Il PD e la prospettiva territoriale

Luca Paolazzi

Il dibattito che si sta svolgendo sulle pagine di questo quotidiano in merito al ruolo del PD del Trentino dimostra come non ci sia solo una politica che si nutre di convenienze, di tattiche e di progetti a breve termine, ma che esiste ancora una politica capace di elaborare un pensiero lungo, idee, visioni e strategie.

Nelle prossime settimane il Partito Democratico del Trentino affronterà la propria stagione congressuale e questa potrà e dovrà essere l’occasione per innovare la propria forma partito e le proprie modalità di azione, elaborando un progetto territoriale ed un’idea condivisa del Trentino futuro. Questo a condizione di non omologare il dibattito locale alla “liturgia” nazionale ma, pur ribadendo la collocazione all’interno di una grande forza riformista nazionale ed europea, arricchendolo con la consapevolezza della nostra matrice autonoma territoriale e del ruolo che il Trentino può avere nel contesto delle regioni alpine. Sarebbe, al contrario, un’occasione sprecata.

Il Centrosinistra trentino – che ha saputo offrire domicilio comune alle diverse esperienze del riformismo, del popolarismo e dell’autonomismo di questa terra – ha rappresentato in questi anni una felice anomalia nel panorama politico del Nord Italia, nel quale il modello dominante è stato quello di una destra leghista e populista. Ha saputo – anche alla luce della fiducia accordatagli dagli elettori - governare la nostra Provincia facendosi interprete delle aspirazioni e della complessità della Comunità trentina, fatta di vocazione all'innovazione, all'apertura internazionale, alla solidarietà e all’equità, ma anche di valorizzazione paesaggistico-territoriale, di investimento in conoscenza e cultura, di responsabilità ed operosità.

Crediamo perciò fortemente nel ruolo del Centrosinistra Autonomista, certi che solo questa Coalizione, che ha saputo offrire stabilità di governo ed alti tassi di sviluppo al Trentino, può affrontare con responsabilità, esperienza e competenza le sfide di governo che ci attendono. Dobbiamo rafforzarne ulteriormente la dimensione politica, perché il suo successo sarà tale nella misura in cui le forze che la compongono non saranno legate esclusivamente da un accordo elettorale o di legislatura, ma sapranno aggregarsi attorno ad un patto per il governo dell’autonomia e ad un’idea del Trentino di domani. Non possiamo pensarci indipendentemente dagli altri, perché nessuno è autosufficiente a garantire una proposta di governo stabile. Dobbiamo pensare alla vocazione maggioritaria in riferimento all’intera coalizione, non ad un singolo partito. Questo presuppone la capacità di pensare alla politica come ad una pratica collettiva e alla coalizione stessa come ad un luogo di sintesi e di produzione di visioni future. Per questo è necessario da un lato condividere un’immagine del Trentino del futuro e dall’altro rafforzare il vincolo di coalizione in un patto federativo, senza temere la portata di quello stesso spirito innovativo che ha fatto del Trentino il laboratorio di una politica basata sulle persone, sulle idee, e sui territori, proprio per questo immune al berlusconismo e al leghismo.

Anche il Partito Democratico del Trentino, al pari della coalizione, deve essere a sua volta un grande ed ambizioso laboratorio, tanto a livello provinciale quanto nazionale. Il nostro partito può e deve rappresentare la principale forza di governo del Centrosinistra Autonomista, garantendo alla coalizione una visione progressista e riformista e contribuendo a dare al modello di autogoverno del Trentino una dimensione regionale, nazionale ed europea. Crediamo in un partito capace di interloquire con tutti i soggetti e gli interessi determinanti nel delineare le strategie di sviluppo del nostro sistema economico e territoriale; in grado di coniugare sviluppo, innovazione, inclusività, coesione ed equità sociale; in grado di ampliare ed estendere i diritti civili, sociali e politici a tutti, in un’accezione ampia ed inclusiva della cittadinanza, dove nessuno - per dirla con le parole del neoeletto sindaco di New York – resti indietro. Tutto questo attraverso l’innovazione e l’utilizzo degli strumenti di un’autonomia che dovrà essere sempre più integrale ed europea; attraverso un diffuso coinvolgimento dei territori e degli amministratori locali che sperimentano nella quotidianità il governo della complessità; attraverso la valorizzazione dei giovani e delle eccellenze che ad ogni livello popolano il nostro partito; mediante una partecipazione (anche via web) in grado di coinvolgere gli iscritti come i non, le categorie, gli interessi economici, i mondi accademici e disciplinari, i corpi intermedi (“la società di mezzo” per usare la definizione di De Rita), andando oltre una partecipazione intesa solo come esercizio plebiscitario volto alla selezione della classe dirigente e indirizzandola invece alla costruzione di visioni, idee e politiche condivise.

L'avvenire del Trentino non può essere disgiunto da quello dei territori a noi contigui, dell'Italia e dell'Europa. Fondamentali diventano le risposte che la politica saprà dare ai problemi che la crisi ci impone: lavoro, in particolare giovanile, formazione e cultura, sviluppo locale e tutela ambientale, semplificazione e innovazione del Welfare, equità e convivenza tra i popoli. Il ruolo del Partito Democratico del Trentino, in quanto legato a movimenti che operano a livello nazionale ed europeo, può essere determinante per elaborare politiche territoriali coerenti su questi grandi temi, sfruttando l’autonomia provinciale per fare del Trentino un laboratorio sociale, politico, amministrativo ed istituzionale.

*L'Adige, 7 novembre 2013

giovedì, 07 novembre 2013 -