevole. E fatto è che l’immagine del leader, la persona di riferimento, il simbolo su cui caricare ogni aspettativa (e ogni delusione) ha iniziato a divenire il fulcro dello scontro politico. 
Non più democristiani contro comunisti, ma Berlusconi contro Prodi, Renzi contro Grillo e via di seguito. Ormai non c’è partito o movimento che non sia identificato col leader, il cui nome appare molto spesso anche nel simbolo, e questa tendenza sembra ormai irreversibile. Cos’è successo? Non che prima mancassero i leader. C’erano eccome, ed erano più solidi e non meno spietati di quelli di oggi. Ma tra loro e le istituzioni c’erano i partiti.

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Nessuno ascolta più la società reale

  • lunedì, 17 febbraio 2014

Giuseppe De Rita

Per quel poco che esiste e che riflette, la nostra classe dirigente è oggi concentrata sui temi della governabilità, alla luce delle esigenze decisionistiche e bipolari dell’esercizio del potere. Esigenze che sembrano superare, quasi asfaltare, i bisogni e le sedi della rappresentanza degli interessi e delle identità sociali; e non a caso nessuno sembra porsi una semplice questione: in nome di chi, di quale consenso collettivo, di quali interessi, si opera l’attuale slittamento verso i piani alti della politica?
La risposta più semplicistica è che oggi vince la personalizzazione della leadership , senza troppa attenzione alla sua legittimazione sociale; la risposta più pericolosa è che nella complessità della realtà italiana è doveroso sperimentare una «politica senza consenso», libera dai lunghi e lenti processi di ascolto e partecipazione di base; la risposta più «cattiva» è che la politica non può guardare in basso, alla rappresentanza degli interessi, per la semplice ragione che tale rappresentanza è in crisi agonica: a livello locale come a quello periferico, nel mondo sindacale come in quello datoriale. 

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Autonomie alpine non per la lingua

  • giovedì, 13 febbraio 2014

Annibale Salsa

La ricerca di capri espiatori nelle situazioni di crisi economica e sociale costituisce una pratica consolidata nella storia dell'umanità. Ho già accennato, in alcuni miei articoli pubblicati sull'Adige, ai frequenti casi di stregoneria attestati lungo tutto l'arco alpino sino alla fine del Settecento. Questo fenomeno, a quei tempi socialmente rilevante, ha attraversato molti secoli di storia delle comunità rurali. Mediante pubbliche segnalazioni riguardo a supposti effetti nocivi per le comunità- avallati dalla legittimazione «scientifica» del Malleus maleficarum («Il martello delle streghe»), manuale pubblicato nell'anno 1487 dai frati predicatori germanici Jakob Kremer e Heinrich Spranger - si venivano ad alimentare forme di psicosi collettiva fra le popolazioni alpine. I processi istruiti a carico di presunte «femmine responsabili delle crisi», sempre supportati dalle confessioni estorte con le torture, finivano per colpire povere donne, tendenzialmente disadattate, non integrate nelle società di villaggio ma in empatica sintonia con i mondi selvatici naturali.

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Il peso della postmodernità

  • giovedì, 13 febbraio 2014

Michele Nardelli

Se Matteo Renzi pensa che il governo Letta non sia all'altezza di quel cambiamento che il segretario del PD ritiene necessario non ha che da chiederne le dimissioni.
Mi sembra di capire che la strada maestra sin qui seguita, quella di affidare a questo governo, magari con qualche nuovo innesto, o ad un governo Letta bis l'impegno riformatore richiesto, sia ormai spuntata in particolare dopo l'incontro fra Letta e Renzi di stamane, a meno di un improbabile capovolgimento di maggioranza nella direzione del PD.
Dopo di che la strada sarebbe una sola: il presidente Giorgio Napolitano affida a Renzi, quale espressione del maggior partito politico italiano, l'incarico di esplorare le condizioni per un nuovo governo. Va da sé che se Renzi (e con lui l'attuale gruppo dirigente del PD) decidono per l'affondo, immagino abbia verificato la disponibilità di una maggioranza a suo sostegno. Perché, in caso contrario si andrebbe inesorabilmente a nuove elezioni (con il porcellum corretto dalla Corte Costituzionale).

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Un Pd da riattivare

  • martedì, 11 febbraio 2014

Pierangelo Giovannetti

Domenica prossima in tutta Italia il Pd eleggerà i propri organismi regionali attraverso le primarie e il voto dei cittadini. In tutta Italia ma non a Trento, dove si sapeva da un anno che il segretario era dimissionario, ma si è chiesto più tempo degli altri in nome dell'autonomia (intesa forse come possibilità di ritardare invece di anticipare gli altri). Ieri sono state presentate le candidature: tre aspiranti a segretario del primo partito del Trentino. Finora il dibattito è stato tutto incentrato sugli equilibri interni, sul ruolo delle correnti, sul bilancino territoriale dei candidati/e.

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Paure europee

  • martedì, 11 febbraio 2014

Giovanna Zincone

Il referendum di revisione costituzionale che ha vinto ieri in Svizzera mira a limitare l’immigrazione in generale, ma impatterà in specie su quella dei cittadini dell’Ue.  
Infatti, non si limita a introdurre la possibilità di programmare i flussi migratori imponendo tetti massimi, ma prevede pure la revisione degli accordi internazionali in contrasto con questa politica: di fatto, quelli con l’Unione Europa, rispetto ai quali vigeva una politica di libera circolazione. Il referendum promosso dal partito di destra Udc ha visto avversi il governo federale e il mondo imprenditoriale.  

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Semestre europeo

  • sabato, 1 febbraio 2014

Simone Casalini

È uno dei bersagli privilegiati del revanchismo nazionalista. Contro la bandiera stellata a sfondo blu suonano i pifferai magici del populismo per serrare le fila dello spaesamento sociale e richiamare nei propri spazi di consenso masse — dal ceto medio al nuovo proletariato, dai giovani ai pensionati — disorientate dal mutare del paesaggio economico e culturale. In quale misura si gonfieranno queste sacche elettorali, lo diranno le prossime consultazioni europee di fine maggio. Il dato politico consolidato è la strutturazione di una protesta antieuropeista — uno dei paradigmi dei nuovi populismi — che si mobilita al seguito di partiti organizzati o movimenti fluidi come quello ideato da Beppe Grillo.
La posta in gioco è alta, molto alta. Una ripresa del processo di integrazione «che coniughi élite e elettorato, policy e politics» o lo scivolamento verso la ricostituzione di Stati nazione solidi, «un arretramento che sarebbe una follia». Un passaggio cruciale che si coniuga con il semestre europeo a presidenza italiana del prossimo luglio.

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