Fare politica oggi

La politica non gode certo in questi giorni di una grande reputazione. Una crescente e generalizzata distanza dai cittadini, l'accusa di non dare risposte ai problemi dei territori, le critiche alla Casta. I partiti soffrono delle stesse gravi difficoltà. Dentro questo contesto è bene provare a raccontare anche qualche storia in controtendenza, qualche esperienza che faccia riflettere sul vero significato del "fare politica". Questa è la storia della campagna elettorale dello scorso febbraio nel collegio senatoriale della Valsugana raccontata da un giovane tesserato del Partito Democratico.

“Possiamo farcela. Dobbiamo crederci e lavorare insieme”. Così si presentò il senatore Giorgio Tonini al direttivo del Circolo PD della Bassa Valsugana due giorni dopo la presentazione formale della sua candidatura a nome della coalizione del “centrosinistra autonomista” nel collegio del Trentino orientale. Tutti conoscevamo le posizioni “nazionali” del senatore così come tutti avevamo presente il suo curriculum di rappresentante impegnato e deciso nelle istituzioni romane, con particolare attenzione agli Esteri. Ognuno di noi aveva giudizi diversi sui grandi temi dell'attualità politica. Chi sosteneva in pieno le tesi montiane, chi conservava forti perplessità sull'azione del governo tecnico. Nessuno pensava di trovare un interlocutore informato sui temi che attanagliano la martoriata Valsugana, spesso descritta come figlia di un dio minore, confinata dalle cartine e non solo ai margini, a due passi dal Veneto e al di là delle Colonne d’Ercole “de Trént”.  Per certi versi non parte di una rete di territori che possa permettere di fuggire al pericolo del “Trentino piccolo e solo” paventato qualche decennio fa da Bruno Kessler.

Abbiamo iniziato a credere di potercela fare, di poter costruire finalmente un progetto coalizionale autorevole che sappia confrontarsi con la popolazione, che sappia raccoglierne le istanze e che, soprattutto, dia finalmente una serie importante di risposte. Abbiamo iniziato a lavorare fianco a fianco - PD, PATT ed UPT - nei mercati, negli incontri, nelle piazze. Siamo usciti dall’autoreferenzialità che molte volte ci ha caratterizzato per provare a sfatare quello stereotipo che i media, e gli stessi cittadini, avevano regalato alla Valsugana, dipingendola come terra natìa della Lega trentina e fortino del berlusconismo. Ci siamo dimenticati per troppo tempo di aver ospitato i natali dello statista De Gasperi e abbiamo avvalorato le tesi che i piccoli artigiani ed i piccoli imprenditori edili non potessero decidere di votare i presunti eredi del comunismo. Si era cercato di ovviare - sbagliando - al problema con candidature “di centro”, calate dall’alto come assi vincenti ma mai minimamente collegate al territorio. Si è lasciato così campo libero ai vari Santini e Gubert. Avevamo paura delle nostre idee ma prima ancora della nostra gente. Per diverso tempo abbiamo evitato il confronto sicuri rimanendo nei nostri fortini. Messi alle strette da una condizione economica che ci vede in ginocchio abbiamo fatto appello ad idee e coraggio: abbiamo finito di parlare ai campanili e ai piccoli orticelli, abbiamo alzato l’asticella culturale e dell'elaborazione politica.

Ho visto - da giovane incuriosito dalla politica - la carica che solo la passione e la dedizione al bene comune possono trasmettere. Nel collaborare in questa campagna elettorale ero in compagnia di un militante di lungo corso, i cui occhi brillavano durante i confronti più concitati. Ho appreso, in prima persona, le problematiche della gente e ho provato a sfatare i tanti miti dell’antipolitica, ricevendo complimenti ed insulti. Con maggior insistenza i secondi. Lavorando sul territorio si capisce subito che nessuno vuole più credere alle favole, e che le delusioni che segnano la vita quotidiana diventano mitologie difficili da combattere con il buon senso. Tonini c’è sempre stato: c’era fuori dai cancelli delle fabbriche, nei mercati, nelle inaugurazioni. Con idee chiare quanto pragmatiche. Con il pensiero volto ad una viabilità che sappia affrontare e risolvere, in collaborazione con il Veneto, gli annosi problemi della SS47. Con imprenditori che esigevano risposte ad una crisi che sta facendo crollare un intero settore come quello edile che costituiva il volano vero dell’economia locale. Non ci sono bacchette magiche o soluzioni preconfezionate, il confronto – che per troppo tempo è mancato - è l’inizio per costruire risposte che partano da dati di fatto reali. ?Il Senato forse non risolverà tutti i problemi e non sarà decisivo per i destini del Trentino orientale ma provare a cambiare è un imperativo a cui la politica non si può sottrarre in questo frangente storico. E noi, parte della coalizione del centrosinistra autonomista, abbiamo dimostrato che non dobbiamo avere paura dei nostri valori, delle proposte e del confronto. Tutto ciò è il sale della nostra crescita, il cemento con cui rinforzare le fondamenta di una nuova proposta politica e amministrativa. Lavorando fianco a fianco siamo fuggiti ai tatticismi e abbiamo affrontato di petto i problemi in sinergia fra le diverse forze ed i diversi territori, sotto la supervisione del candidato al Senato.

Spero che ciascuno di noi abbia capito che i contenuti dei programmi e le prospettive politiche vengono prima dei nomi. Che si può vincere anche quando sulla carta si è dati per perdenti fino al giorno precedente al voto se e solo se si lavora assieme, facendo prevalere ciò che ci unisce in termini propositivi più che ciò che ci divide in termini puramente distruttivi. Certo è un lavoro di costruzione che richiede tempo ed è fatto di fasi dure e faticose, ma rinunciarvi farà prevalere lo stile del “ghe pensi mi” o l’antipolitica. Per immaginare il futuro serve accettare la complessità, fatta anche da scontri d'idee. Quella complessità che nel Trentino orientale ci ha permesso di uscire da vent’anni di dominio berlusconiano costruendo un'alternativa vera.  La stessa che serve per guardare con fiducia al domani dell'intero Trentino.

giovedì, 22 aprile 2013 - Giacomo Pasquazzo