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Tornare ad essere laboratorio politico

Faccio fatica a riconoscermi nella politica che c'è. Abbiamo provato in questi anni a sparigliare le carte nell'obiettivo di dar vita a nuove sintesi politico culturali, dovendoci al fine arrendere di fronte alle derive di una politica che ha pensato al cambiamento più come accettazione dell'ineluttabilità di un mondo segnato dalla diseguaglianza e dal potere del più forte piuttosto che nella ricerca di nuove strade di liberazione umana. Altri ci provano ancora, malgrado tutto, per non lasciare il campo libero a tali derive. Per chi come me l'impegno politico ha rappresentato una ragione di vita non è facile alzare bandiera bianca. Qualcuno, a dispetto delle stagioni delle nostre stesse esistenze, mi sprona nel ricominciare, anche in relazione alla rapida metamorfosi di quella sperimentazione che solo qualche anno fa, in uno dei miei interventi sulla legge finanziaria, avevo definito come “anomalia politica trentina”.

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Tornare indietro sulle Comunità un grave errore

L'esito dei referendum per l'accorpamento dei Comuni ci dice molte cose. Chi ha pensato all'accorpamento come l'alternativa alle Comunità di Valle (il Patt, un pezzo rilevante del PD, il centrodestra e la Lega storicamente avversi alle Comunità, ma anche chi li ha sostenuti su questa strada) si è sbagliato di grosso. L'aver in buona sostanza recentemente sterilizzato la legge di riforma dell'assetto istituzionale trentino (la LP 3/2006), tornando indietro rispetto ad una delle scelte più importanti delle ultime legislature per ridisegnare il rapporto fra la PAT e il territorio, è stato un grave errore. La nascita delle Comunità di Valle prevedeva un passaggio di competenze importanti sul piano della programmazione territoriale tanto dalla PAT alle Comunità, quanto dai Comuni alle Comunità.

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Autonomia come antidoto alla "pianurizzazione"

Territorialità non significa localismo. Il localismo è la degenerazione più pericolosa della territorialità. Quando parlo di localismo parlo di chiusura verso l’esterno, di incapacità di cogliere le opportunità che vengono da fuori. Territorialità è invece la capacità di costruire una proposta politica e di governo adeguata a valorizzare il nostro sistema in chiave globale, partendo dalle risorse e dalle vocazioni del nostro territorio, che deve essere il primo fattore di competitività. Siamo un territorio piccolo, montuoso, verticale. Se non saremo capaci di evitare nel pensiero e nelle pratiche il rischio di una progressiva “pianurizzazione” saremo destinati all’anonimato.

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La politica e le sette giare

Non parlerò direttamente del Trentino e del suo futuro, come richiederebbe il titolo dell’incontro. Apparentemente non farò proposte concrete, solo perché forse dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che anche il metodo, soprattutto in politica, è a tutti gli effetti sostanza. Farò un passo indietro per provarne a fare due avanti. Abbiamo la necessità – oggi più che mai – di confrontarci sul come fare prima che sul cosa fare. ‎Solo in questa maniera possiamo immaginare di ricreare – in un contesto sociale e culturale tanto sfilacciati – le condizioni sufficienti (e obbligatorie) per lo sviluppo di un’azione politica capace di visioni e progettualità, non arroccata in una dimensione prevalentemente tattica e dai tratti fortemente personalistici. E’ solo così che pensiero e azione (lo slancio ideale e il pragmatismo) non diventano opzioni contrapposte ma attori sinergici del cambiamento, rimanendo altrimenti deboli e parziali se separati uno dall’altro.

