Pensieri del giorno

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Un primo bilancio di "Territoriale ed europei"

  • martedì, 6 maggio 2014

Michele Nardelli

Si è conclusa la spring school “Territoriali ed europei”. E credo di poter dire che andata molto bene, per la qualità dei relatori, per l'apporto venuto dagli artisti invitati, per la partecipazione tanto nelle serate pubbl...iche quanto nei momenti formativi in senso stretto, per il clima che ha accompagnato ogni momento di queste quattro giornate. 

Abbiamo iniziato mercoledì con una serata dedicata al rebetiko per raccontare con le immagini e le parole di Andrea Segre e Vinicio Capossela (e l'apporto artistico di Theodora e Maria) come la musica possa diventare la colonna sonora del dolore di un popolo alle prese con gli effetti della crisi, del malgoverno come della cura da cavallo imposta da Bruxelles, ma anche della gestione nonviolenta di un conflitto. Nell'ex convento degli Agostiniani i posti erano esauriti. 

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Eurovisioni

  • mercoledì, 30 aprile 2014

Ugo Morelli

Caro Paul,
ti ricordi? Era l’inizio degli anni sessanta del ventesimo secolo. Ti scrissi allora per invitarti a un dialogo tra ragazzini che, seppur nati in nazioni diverse e con lingue diverse, si ritrovavano a iniziare una nuova vita in una casa comune, la nascente Comunità Economica Europea. Quel compito in classe alle medie inferiori invitava a parlare dell’Europa. Avevamo una carta geografica e i sei colori dei primi sei paesi erano in evidenza. Erano colori diversi e non capivamo bene cosa stesse accadendo. Ci sembrava comunque una bella cosa quella parola, comunità, che inventava una nuova prospettiva e ci invitava ad incontrarci. Avevamo chiesto al nostro professore di storia di prima media inferiore perché ci fosse quell’aggettivo: economica. A qualcuno di noi, e a me fra questi, sembrava una limitazione dopo un’apertura.

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Meno Provincia, meno Comuni

  • sabato, 5 aprile 2014

Alessandro Olivi

Puntuali e ricorrenti sono le riflessioni che il Direttore Giovanetti dedica ai suoi lettorisul tema dell’articolazione dei poteri in Provincia di Trento e sull’esigenza di costruire un rapporto maturo tra il centro e la periferia.
Nei tempi in cui, giustamente, i costi della politica sono all’ordine del giorno delle cronache giornalistiche, mi sembra corretto occuparsi non solo delle situazioni palesi ma rivolgersi anche alle distorsioni provocate dai tentativi di cambiamento del sistema istituzionale nel suo insieme che non hanno esplicato piene potenzialità.
C’è una comune constatazione che tiene insieme il contrastato dibattito di questi anni. Da un lato la presa d’atto dell’eccessiva invadenza dell’ente Provincia, corroborata da un quarantennio di competenze via via avocate dallo Stato e dalla Regione e dall’altro la frammentazione del sistema comunale, sempre più in affanno a reggere la sfida della qualità dei servizi pubblici territoriali.

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Crisi ucraina e limiti della politica

  • venerdì, 4 aprile 2014

Francesco Palermo

Il referendum con cui la Crimea ha dichiarato la propria volontà di aderire alla Federazione russa è illegittimo sotto il profilo del diritto internazionale e del diritto ucraino. Tuttavia non può dimenticarsi che, dopo averle garantito – su pressione internazionale – un’ampia autonomia nei primi anni ’90, il governo di Kiev ha fatto pochissimi passi concreti per la penisola e per le popolazioni che vi sono stanziate, in particolare la minoranza tatara e altre più piccole come i caraimi e i crimciacchi.
Come spesso accade, ci si accorge di qualcosa quando la si è persa. Così, nei quindici giorni successivi al referendum, il nuovo governo ucraino ha assunto più provvedimenti di quanti ne siano stati adottati nei vent’anni precedenti.

