La lotta ai privilegi e il paradosso di questi giorni

Michele Nardelli

Da un paio di settimane in Trentino e in Alto Adige - Sud Tirolo non si parla d'altro: i vitalizi degli ex consiglieri regionali. E' accaduto che per effetto delle riforme che pure hanno ridimensionato nella nostra regione questi insopportabili privilegi, venissero liquidate cifre imbarazzanti ai titolari dei vitalizi, ben oltre i livelli contributivi corrisposti. Con l'esito paradossale che la prima Regione ad avere avuto il coraggio di mettere mano ai privilegi della politica si trova ora nell'occhio del ciclone, coinvolgendo in questo anche chi più di altri di tale processo riformatore è stato protagonista. E che le Regioni e il Parlamento Italiano che tali privilegi li hanno sin qui mantenuti si possano permettere di additare la nostra autonomia come un cattivo esempio. Semplicemente un rovesciamento della realtà che risulta insopportabile. D'altro canto, non c'è dubbio che l'effetto della legge del 2012, così come le scelte dell'Ufficio di Presidenza della Regione, abbiano contribuito a minare oltre misura la credibilità della politica. 

Era il 1993 quando come Solidarietà iniziammo la battaglia contro i privilegi della politica, con la raccolta di firme proprio per l'abolizione dei vitalizi, impegno che raggiunse i primi risultati concreti con la normativa del 1995 (legge Peterlini) attraverso la quale venivano cancellate le pensioni di invalidità e la 13a mensilità per i vitalizi, si portava a due legislature il requisito minimo per il vitalizio e si elevava ai 65 anni l'età per ottenerlo; successivamente - dopo tre disegni di legge respinti - con la legge Magnani (2004) venne approvato lo sgancio delle indennità da quelle dei parlamentari, il blocco degli aumenti automatici dei vitalizi, l'aggancio degli stessi ai versamenti realizzati, l'abolizione delle reversibilità per il futuro; e infine, nel 2008, vennero definitivamente cancellati i vitalizi a partire dalla XIV legislatura (quella da poco conclusa), fermi restando i diritti acquisiti. Sui quali si è provato ad intervenire - insieme con la riduzione delle indennità e la cancellazione della diaria - con la riforma del 2012.

Il fatto è che quando si fanno le cose sotto l'onda della demagogia e della fretta, l'esito non sempre è quello sperato, specie se la materia è tutt'altro che semplice, senza peraltro dimenticare che con lo stesso provvedimento legislativo le indennità dei consiglieri della Provincia Autonoma di Trento sono fra le più basse del paese. E questo nonostante che le nostre competenze legislative siano ben maggiori rispetto a quelle delle altre Regioni italiane.

Sul piano personale, nella campagna elettorale dell'autunno 2008 mi ero preso l'impegno - qualora eletto - di destinare il 50% dell'indennità consiliare per iniziative a favore della partecipazione, della formazione, della solidarietà internazionale, oltre al contributo al partito stabilito all'atto della candidatura. In soldoni, questo ha voluto dire che nell'arco di cinque anni di legislatura ho complessivamente versato circa 180.000 euro per queste finalità. Non l'ho mai sbandierato perché si trattava di una scelta personale (quand'anche politica) che riguardava la mia sensibilità e l'impegno con le persone che avevano condiviso insieme a me un patto di lavoro. Ma il dato non credo sia affatto trascurabile e non si è esaurito con la fine del mio mandato consiliare.

Ovviamente le scelte personali non possono eludere la necessità di mettere mano al provvedimento del 2012 e di rendere coerente l'assetto legislativo regionale su questa materia per far sì che l'impegno politico/istituzionale non sia occasione di arricchimento materiale, ma riconoscendo il lavoro e la responsabilità di chi è chiamato a gestire la nostra autonomia.

Ciò detto, non intendo nascondere la mia preoccupazione per il clima di questi giorni. Spero di essere smentito dalla realtà, ma temo che il moto di indignazione sollevato non avrà l'effetto di mettere in discussione i privilegi (della politica e non solo), bensì di assestare una nuova e ancora più forte spallata alla politica in quanto tale, che da questa prova non uscirà migliore, ma peggiore. In balia degli eventi e del clamore mediatico, incapace com'è di esprimere un profilo culturale nell'affrontare questo tempo fatto di fango e di grida manzoniane.

*www.michelenardelli.it, 8 marzo 2014

giovedì, 11 marzo 2014 -