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Oltre i 180 secondi

*Corriere del Trentino, 5 dicembre 2014

180 secondi sono un tempo brevissimo, eppure sufficiente per dire alcune cose. Dell'iniziativa proposta da Lorenzo Dellai (il prossimo 6 dicembre, a Trento) è facile elencare i possibili limiti. Questo esercizio lo praticheranno in molti, secondo un copione collaudato. Calata dall'alto, fuori tempo massimo, politicista. Con queste premesse sembrerebbe plausibile aspettarsi gli stessi risultati - non tutti esaltanti - degli ultimi esperimenti che hanno visto protagonista l'ex Presidente della Provincia di Trento. Ma è davvero questo il livello del dibattito al quale vogliamo partecipare e che siamo interessati a sostenere?

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180 secondi. Le tue idee per il Trentino.

180 secondi
Riconoscere il carattere di straordinarietà dell’Autonomia trentina e saperlo alimentare attraverso un esercizio non ordinario della politica (senza buona politica, l'Autonomia diventa un giogo) e della cittadinanza, oltre i rischi contrapposti del localismo e della verticalizzazione.
Assumere questa prospettiva per andare oltre le difficoltà di un presente che sembra incapace di generare futuro. Dare senso alle sfide della grande metamorfosi provocata dalla crisi, che ci costringe a riscrivere i tradizionali codici economici, sociali e culturali.

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Spring School 2014 / Territoriali ed europei

Scuola di formazione politica “Territoriali ed europei”

Eurovisioni. L'indignazione, il rebetiko e una nuova idea di contratto sociale
L'Europa non è il problema, bensì la chiave per affrontare un nuovo contesto.


Trento - 30 aprile, 1, 2, 3 maggio 2014

Il disegno di un'Europa politica  sta vivendo un forte appannamento. Le sue istituzioni sono viste da molti come un apparato burocratico ed un insieme di regole dettate dai poteri finanziari. Il suo allargamento è stato spesso vissuto dai cittadini dei paesi più forti come un'insidia al proprio status piuttosto che la costruzione di una casa comune. Gli stati nazionali cavalcano l'onda della paura per evitare di cedere verso l'Europa (e verso i territori) quote crescenti di sovranità. La politica si attarda a cercare soluzioni a carattere nazionale, quando invece la cifra dei problemi appare sempre più di natura sovranazionale e territoriale.

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Qualità del paesaggio e filiere produttive

Pubblichiamo l'introduzione dell'interessante documento redatto da Sergio Remi (consulente per Trentino Sviluppo) sul tema dello sviluppo territoriale. Crediamo possa essere un ottimo contributo dal quale iniziare una riflessione sulle future prospettive economiche - e non solo - del Trentino. L'intero materiale è scaricabile accedendo al link inserito alla fine dell'articolo.

Trentino Sviluppo, su mandato dell’Assessorato all’urbanistica della PAT, sta accompagnando il processo di formazione dei piani territoriali in diverse Comunità di valle. L’attività d’inchiesta territoriale e d’animazione socio-economica a supporto della programmazione è partita da alcune considerazioni.

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Territoriali ed europei / Eurovisioni

L'Associazione Politica Responsabile organizzerà alla fine di aprile la seconda edizione della scuola di formazione "Territoriali ed europei". Lo farà concentrando la propria attenzione sull'Europa, provando a descriverne un futuro diverso da quello incerto che sembra oggi emergere dal dibattito politico, oltre che nel sentire comune dei cittadini.
Questo momento formativo - e di confronto - è importante perchè il bacino degli euroscettici si è ingrossato a dismisura con l'aumentare delle difficoltà dell'Unione ad assumersi maggiori responsabilità politiche rispetto agli stati nazionali, e perchè - parallelamente - a poco valgono le ricette semplificate degli "eurocompiaciuti" che non sembrano interessati ad apportare modifiche ai meccanismo comunitari, contribuendone all'immobilità e alla fragilità.
"Territoriali ed europei" vuole essere un luogo aperto e partecipato, nel quale tutti si possano trovare a proprio agio portando un contributo alla discussione. Per questo crediamo che anche il sito di Politica Responsabile possa essere in questi mesi catalizzatore di materiali e informazioni utili allo sviluppo di un dibattito ampio e articolato.
Per questo la breve traccia che qui riportiamo rimarrà in prima pagina da qui fino ai giorni della Spring School come spazio utilizzabile da tutti per raccogliere contributi utili. Buona discussione.

