Politica responsabile?

Marco Brunazzo

Larga parte del discorso con cui Matteo Renzi ha richiesto la fiducia alle Camere è stato dedicato all'Europa. A più riprese, il presidente del Consiglio ha ribadito la necessità che l'Italia non si faccia "dettare la linea dall’Europa", sostenendo che le misure di austerità proposte hanno aggravato la crisi più che contribuire a risolverla. Questi di Renzi sono te- mi che ritornano spesso nel dibattito politico, non solo italiano, e che saranno ancora più frequenti in vista delle elezioni europee del prossimo maggio. Eppure, sono temi a cui occorre guardare con la massima circospezione: Renzi ha ragione solo in parte. Al contempo, e soprattutto, le sue dichiarazioni possono aprire spazi a comportamenti irresponsabili che, se anche sul breve periodo sono elettoralmente redditizi, sul lungo sono semplicemente dannosi.
Dove Renzi ha ragione è che l’austerità da sola non ha aiutato i singoli Paesi e l’Europa a uscire dalla crisi. La situazione della Grecia, ma anche dell’Italia era e rimane così complicata da non poter essere risolta solamente con misure restrittive. Il premier dimentica però di sottolineare due aspetti essenziali, tra loro collegati. Il primo è che non c’è, in Europa, un tiranno cattivo che impone ai cittadini italiani inutili e costosi sacrifici.

Le decisioni europee non sono infatti la trasposizione in atti della volontà di un singolo governo o di una singola mente: sono il risultato di negoziazioni cui partecipano i governi, tra cui l’Italia, nonché molti altri attori e istituzioni.
Il secondo aspetto è che, se un Paese non ha un potere contrattuale adeguato, non deve prendersela con gli altri, ma interrogarsi su quali sia- no le condizioni per riuscire a sedersi con l’identica forza delle altre nazioni allo stesso tavolo. Una di tali condizioni si chiama credibilità. Mi spiace per Renzi (e anche per me come cittadino italiano): la credibilità del Paese non è ricuperati- le solo con dichiarazioni, ma attraverso il rispetto di trattati, alcuni dei quali firmati poco più di un anno fa.
Il premier continuerà probabilmente nelle sue esternazioni, perché nella fase in cui viviamo la critica superficiale alla Ue raccoglie più consensi della critica circostanziata. Le conseguenze di tale discorso saranno tuttavia percepibili sulla lunga distanza: in particolare contribuiranno a quel bisogno di «auto-assoluzione» cui anela l’Italia, rischiando di riaprire margini di azione per un ritorno a un cattivo uso delle risorse pubbliche. Per questo, il Trentino non deve seguire Renzi su una simile strada, allentando le politiche di responsabilità in ambito economico che sta cercando di seguire da almeno qualche anno (fatta eccezione per la vicenda dei vitalizi, ovviamente): i benefici a lungo termine saranno maggiori dei vantaggi a breve.

*Corriere del Trentino, 6 marzo 2014

giovedì, 08 marzo 2014 -