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La sfida dei personalismi

  • domenica, 30 marzo 2014

Marco Brunazzo

A distanza di qualche giorno dalla nomina del nuovo segretario del Pd non si fermano le polemiche. Con mente fredda, è giusto cercare di fare il punto su quanto successo e sulle prospettive future dell’azione del neo-segretario del partito, Giulia Robol. La prima polemica ha riguardato la legittimità del voto espresso dall’assemblea provinciale. Dopo la vittoria di Elisa Filippi al primo turno delle primarie, l’assemblea del partito ha infatti nominato una persona diversa, grazie anche all’appoggio del candidato arrivato terzo, Vanni Scalfi. Dal punto di vista legale, la decisione è pienamente legittima: le regole sono state rispettate. È quindi difficile sostenere l’ipotesi del «ribaltamento» della volontà popolare, anche perché, detto senza mezzi termini, i voti che distanziavano Giulia Robol da Elisa Filippi non erano molti (meno di 400).

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I palazzi della politica si riprendano il potere

  • domenica, 30 marzo 2014

Zygmunt Bauman

Noi europei del Ventesimo secolo ci troviamo sospesi tra un passato pieno di orrori e un futuro distante pieno di rischi. Non possiamo sapere cosa ci aspetterà in futuro. A oggi ogni soluzione che concordiamo di fronte al succedersi di sfide e dissensi emana un’aria di temporaneità. Sembra essere, e il più delle volte dimostra infatti di essere, valida «sino a nuova comunicazione», con una clausola ad hoc che ne rende possibile la revoca, così come ad hoc sono le nostre divisioni e coalizioni, fragili e incerte. Su Le Monde del due febbraio scorso Nicolas Truong, riferendosi ai concetti espressi ripetutamente da Daniel Cohn-Bendit e Alain Finkielkraut, ha delineato due opposti scenari per il futuro della nostra convivenza, di noi europei.

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La bellezza: attenzione alla retorica

  • martedì, 25 marzo 2014

Ugo Morelli

Non so a voi, ma a me questa indigestione di “bellezza” suscita allo stesso tempo un senso di nausea e non pochi interrogativi. Stiamo tirando il concetto da ogni lato, come accade anche in questi giorni in Trentino e in Alto Adige, e l’impressione che emerge è che non si sappia più di cosa si stia parlando. Se la bellezza doveva e dovrebbe salvare il mondo, varrebbe la pena chiedersi perlomeno qual era la domanda. E invece no. Dal malinteso clamoroso, da parte dei più, sul significato del titolo del film di Sorrentino, “La grande bellezza”, che ha vinto l’Oscar come miglior film straniero, all’affermazione di Agnes Heller a Bolzano, secondo la quale “la bellezza dona amore e salvezza”, più che altro pare pervasiva la confusione. Non si capisce, ad esempio, come nel film di Sorrentino la crudezza e l’ironia dei contenuti possano aver autorizzato a pensare alla positività del concetto contenuto nel titolo. Così come non è facile uscire da una sensazione di mieloso moralismo di fronte alle affermazioni di Heller o alle generiche considerazioni di Bauman su una presunta “liquidità”, usata in tutte le salse, in un tempo che mostra un volto che più duro non potrebbe essere in molti campi della nostra vita.

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Che cos'è un popolo?

  • martedì, 25 marzo 2014

Roberto Esposito

Alla base delle difficoltà a definire il popolo, c’è un’antinomia che lo caratterizza da sempre. Esso contiene al proprio interno due poli non sovrapponibili, e anzi per certi versi contrastanti - da un lato la totalità degli individui di un organismo politico e dall’altro la sua parte esclusa. Questo secondo elemento - espresso soprattutto nell’aggettivo “popolare” - non soltanto non coincide col primo, col popolo titolare della sovranità, ma ne costituisce una potenziale minaccia interna. Come è stato ricordato anche da Agamben (Che cos’è un popolo, in Mezzi senza fine, Bollati), tale dialettica non riguarda solo le nostre democrazie, ma coinvolge fin dall’origine le istituzioni occidentali.
Se in Grecia il demos indica al medesimo tempo l’insieme dei cittadini dotati di diritti politici e i ceti più bassi della scala sociale, a Roma la stessa dialettica è riconoscibile nel rapporto tra populus e plebs - dove questa è contemporaneamente parte e resto escluso del primo. Machiavelli spesso non distingue tra popolo e moltitudine, mentre Hobbes li contrappone: a differenza della moltitudine, un popolo è tale solo quando è unificato da un sovrano.