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Oltre le primarie...

Le primarie del Partito Democratico hanno eletto Matteo Renzi segretario. Per andare oltre il dato emerso dal voto dei gazebo e per discutere di cosa dovrà accadere da oggi in poi partiamo da un contributo offerto da Simone Casalini.

Il caotico iter congressuale del Partito democratico, dimenatosi tra scandali e piccoli escamotage propagandistici, si avvia a conclusione con la catarsi delle primarie. Verrebbe da dire meno male che è finita, se non fosse che stiamo parlando dell’ultimo dei mohicani (partiti) rimasti sulla scena. Lungo il tragitto molti degli equivoci che hanno finora contraddistinto l’ibridismo del Pd sono rimasti insoluti. L’architettura partitica è sospesa in un limbo tra chi teorizza un comitato elettorale (o meglio, una task force per la comunicazione) demandando la rappresentanza a un capitano salazariano e chi indugia sulle grandi costruzioni novecentesche.

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Fare città

Un mese fa sostenevo sul "Corriere del Trentino” la necessità di inventarci una nuova urbanistica che ci dia strumenti per resistere ad una crisi economica devastante. Un’urbanistica che non crei solo problemi come ora, ma che trovi soluzioni, che non blocchi la città con i suoi piani di piombo ma che svolga il suo compito principale cioè quello di “fare città”. E proponevo la convocazione, su questi temi, degli “stati generali della città” come momento di analisi ed elaborazione di una nuova strategia urbanistica condivisa. Mi riferisco ovviamente alla città di Trento la cui crisi è innanzitutto una crisi di decisioni, un’incapacità decisionale di cui la vicenda della biblioteca universitaria è solo la punta dell’iceberg. Cerco qui di approfondire questa proposta.

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Cultura

culturaQuest'estate abbiamo attraversato l'Italia per arrivare in Sicilia. Il nostro obiettivo era quello di conoscere da vicino due teatri occupati siciliani, il Teatro Coppola Occupato di Catania e il Teatro Garibaldi Aperto di Palermo, che fanno parte della rete variegata di spazi culturali autogestiti che sono stati aperti in questi ultimi due anni in tutta Italia.  
Il Teatro Valle Occupato a Roma nel giugno 2011 ha dato una visibilità nazionale a questo movimento che è fatto di tante realtà diverse disseminate nella penisola: Sale Docs a Venezia, Macao a Milano, La Balena a Napoli, solo per citarne alcuni. Ognuna di queste realtà ha una storia particolare legata al contesto territoriale in cui è nata e alla storia delle persone che l'hanno generata, ma tutte hanno in comune l'esigenza di riportare al centro del discorso pubblico il tema della cultura attraverso la sperimentazione di nuove pratiche di partecipazione e autogoverno dal basso.
Il disagio rispetto all'esistente, nei confronti di un sistema culturale schiacciato su una prospettiva esclusivamente economica e privo di inventiva e coraggio; questo disagio ha messo in moto centinaia di persone alla ricerca di un nuovo mondo possibile.
Abbiamo voluto avvicinarci a questo magma di esperienze ed energie perché abbiamo percepito che qui si gioca una sfida importante del presente, un prezioso sforzo di immaginazione collettiva di cui è così povero il nostro tempo.

