Belluno: una provincia scomoda

"Si immagini una casa abitata da sette inquilini. Una vecchia casa di montagna dai soffitti bassi, pensati apposta per non disperdere il calore. [...]" Comincia così, in forma di racconto, l'editoriale di Simone Gasperin. Se nelle ultime due settimane il tema in discussione era la comparazione fra modelli autonomistici europei - con sullo sfondo ipotesi secessioniste -,  da oggi su Politica Responsabile si parla di referundum per l'annessione, di terre alte e della possibile nascita di una nuova provincia autonoma al confine con il Trentino-Alto Adige. Si parte da Belluno per arrivare alle caratteristiche che accomunano i territori montani.

Si immagini una casa abitata da sette inquilini. Una vecchia casa di montagna dai soffitti bassi, pensati apposta per non disperdere il calore. Fra questi sette coinquilini un uomo molto alto soffriva il disagio quotidiano di vivere in uno spazio pensato su misura d’altri, dalla lunghezza dei letti all’altezza delle porte. Il denaro non sarebbe mancato per ristrutturare l’edificio, ma la regola delle decisioni a maggioranza comportava che i soldi a disposizione venissero preferibilmente investiti per l’acquisto di un nuovo apparecchio radiofonico piuttosto che per una vasca da bagno più grande. Un’ingiustizia che lo sfortunato gigante sentiva ancor più grande per il fatto che i cugini della palazzina affianco, anch’essi spilungoni, da tempo si erano costruiti dei monolocali accoglienti e consoni alle loro specifiche esigenze.
Si immagini ora un territorio quasi totalmente montano di 213.474 abitanti, agglomerato in una regione di quasi 5 milioni di abitanti, per l’80% pianeggiante o collinare. Questo non è l’inizio di un racconto, bensì la cronaca quotidiana della provincia di Belluno. In questo caso non ci sono letti troppo corti o soffitti troppo bassi, ma una differenza di 8 gradi nella temperatura media invernale tra Belluno e Vittorio Veneto, ed i problemi di un territorio discontinuo e soggetto a frane e smottamenti. A questi fattori dovuti al clima ed alla conformazione orografica si accompagnano maggiori costi per il riscaldamento, la puntuale necessità di ripulire le strade dalla neve, maggiori difficoltà di trasporto, più alti costi per le imprese ed i servizi e tutte le difficoltà che normalmente comporta il vivere, lavorare e fare impresa in un territorio montano e quindi poco accessibile. Chi subisce maggiormente tutto questo è naturalmente la popolazione locale, il cui saldo naturale risulta negativo dal 1990 (ogni anno ci sono circa 800 morti in più di coloro che nascono), e il cui indice di nuzialità e fecondità è il più basso fra tutte le province venete. Il crollo demografico, unito all’abbandono del territorio (a Selva di Cadore il 78,7% delle abitazioni risultano non occupate) comporta inoltre effetti devastanti sul piano della tutela del territorio e delle comunità locali (tra cui quelle ladine), in stridente contrasto con il contenuto degli articoli 6 e 9 della Costituzione italiana.

La drammaticità delle sopracitate problematiche emerge chiaramente nel guardare ai fenomeni referendari di annessione che hanno recentemente interessato i comuni limitrofi alle Province autonome di Bolzano e Trento, realtà evidentemente caratterizzate da simili condizioni territoriali e di contesto, ma da ben diverse prestazioni da un punto di vista economico e sociale. Nel presente contesto istituzionale è infatti impossibile pensare che un misero 4% degli elettori totali possa influenzare il processo decisionale al punto da indurre la Regione Veneto a pianificare specifiche politiche per la montagna, diverse da quelle di carattere precipuamente urbano e di agricoltura intensiva, realizzate in presenza di infrastrutture sviluppate. Servirebbero invece specifiche politiche per il territorio montano. Servirebbero inoltre risorse per l’implementazione delle stesse. Si prenda il confronto con la provincia di Bolzano, la cui popolazione è due volte e mezzo quella di Belluno e le cui entrate fiscali si aggirano intorno ai 5 miliardi di euro, contro i circa 80 milioni della provincia di Belluno. In proporzione esse sono 25 volte maggiori, nonostante il carico fiscale pro-capite sia pressoché identico. Inoltre, lo scenario è destinato a peggiorare ulteriormente, vista la dipendenza dai trasferimenti da parte dello Stato centrale, i quali hanno recentemente subito gli ennesimi indiscriminati tagli lineari, come illustrato in precedenza da Sergio Reolon su questo sito.

La recente proposta di legge costituzionale "Istituzione della provincia speciale montana di Belluno", presentata dagli onorevoli Bressa e De Menech lo scorso 20 marzo, giunge con opportuno tempismo in un momento di discussione bipartisan sul tema delle riforme istituzionali. Tale iniziativa di legge prevede la delega alla provincia di Belluno di competenze amministrative su materie come governo del territorio, tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, turismo, politiche del lavoro, difesa del suolo e governo del demanio idrico, agricoltura, trasporto pubblico, tutela delle minoranze linguistiche, servizi alla persona ed altro. La Regione rimarrebbe dunque in possesso di competenze quali la pianificazione generale della sanità, il trasporto ferroviario regionale ed altre competenze di pianificazione generale, salvo quelle improntate ai servizi di prossimità. Sul versante fiscale, necessario al finanziamento delle funzioni amministrative, la provincia speciale gestirebbe una quota “pari a otto decimi del gettito dei tributi erariali e regionali percepiti nel corrispondente territorio provinciale”. Come precisato dall’on. De Menech (di cui si riporta un estratto della cortese corrispondenza via email): “La riforma parla di una provincia autonoma dentro il Veneto”, una tappa necessaria di un percorso che porti la provincia di Belluno ad un congiungimento con Trento e Bolzano, obiettivo che “cambia i loro confini e quindi deve prevedere una partecipazione attiva dei cugini”.
L’analogia dei cugini che apre e chiude l’articolo intende sottolineare quel particolare legame affettivo che ci lega ai nostri preziosi territori montani. Un sentimento splendidamente espresso da una citazione in lingua greca incisa sul sarcofago dell’eques romano Gaio Flavio Ostilio Sertoriano (tradotta poi in latino dall’umanista bellunese Pierio Valeriano): “Vigila, vale, montium semper memor”.

giovedì, 17 giugno 2013 - Simone Gasperin