Un progetto politico per le Alpi

alpsDalla cooperazione transfrontaliera allo sviluppo condiviso e alle strategie macroregionali. La frammentazione e la variabilità delle competenze amministrative inducono a un ripensamento generale della gestione dei territori alpini. Un passo ulteriore, forse indispensabile, è quello di  creare le condizioni per un progetto politico condiviso per le aree montane nella regione alpina.

Le Alpi: 190.000 km2 con-divisi da 8 Paesi, 14 milioni di abitanti, quasi 6000 comuni.

Una continuità, quella alpina, mai formalizzata ma storicamente estremamente forte nella percezione e nelle relazioni delle popolazioni residenti. Lo esprime benissimo il Tönle di Mario Rigoni Stern, per cui "i confini non erano mai esistiti se non come guardie da pagare o gendarmi da evitare".

Il processo di formazione degli attuali Stati nazionali, con la spartizione territoriale lungo i crinali spartiacque, ha contribuito alla frantumazione di quella continuità e limitato in misura considerevole i diritti di autonomia e autogoverno di cui godevano molte vallate alpine, alcune delle quali sono state relegate a zone periferiche.

Oggi, nonostante il contesto europeo abbia contribuito ad affievolire la portata dei confini nazionali, le differenze socio-economiche all'interno dell'arco alpino, anche e soprattutto all'interno degli stessi Stati nazionali sono ancora macroscopiche. E questo vale soprattutto in Italia, il Paese su cui si affaccia tutto il versante meridionale delle Alpi.

Lo dimostrano due dati: 0,4% e -26,7% si riferiscono all'andamento della popolazione dei comuni della media montagna tra il 2000 e il 2006 rispettivamente in Provincia di Trento e nella confinante Provincia di Belluno. Da una parte dei passi dolomitici su cui si corre sistematicamente il Giro d'Italia una montagna che mantiene la sua popolazione, dall'altra parte territori che ne perdono oltre un quarto in pochi anni.

Fatte salve le eccezioni delle Province Autonome di Trento e Bolzano e della Regione Autonoma della Valle d'Aosta, in Italia le Alpi sono oggi governate dalla pianura. E questo avviene anche in regioni a statuto speciale, come nel caso del Friuli-Venezia Giulia. La montagna, al di fuori di queste eccezioni, è periferia ed è spesso considerata un peso, un fardello, un'area marginale. Le politiche territoriali sembrano limitarsi a fare in modo che essa gravi il meno possibile sulle risorse globali.

Laddove esistono invece forme più marcate di autonomia amministrativa, invece, la marginalizzazione rispetto ai centri di potere situati in pianura appare assumere contorni molto meno marcati. Sarà un caso che in Italia le politiche più efficaci per la montagna siano state realizzate dalle Province Autonome di Trento e Bolzano? Sicuramente dobbiamo interrogarci su questo. Territori interamente montani ai quali sono state attribuite svariate e vitali competenze  e che hanno quindi la possibilità, e gli strumenti per trattare e cooperare con i territori limitrofi e le aree di pianura in un rapporto orizzontale e non verticale, sviluppando una cultura politica di cui beneficia la montagna.

È dunque necessario e urgente un ripensamento generale della gestione dei territori alpini, soprattutto in Italia. Un passo ulteriore, quello di  creare le condizioni per un progetto politico condiviso per le aree montane nelle regioni alpine, sembra altresì indispensabile.

Nonostante anche a livello comunitario continui a mancare una politica complessiva per la montagna, si assiste tuttavia ad un intensificarsi del dibattito e all'attuazione di nuove forme di cooperazione transfrontaliera di alcuni territori (anche in zone alpine) che, a prescindere dalla forma di organizzazione interna, possono contribuire ad attuare politiche di sviluppo condivise delle aree di confine. I GECT (Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale) e la recente istituzione del GECT Euregio Tirolo-Alto-Adige-Trentino, ne sono probabilmente l'esempio più lampante.

Il dibattito prosegue ora sulla possibilità di elaborare una cosidetta "strategia macroregionale". Dopo quelle relative al Baltico e al  Danubio, di recente istituzione,  la prossima sarà dedicata alle Alpi? E se sì, con quale ambito di applicazione? L'area montana in senso stretto, delimitata dalla Convenzione delle Alpi, o un'area molto più vasta che comprenda anche le grandi metropoli circostanti, da Milano a Monaco passando per Lione? La questione è tutt'altro che accademica ed è attualmente oggetto di dibattito in più sedi (Convenzione delle Alpi, Arge Alp, Spazio Alpino).

Ma, a prescindere da questi sviluppi, il punto fondamentale rimane un altro: alla costruzione delle cornici istituzionali deve necessariamente seguire un'effettiva volontà di cooperazione a livello economico e politico, per superare le tante barriere ancora presenti e trasferire anche nella vita quotidiana di chi abita le Alpi l'effettiva sensazione di essere cittadini di un'unica regione.

giovedì, 13 giugno 2011 - Marcella Morandini