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Angela in love

  • mercoledì, 19 marzo 2014

Massimo Gramellini

Le matrone tedesche hanno un debole per gli italiani impuniti. Secoli di storia e chilometri di lungomare romagnolo sono lì a testimoniarlo. Angela aveva scartato tutti gli altri pretendenti. Quel Silvio greve, liscio come un tapis roulant e troppo anziano. Il professor Mario: algido, secchione, più noioso di un tedesco. E il composto Enrico, un bravo ragazzo, come lo definì lei con un’espressione che sulle labbra di una donna non è mai sintomo di passione. Ma alla fine è arrivato Matt. Il principe azzurro e simpaticamente un po’ buzzurro, con l’energia della giovinezza e il bottone del cappotto abbottonato zoppo che stimola tenerezze materne. Ad Angela sono crollate le difese. Si è tolta lo spread dagli occhi e lo ha guardato come la figlia di un pastore tedesco può guardare una giovane marmotta italiana. Ha congiunto in una mossa leziosa le mani ad artiglio che solitamente maneggiano forbici e ha sorriso a Matt, che dardeggiava sguardi tra l’impacciato e l’inceneritore. Lì per lì Angela ha pensato di alzarci il differenziale deficit-Pil dal 3 al 30 per cento, ma è stato solo un attimo. Poi la sua moralità calvinista ha prevalso. Fino a quando?

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Ucraina, referendum e confini

  • mercoledì, 19 marzo 2014

Francesco Palermo

Il referendum con cui la popolazione della Crimea ha dichiarato la propria volontà maggioritaria di secedere dall’Ucraina e di entrare a far parte della Federazione russa è senza dubbio un atto illegittimo. Lo è sotto il profilo del diritto interno e sul piano del diritto internazionale, almeno per come questi sono oggi. E lo stesso vale per la risoluzione adottata solo pochi giorni prima dal Parlamento della repubblica autonoma. Questo è tuttavia solo il dato giuridico più elementare dell’intera vicenda. La complessità del caso non può essere qui ripercorsa. Basti ricordare che la penisola è sempre stata avulsa dalla storia ucraina – la quale a sua volta è un campo di battaglia aperto tra chi le riconosce una propria autonomia e chi la vede legata alla storia russa, posizioni che hanno entrambe validi fondamenti e che mostrano quanto sia facile e pericoloso l’uso politico della storia. La Crimea divenne parte dell’allora Repubblica socialista sovietica ucraina il passaggio fu sostanzialmente formale, e quando il nuovo stato ucraino si proclamò indipendente dopo il crollo dell’URSS, la penisola tentò di andarsene, anche in modo violento.

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Qui Südtirol. Legge elettorale e autocritiche necessarie

  • venerdì, 14 marzo 2014

Ennio Chiodi

Nella memoria collettiva di generazioni di italiani la «Legge truffa» è un provvedimento approvato nel lontano 1953 dalla maggioranza moderata del parlamento guidata dalla Democrazia cristiana di Alcide Degasperi: prevedeva un consistente premio di maggioranza per la coalizione che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti, allo scopo di garantire la governabilità del Paese. La coalizione — di cui faceva parte anche la Sudtiroler Volkspartei — ottenne alle elezioni politiche di quello stesso anno «solo» il 49,8 per cento. Il premio non scattò per un misero 0,2 e la legge fu abrogata qualche mese dopo. 
Una normativa, quella del '53, certamente più democratica e più equa della legge Calderoli, il Porcellum dei giorni nostri — che non prevede alcuna soglia minima di consenso per ottenere uno schiacciante premio di maggioranza — ma contro la quale le opposizioni di destra e di sinistra condussero una durissima opposizione, definendola, appunto «Legge truffa».

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L'Europa al tempo dell'impopolarità

  • venerdì, 14 marzo 2014

Ilvo Diamanti

Beppe Grillo ha incitato a recuperare «l'identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle Due Sicilie». Perché l’Italia sarebbe solo un’arlecchinata di popoli, lingue e tradizioni. In altri termini: non esiste. Solo la Lega, fino ad oggi, si era spinta a tanto. E non a caso Matteo Salvini ha sottoscritto entusiasticamente queste affermazioni. Ma a Grillo la Lega non interessa.
E, IN fondo, non gli interessano neppure i suoi voti, visto che, in larga misura, li ha già intercettati alle elezioni dell’anno scorso. A Grillo e al suo ideologo, Gianroberto Casaleggio, interessa, piuttosto, avviare la campagna anti-europea in vista delle prossime elezioni di fine maggio. D’altronde, il legame fra il progetto anti-europeo e quello macro-federalista, spinto all’estremo, nella percezione sociale, è molto stretto.
La componente di chi ritiene che «Nord e Sud sono troppo diversi e dovrebbero andare da soli», infatti, cresce in base alla fiducia nella Ue. Nel passaggio fra il livello minore e maggiore di fiducia, raddoppia: dall’8% al 16% (sondaggio Demos, ottobre 2013).

