Meno Provincia, meno Comuni

Alessandro Olivi

Puntuali e ricorrenti sono le riflessioni che il Direttore Giovanetti dedica ai suoi lettorisul tema dell’articolazione dei poteri in Provincia di Trento e sull’esigenza di costruire un rapporto maturo tra il centro e la periferia.
Nei tempi in cui, giustamente, i costi della politica sono all’ordine del giorno delle cronache giornalistiche, mi sembra corretto occuparsi non solo delle situazioni palesi ma rivolgersi anche alle distorsioni provocate dai tentativi di cambiamento del sistema istituzionale nel suo insieme che non hanno esplicato piene potenzialità.
C’è una comune constatazione che tiene insieme il contrastato dibattito di questi anni. Da un lato la presa d’atto dell’eccessiva invadenza dell’ente Provincia, corroborata da un quarantennio di competenze via via avocate dallo Stato e dalla Regione e dall’altro la frammentazione del sistema comunale, sempre più in affanno a reggere la sfida della qualità dei servizi pubblici territoriali.

Ora come dieci anni fa tra i due estremi bisogna trovare un punto di equilibrio, che deve tener conto anche dei cambiamenti imposti da una crisi economica rispetto alla quale le istituzioni pubbliche non hanno più alibi nel rinviare sine die la loro autoriforma. E’ pur vero che non siamo finora riusciti a concretizzare gli auspici insiti nella legge del 2006, ma va detto che l’introduzione dell’ente intermedio ha imposto ed accelerato il tema di una riorganizzazione dal basso dell’intelaiatura degli enti municpali. E’ un risultato di non poco conto perché sono inimmaginabili percorsi di accorpamento imposti dall’altro, così come le scelte che il governo provinciale andrà a fare nei prossimi mesi dovranno essere improntate ad un franco confronto con i territori tenendo presente che il sistema complessivo del Trentino regge se ad una Provincia autorevole si accompagna un’altrettanta forza e credibilità degli enti locali.
Accanto ad una Provincia che continuerà a svolgere un ruolo di programmazione e di indirizzo generale è necessario che si aiutino i Comuni meno strutturati a condividere processi decisionali su orizzonti più ampi della loro dimensione territoriale. Bisogna migliorare qualità e quantità dei servizi erogati a livello locale e le economie conseguibili con gestioni proiettate su ambiti più vasti devono essere efficientate ampliando le funzioni da svolgere in forma associata. Accanto a ciò è necessario però consolidare il livello di elaborazione politica affinché tra comuni contermini si definisca e si condivida la pianificazione urbanistica e le scelte di sviluppo locale in una logica improntata alla semplificazione ed alla linearità delle procedure. La dimensione sovracomunale dovrà essere riconsiderata su ambiti effettivamente omogenei in modo che integrazione gestionale e coordinamento politico siano espressione di una identità e di un senso di appartenenza realmente riconosciuti dai cittadini e che consenta ai territori così delineati di essere i naturali interlocutori dei processi negoziali con i soggetti politici, economici e sociali ivi operanti e con il livello istituzionale superiore.
Se abbiamo chiari questi obiettivi generali ritengo diventi più facile affrontare anche i temi dei contenitori (forma, natura, modalità, composizione) sui quali incardinare la riforma e se al termine del percorso avremo meno e nuovi Comuni sorti dalle aggregazioni saremo riusciti a ricomporre l’assetto istituzionale locale. Il limite che ha oggi la riforma istituzionale risiede nel non aver agito preventivamente e principalmente sulla riforma della Provincia che è rimasta troppo uguale a prima.
Solo garantendo un sostanziale e concreata migrazione dal centro alle periferie di poteri decisionali, competenze e capitale umano, la riforma realizzerà il fine per cui è stata progettata. Le Comunità devono diventare “incubatori” dei nuovi Comuni perché un’Autonomia che si ingessa nella stratificazione di tre livelli istituzionali non attua quel principio di sussidiarietà orizzontale che è garanzia di un Pubblica Amministrazione al servizio dei cittadini.

*L'Adige, 4 aprile 2014

giovedì, 05 aprile 2014 -