Memoria, istruzioni per l’uso

La persistenza della memoriaCome si costruisce la memoria? Come è meglio che venga utilizzata? Su questi problemi la riflessione diventa molto attuale e investe alcuni dei tormentoni di questa estate 2010 e in particolare l'ormai super citato articolo/inchiesta di Stella e di Rizzo sul Corriere della Sera.

Chi ha avuto occasione di riflettere sull'uso pubblico della memoria sa quanto la questione sia delicata. Questione delicata perché il frequente ricorso al concetto di memoria non è mai accompagnato ad una riflessione seria su cosa la stessa stia ad indicare, quale rapporto abbia con la storia e con le identità. A complicare il gioco si può osservare la rilevanza della costruzione della memoria come elemento costitutivo del discorso politico, sia esso finalizzato al rafforzamento di un'identità nazionale, di una comunità locale, di un movimento o di un partito. Questo genere di operazione, definitiva sbrigativamente "ideologica", è molto frequente e non può dirsi affatto tramontata. La crisi delle ideologie novecentesche sembra aver raffinato ancor di più l'esigenza di essere persuasivi sfoderando un "proprio" patrimonio di memoria.

Il problema è quindi come si costruisce memoria, come la stessa viene utilizzata. Su questi aspetti la riflessione diventa molto più attuale e investe alcuni dei tormentoni di questa estate 2010.

Nell'ormai super citato articolo/inchiesta di Stella e di Rizzo, oltre a contenere un attacco frontale all'autonomia del Trentino, si insinua che la stessa abbia bisogno di una dose massiccia di memoria storica fabbricata ad hoc. Gli ingredienti sono semplici: da una parte cancellare Battisti e la tradizione risorgimentale/irredentistica,  dall'altra insistere su Hofer e la tirolesità del Trentino. Autori di questa colossale macchinazione sono gli autonomisti del PATT, mentre l'opinione pubblica trentina si accoda volentieri e per convenienza.

Il tormentone verrà probabilmente riproposto. Qualche mese fa si contrapponevano Schützen e Alpini.

Auspico che questa nostra discussione possa superare quella che mi appare come una semplificazione.

Propongo quindi due temi.

Il primo:

Apriamo seriamente una riflessione sulle "componenti" della nostra memoria collettiva. Non troveremo nulla di netto e scontato, ma tantissime e felicissime contraddizioni. Una terra di confine deve proprio a questo particolare "status" la sua ricchezza, la propria specificità. Diffidiamo di coloro che vogliono rappresentare con un solo colore la "carta delle memorie" del Trentino. A maggior ragione, se tale "carta" si inserisce in un orizzonte più ampio, cogliendo pienamente la ricchezza del contesto alpino, spostandosi verso nord e verso sud, verso est e verso ovest.

Il secondo:

Ragioniamo sull'uso pubblico della storia e della memoria. Facciamolo seriamente. Ho letto la proposta della UIL scuola per un corso di storia del Trentino "non ideologico" e vi ho trovato tantissima ideologia. Provo la stessa sensazione di fronte all'unilateralità di chi vede solamente Andreas Hofer primeggiare negli ultimi due secoli di storia.

Cominciamo a liberare il dibattito da queste sterili contrapposizioni. Discutiamo laicamente di come il Trentino ha coltivato la propria idea di memoria, quanto abbiano agito in profondità gli apparati dei nazionalismi, quanto abbia resistito (spesso chiudendosi) la dimensione locale, come le politiche culturali agiscono in questo campo. Salvaguardiamo il potenziale di ricchezza e di pluralismo che questa memoria mette in campo. Senza aver paura di inserire tali riferimenti culturali a favore di una "nuova politica".

 

 

 

 

giovedì, 01 settembre 2010 - Giuseppe Ferrandi