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La lotta ai privilegi e il paradosso di questi giorni

  • martedì, 11 marzo 2014

Michele Nardelli

Da un paio di settimane in Trentino e in Alto Adige - Sud Tirolo non si parla d'altro: i vitalizi degli ex consiglieri regionali. E' accaduto che per effetto delle riforme che pure hanno ridimensionato nella nostra regione questi insopportabili privilegi, venissero liquidate cifre imbarazzanti ai titolari dei vitalizi, ben oltre i livelli contributivi corrisposti. Con l'esito paradossale che la prima Regione ad avere avuto il coraggio di mettere mano ai privilegi della politica si trova ora nell'occhio del ciclone, coinvolgendo in questo anche chi più di altri di tale processo riformatore è stato protagonista. E che le Regioni e il Parlamento Italiano che tali privilegi li hanno sin qui mantenuti si possano permettere di additare la nostra autonomia come un cattivo esempio. Semplicemente un rovesciamento della realtà che risulta insopportabile. D'altro canto, non c'è dubbio che l'effetto della legge del 2012, così come le scelte dell'Ufficio di Presidenza della Regione, abbiano contribuito a minare oltre misura la credibilità della politica. 

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Del salire in politica

  • martedì, 11 marzo 2014

Natalino Irti

Non riusciamo a vivere senza l'ausilio di abilità tecniche. Gli oggetti, che ci circondano e che usiamo nella semplice quotidianità, esigono saperi specialistici. Anche il nostro corpo, la nostra struttura fisio-psichica, non può farne a meno. Questi saperi e abilità si raccolgono nel concetto di competenza: che non è un conoscere statico e contemplativo, ma un possesso dinamico di nozioni e capacità pratiche. Si è competenti a far qualcosa, a produrre un bene utile all'uomo. La competenza è sempre funzionale, cioè si esercita e dispiega in vista di uno scopo. O -che è il medesimo - la competenza è fonte di prestazioni, vendute o vendibili, idonee a soddisfare bisogni. Mentre la «formazione» dell'uomo evoca l'idea di interezza, di armonica e compiuta totalità, la competenza è sempre frazionaria e particolare. Caduta o perduta la fede in un sapere totale, restano i saperi parziali, le competenze tecniche capaci di produrre una od altra prestazione. La «specializzazione» è questo frazionarsi e moltiplicarsi dei saperi, che non si raccolgono nel vincolo di un sapere totale.

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Il futuro è una scelta culturale

  • sabato, 8 marzo 2014

Ugo Morelli

Potrà pure sembrare strano a qualcuno il pensiero che esista un rapporto diretto fra il modo in cui una popolazione esprime aspirazioni, previsioni e immaginazioni e il futuro che si dà, ma è un fatto sempre più accreditato dall’andamento dei fenomeni riguardanti la buona vita delle diverse comunità. Il modo in cui pensiamo a noi stessi determina decisamente quello che ne sarà di noi: questa è la forza e la funzione dei valori e della cultura. Se la scienza economica, col suo apparato statistico ed econometrico si è proposta come la disciplina che dovrebbe essere in grado di studiare le previsioni e le modalità con cui le donne e gli uomini costruiscono il proprio futuro, pare importante mettere mano anche a un approccio antropologico e responsabile al futuro.
Ciò vuol dire che il futuro si costruisce non solo amministrando il presente, ma immaginandolo, prevedendolo e dando vita ad aspirazioni politiche che ne concepiscano la possibilità. Ecco, il punto è proprio questo. Non pare che oggi si investa in questa direzione. L’immaginazione politica è una forma di intervento e di lavoro e può svolgere una funzione decisiva nella produzione di località.

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