Autonomia come antidoto alla "pianurizzazione"

Territorialità non significa localismo. Il localismo è la degenerazione più pericolosa della territorialità. Quando parlo di localismo parlo di chiusura verso l’esterno, di incapacità di cogliere le opportunità che vengono da fuori. Territorialità è invece la capacità di costruire una proposta politica e di governo adeguata a valorizzare il nostro sistema in chiave globale, partendo dalle risorse e dalle vocazioni del nostro territorio, che deve essere il primo fattore di competitività. Siamo un territorio piccolo, montuoso, verticale. Se non saremo capaci di evitare nel pensiero e nelle pratiche il rischio di una progressiva “pianurizzazione” saremo destinati all’anonimato.

Questo vale soprattutto per il nostro paesaggio e per la nostra agricoltura. Il paesaggio è come un puzzle. La bellezza quasi scontata dell’immagine sulla scatola nasconde la fatica e l’impegno necessari per incastrare insieme migliaia di pezzi. E’ necessario investire su un’agricoltura di eccellenza, capace di farsi ambasciatrice del nostro territorio nel mondo. Agricoltura intesa come fenomeno culturale, capace di connettere tradizione e innovazione; ma anche agricoltura come settore produttivo in costante crescita e come attività di tutela e valorizzazione del nostro territorio e del nostro paesaggio.
L’agricoltura delle terre alte è metafora del nostro presente. In un momento di contrazione delle risorse e del reddito agricolo, lo sviluppo dell’agricoltura deve passare attraverso il riconoscimento del valore dell’agricoltura di montagna. C’è bisogno di scelte mirate, che valorizzino le produzioni tipiche, che incentivino l’eccellenza, che supportino l’attività agricola di versante, le filiere corte, e i paesaggi rurali. Questo passa attraverso il supporto delle piccole imprese artigiane, attraverso un nuovo patto di sviluppo agricolo tra la Provincia, la cooperazione e i soggetti privati, attraverso una strategia di sviluppo integrato tra agricoltura e turismo. Passa soprattutto attraverso il riconoscimento sociale degli operatori agricoli quali “coltivatori di paesaggio” e da scelte capaci di orientarsi strategicamente verso una visione di riconoscibilità territoriale e sostenibilità. Il rischio è l’abbandono del territorio. Servono consapevolezza, conoscenza e scelte adeguate rivolte al futuro e non al consenso immediato.

Che si parli di agricoltura, di turismo, di politiche sociali, di sostegno all’occupazione e alla produttività, di ricerca, di formazione, il Trentino ha il dovere di essere un laboratorio innovativo contro la verticalizzazione dei processi decisionali e contro il pensiero unico del centralismo. L’Autonomia, come l’agricoltura di montagna, deve essere l’antidoto alla “pianurizzazione” del pensiero e delle pratiche. E’ compito nostro far conoscere a tutti i livelli i caratteri ed i valori della nostra Autonomia, perché solo noi, in questo frangente sospeso tra spinte centraliste e spinte indipendentiste, possiamo dare allo Stato e all’Europa la dimostrazione del valore della diversità, della specialità e dell’autogoverno dei territori.

*Traccia dell'intervento tenuto all'interno dell'incontro "180 secondi per il Trentino".
*Luca Paolazzi è segretario del Circolo del PDT di Lavis, Presidente dell’Ass. Imperial Wines.



 

 

 

giovedì, 07 dicembre 2014 - Luca Paolazzi