Social network per cosa

rete politica responsabileCosa dire. A cosa dare precedenza. Nell'agorà il cosa è importante. Come in parlamento, anche nell'agorà le priorità in agenda sono fondamentali. Fare politica è anche discernere le questioni che "dovrebbero interessare" i più da quelle che dovrebbero interessare un'esigua minoranza se non, addirittura, un singolo. Ma anche il come e l'attraverso cosa è altrettanto importante. Se i temi, affrontati anche da questo sito, non vengono tradotti e comunicati ai più a che servono? Non si verrebbe, forse, ad aumentare il divario su chi ragiona attorno alla cosa pubblica e chi viene lasciato ai margini?

Norberto Bobbio, tra i diversi binomi arrugginiti che animarono la differenza tra destra e sinistra nel secolo scorso (struttura/persona, fare/pensare, guerra/pace, divario/redistribuzione, privato/pubblico) coniò, con la capacità di sintesi che gli era propria, disuguaglianza/uguaglianza. Ebbene il filosofare in ristretti cerchi culturali, come rischia d'essere il nostro esperimento, marca la disuguaglianza tra noi e chi non v'ha accesso (mediatico, culturale, temporale).
Coloro che sino a pochi anni fa sognavano l'uguaglianza (di opportunità, per dirla con Sen) son rimasti, semplicemente, senza parole. Per due motivi. Perché sono state usate (od abusate) per favorire il contrario, la diseguaglianza o, meglio, divario e perché s'è creato un mondo, con l'avvento della Tv commerciale, che ci rende estranei al mondo reale. Ed è forse anche per questo che bisogniamo di uno spazio virtuale.
Mi spiego. Recentemente stavo seduto in treno sulla tratta Verona Milano e sfogliavo un quotidiano generalista a distribuzione gratuita che distribuiscono nelle stazioni ferroviarie. Nella presentazione v'era scritto: "un giornale che parla a tutti, senza alcun intellettualismo". La signora che mi stava di fronte, da lì a cinque minuti, voleva conversare e mi chiese dell'ultima puntata della De Filippi. Non sapevo come interloquire.
Chi lavora per l'uguaglianza oggi? Il circo mediatico per il matrimonio di William e Kate e la beatificazione del Papa o il world social forum? Tutti i nostri www o il giornale generalista che ha raggiunto un milione di copie di diffusione in tutta Italia senza un solo approfondimento?
Come riprendere contatto con i più? Forse scendendo dai piedistalli dei docenti; forse con un linguaggio più semplice, con discorsi più brevi, capaci di premessa e di sintesi. Gesù di Nazareth, per collegarmi alla tesi precedente, non parlava alle folle con delle novelle? Passando irriverentemente dal sacro al profano pensiamo che le barzellette del premier siano impreviste?
Insomma, siamo in grado, a partire dal discorrere quotidiano di trovare vie e modalità che non rimarchino sempre la disuguaglianza tra pochi ed i più? Il governo nazionale sorto anche con l'apporto della Tv commerciale sa bene come interloquire ma chi sta all'opposizione, come il sottoscritto, perché fatica a riconosce la sua incapacità, i suoi limiti a riguardo? La tesi rimane aperta.
Sull'attraverso cosa mi permetto di contraddire quanto sopra e salire sul piedistallo spodestando addirittura Zygmunt Bauman che, a breve, tornerà al festival dell'economia di Trento. Il suo ultimo libro "Il trionfo dell'esibizionismo nell'era dei social network" nasce antico e non tiene affatto conto delle trasformazioni che il web ed i social network hanno portato e permesso, compresa quella "rivoluzione mediterranea" che ha mandato all'aria parecchie certezze.
Chi non ha il controllo scientifico e quasi totale sul digitale terrestre deve cercare di abitare tutti gli altri canali di comunicazione. Io mi trovo in palese difficoltà ad interloquire con la signora del treno ma mi trovo molto a mio agio, a differenza del sociologo polacco, con facebook. Trattasi di reti di fan molto vaste che, per chi ha saputo abitarle sin dall'inizio, offrono numeri simili al giornalino generalista di cui sopra. Saviano, Strada, Travaglio e Grillo sono certamente tra i più ricercati e digitati tra gli extraparlamentari. Certo. Veicolano forse più proteste che proposte ma i leader parlamentari dell'opposizione, stando ai numeri ed ai raffronti, disertano letteralmente non solo le piazze reali ma anche quelle virtuali. I segretari o i partiti d'opposizione dovrebbero avere uno e più motivi per abitare queste reti perché sono frequentate da giovani, non hanno nulla a che vedere con le ideologie del '900 e possono essere utili per grandi manifestazioni come hanno saputo fare con l'appuntamento del 13 febbraio "se non ora quando?".
Come per il giornalino generalista, manca spesso l' approfondimento che, peraltro, è una caratteristica del fan (on line ma anche davanti al tribunale di Milano) ma la condanna dello strumento, francamente, assomiglia molto ai preti che maledivano i binari o ai frati miniaturisti che vietavano la diffusione delle bibbie di Gutenberg. Una cosa è certa: l'attuale maggioranza bisogna meno di questi strumenti perché sa sin troppo bene cosa dire (altro che società liquida) e sa soprattutto come ed attraverso cosa comunicare.

giovedì, 02 maggio 2011 - Fabio Pipinato