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Cittadinanza

CittadinanzaFormare cittadini ibridi: sangue, suolo o scuola? La necessità di riformare la legge sulla concessione della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri è stata richiamata più volte negli ultimi anni da importanti figure istituzionali come il Presidente Napolitano, o dall’allora presidente della Camera Gianfranco Fini (sì, quello della legge Bossi-Fini), senza che ci fossero reazioni eccessivamente forti da parte dell’opinione pubblica o del mondo politico.
Oggi la legge che regola la cittadinanza (n. 91 del 5 febbraio 1992) prevede che chi nasce in Italia da genitori stranieri assuma la cittadinanza dei genitori e quindi il diritto di permanere in Italia, paese di nascita, è legato alla regolarità del permesso di soggiorno dei genitori. In Italia è il principio dello ius sanguinis che fonda l’italianità. Non basta essere nati in Italia, non basta aver frequentato la scuola italiana fin dall’infanzia, conoscere questo paese meglio di qualsiasi altro, parlarne la lingua o un dialetto: l’italianità è evidentemente ereditaria.
Giovanna Zincone ha spesso sottolineato la logica “familista” che esprime questa legge riservando un trattamento radicalmente diverso a chi, pur non avendo mai messo piede in Italia e non parlando una parola di italiano, è figlio/a o marito/moglie di un emigrato italiano all’estero. “Secondo la legge italiana, il sangue, per quanto diluito nel tempo, conta più di un’appartenenza voluta e provata. Basta provare di avere un discendente italiano, mentre la costante volontà di far parte della nazione di origine di solito non viene testata” (Zincone, 2006, p. 6). 
La necessità o quanto meno l’opportunità di intervenire sulla legge per agevolare chi nasce in Italia da genitori stranieri è una delle priorità che si è data la ministra dell’integrazione Kyenge, favorevole ad uno ius soli “temperato”, secondo cui chi nasce in Italia da genitori residenti regolarmente in Italia da almeno cinque anni, acquisirebbe automaticamente la cittadinanza italiana.

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Territoriali ed europei. Una prima sintesi da cui partire.

La protagonista di questa Summer School è stata la politica. Di certo questo è un tempo in cui essa non gode di grande reputazione. Eppure in questi giorni non ne abbiamo celebrato l'ennesimo processo, ma anzi abbiamo provato a dare forma ad un piccolo atto d'amore nei suoi confronti.

Abbiamo descritto, cito uno degli interventi di ieri, la politica e le forme della politica come uno spazio urbano (e rurale) che ha bisogno di essere ripensato, riqualificato. Certamente attraverso percorsi sempre più collettivi, laddove invece vediamo crescere attorno a noi - ad ogni livello - sentimenti di spaesamento e spinte di natura individualista.
Abbiamo accettato di confrontarci con la contemporaneità. Quella della crisi della rappresentanza, della forma partito e più in generale di tutti corpi intermedi, delle categorie interpretative del '900, della curiosità che deve stare alla base dell'agire politico. Abbiamo provato - o almeno abbiamo cominciato - ad interpretare l'auspicio di Annah Arendt di essere "presenti al proprio tempo", condizione fondamentale per sviluppare una narrazione coinvolgente, risultato di quel racconto del reale che sta alla base sia del documentario sociale sia dell'inchiesta politica. Raccontare cosa sta succedendo attorno a noi (parlando dei processi, delle trasformazioni, dello scontro fra tradizione e modernità, della corruzione culturale che abbiamo visto diventare condizione comune negli ultimi vent'anni, di storie e geografie solo apparentemente lontane) è il primo passo per inquadrare il percorso successivo da intraprendere.

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Territoriali ed europei. Nuovi paradigmi per abitare il presente.

Monte di Mezzocorona (Trentino), 23, 24, 25 agosto 2013

Summer school promossa dall'Associazione Politica Responsabile in collaborazione con i Giovani Democratici

Se oggi la politica è in grave difficoltà, questo non è semplicemente il risultato del venir meno delle tradizionali forme di comunicazione fra i cittadini e le istituzioni. La crisi dei corpi intermedi è in primo luogo riconducibile alla fatica di sguardo verso una realtà in rapida trasformazione, all’elaborazione di un pensiero – per usare la bella espressione di Hannah Arendt – in grado di essere “presenti al proprio tempo”.

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