La politica e le sette giare

Non parlerò direttamente del Trentino e del suo futuro, come richiederebbe il titolo dell’incontro. Apparentemente non farò proposte concrete, solo perché forse dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che anche il metodo, soprattutto in politica, è a tutti gli effetti sostanza. Farò un passo indietro per provarne a fare due avanti. Abbiamo la necessità – oggi più che mai – di confrontarci sul come fare prima che sul cosa fare. ‎Solo in questa maniera possiamo immaginare di ricreare – in un contesto sociale e culturale tanto sfilacciati – le condizioni sufficienti (e obbligatorie) per lo sviluppo di un’azione politica capace di visioni e progettualità, non arroccata in una dimensione prevalentemente tattica e dai tratti fortemente personalistici. E’ solo così che pensiero e azione (lo slancio ideale e il pragmatismo) non diventano opzioni contrapposte ma attori sinergici del cambiamento, rimanendo altrimenti deboli e parziali se separati uno dall’altro.

Il Censis ci ha offerto ieri – attraverso una metafora fortemente simbolica – la fotografia dell’Italia, e di riflesso quella di ogni comunità, compresa la nostra. Sette giare impermeabili. I poteri sovranazionali. La politica nazionale. Le istituzioni. Le minoranze vitali. La gente del quotidiano. Il sommerso. I media. Vi consiglio di leggerne le brevi descrizioni per comprenderne appieno l’efficacia. La frammentazione della comunità (le sette giare che non comunicano tra loro, divise poi in tifoserie contrapposte e rumorose anche al loro interno) spaventa più del dato – altrettanto evidente e pericoloso – del capitale umano disperso o inagito che ne è diretta conseguenza.

Lì dove mancano relazioni quotidiane, conflitti che sappiano essere generativi, incrocio di sguardi diversi che producano immaginari collettivi manca lo spazio per valorizzare le competenze, i sogni, le vocazioni. Manca la Politica, incapace oggi di assolvere al suo compito di guida e di promotrice dell’interesse comune.

Fatto il passo indietro, di analisi dello stato dell’arte, quelli in avanti sono i più difficili, perché dipendono dalla volontà di essere compiuti. Non basta a questo punto l’elaborazione teorica ma serve la pratica, la messa alla prova del processo politico. Il 2015 sarà a detta di tutti l’anno della sharing economy e quindi dell’elemento economico e sociale garantito dalla condivisione. La stessa condivisione che la Politica deve cercare e promuovere – ad ogni livello – per, rimanendo in metafora, rompere le sette giare e riapprocciarsi alla propria comunità di riferimento con una rinnovata credibilità.

Fatta questa premessa – e dato per scontato un approccio alla Politica mutato anche a livello locale – è auspicabile immaginare un clima più adatto per iniziare la discussione attorno alle prospettive future del Trentino e della sua Autonomia. Provvisoria – è bene ricordarlo – non solo perché vittima di attacchi esterni ad opera di un Governo fortemente centralista, ma anche perché incapace di vivere le trasformazioni in atto proponendosi nuovamente come anomalia politica da osservare con curiosità.

*Traccia dell'intervento tenuto all'interno dell'incontro "180secondi per il Trentino".

giovedì, 07 dicembre 2014 - Federico Zappini