Storia del futuro

Futuro"Propongo di mettere a tema una suggestione e di promuovere un dibattito che, politicamente, vuol essere "inattuale". Il tema è questo: quale sarà il Trentino del 2040? Cioè il Trentino che ci sarà, forse, auspicabilmente o purtroppo, fra trent'anni?"

Parlare di Storia del futuro sembra, semplicemente, un non-senso. Ma Storia è anche, alla lettera, racconto. Parlare di storia del futuro vuol dire ritrovare il valore, forse l'urgenza, del produrre narrazioni. Di raccontare a noi stessi chi siamo (esplorando quel concetto denso di equivoci e irriducibilmente plurale che è quello di identità), ma anche chi vogliamo diventare. Vuol dire rinunciare a formulare previsioni, ma analizzare tendenze e prefigurare scenari. Vuol dire preparare il nostro domani, esorcizzando paure e riappropriandoci del valore provocatorio e paradossale dell'utopia. Vuol dire assumere uno sguardo critico, o almeno consapevole, nei confronti della prevalente superficialità del mondo nel quale ci è dato vivere e in quella dittatura del presente nella quale "consumiamo" immagini, suoni, sensazioni, emozioni, informazioni. Viviamo in un divenire al quale dovremmo accostarci con un supplemento di pensiero e, forse, di anima. "Due to lack of interest - è stato scritto - tomorrow has been cancelled".

Dobbiamo evitare un pericolo e un malinteso: quello di arrivare al domani "per decorrenza dei termini"; per questo, è importante reinserire la riflessione sul futuro in una prospettiva storica, per quanto inedita e, per certi versi, paradossale. Non guardiamo al passato per celebrarlo o per nascondere un'incapacità di dare senso al presente, ma per cogliere le sue potenzialità ancora inespresse. Non rincorriamo le promesse vane del presente. Come dicevano Adorno e Horkheimer, non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze. Per questo stesso motivo, guardiamo al futuro con l'intenzione di rappresentarlo e, per quanto possibile, di farlo accadere.

E la politica, in questo contesto, che cosa fa? Sappiamo che cosa dovrebbe fare: dare risposte alle domande collettive e guidare la società verso il futuro. Forse, in parte, la politica di oggi è distratta da altre priorità e dalla ricerca di un'immediata redditività delle proprie azioni.

Propongo dunque di mettere a tema una suggestione e di promuovere su questo sito un dibattito che, politicamente, vuol essere "inattuale".
Il tema è questo: quale sarà il Trentino del 2040? Cioè il Trentino che ci sarà, forse, auspicabilmente o purtroppo, fra trent'anni? Senza suggerire ulteriori specificazioni oltre a queste suggestioni e senza particolari vincoli.
Il racconto dovrebbe scaturire da una "commistione" di apporti parziali, frutto di opinioni, saperi e sensibilità plurali, e proverà a mettere a confronto (cercando di fare sintesi) le prefigurazioni dei partecipanti al dibattito, per vedere quali siano le distanze, ma anche le convergenze, attorno ad un nucleo di significato (il futuro) a oggi indeterminato. Come dice Joan Busquets, che si è occupato del futuro di Trento, se il passato ha una propria forma, peculiare e irripetibile, il futuro no: siamo noi a dovergliela dare.

giovedì, 07 febbraio 2011 - Giorgio Antoniacomi