Fare città per combattere la crisi

Roberto Bortolotti

La crisi finanziaria sta congelando le città di tutto il mondo. E’un  dato di fatto ci obbliga a riflettere sulla gestione complessiva della realtà urbana negli ultimi decenni. Non si tratta solo di discutere sulle singole aree, quei vuoti urbanistici che, oltre a rappresentare l’assenza di decisioni, sono fonte di continui cambi di direzione.

La questione più impellente riguarda, a mio parere, la riflessione sulle sorti della città, su ciò che Trento può e vuole essere nei prossimi decenni. E sul come  intenda affrontare un crisi edilizia mai vista. Ritengo siano due  le direttrici da perseguire. Da una parte una riflessione sul “fare città” nei vuoti urbani che aspettano decisioni ormai da decenni. Mi riferisco non solo a Piazzale Sanseverino. All’Italcementi, al bubbone di Trento Nord ma anche a ciò che si farà al Ospedale esistente in Bolghera, ai destini delle aree militari a Mattarello, a S. Bartolomeo ed alle Ghiaie. Su questi buchi neri urbani ed urbanistici presenti e prossimi venturi penso sia necessario un ampio confronto  che coinvolga le menti migliori del capoluogo, la politica, gli Ordini professionali, l’Università, le categorie interessate. Si potrebbe così acquisire ed accumulare con concorsi progettuali le  idee più valide  da mettere su tavolo in un processo dal quale far uscire una strategia sostenibile sia dal punto di vista  sia economico che di disegno urbanistico. Sull’altro fronte  è necessario ripensare alle politiche di riuso degli edifici esistenti  in modo creativo mettendo in discussione le abituali politiche edilizie, bloccate nell’impasse della crisi. Pensiamo alle centinaia di migliaia di metri cubi vuoti nelle aree ormai dismesse in Via Brennero e in Via Bolzano , la cui riconversione industriale sarà impossibile. Mentre gli edifici vuoti rimangono ostaggio dei prezzi di mercato, è necessario trovare il modo di trasformare l'attuale instabilità in un punto di forza piuttosto che in un ostacolo. Vanno quindi ridiscusse in maniera originale le destinazioni e le modalità  d’uso nonché  le possibilità di riqualificazione e di  rottamazione. Vanno in definitiva ricercate nuove formule e occorre mettere in campo un urbanistica anti-crisi seguendo i migliori esempi che ci vengono dal Nord Europa. E’ una nuova urbanistica quella che ci dobbiamo inventare per resistere a una congiuntura economica devastante. Un'urbanistica che non crei solo  problemi come ora, ma che trovi soluzioni, che non blocchi la città con i suoi piani di piombo  ma che svolga il suo compito principale cioè quello di “fare città”. Per affrontare la crisi è infine necessario, a mio avviso, convocare una sorta di “stati generali della città” dai quali sono convinto emergerebbe una strada condivisa da percorrere con convinzione e determinazione. Perché questa volta o ne usciamo tutti assieme o non ne usciamo.

*Corriere del Trentino, 14 novembre 2013

giovedì, 14 novembre 2013 -