Carceri

Chiara Bert

“Le nostre carceri scoppiano di poveracci e la società non è diventata più sicura”. Il senatore altoatesino Francesco Palermo lo dice dopo quattro ore di visita al carcere di Spini di Gardolo, ieri mattina, dove insieme all’avvocato Fabio Valcanover, storico esponente radicale, ha incontrato detenuti e agenti della polizia penitenziaria, in un momento dove il tema carceri è al centro del dibattito politico con la proposta di amnistia ed indulto lanciata dal Presidente della Repubblica Napolitano.

Palermo di penitenziari ne ha visti altri e quello di Spini, ammette, “è di gran lunga migliore”. Struttura nuova, inaugurata meno di due anni fa, sovraffollamento minimale (270 detenuti su una capienza di 240). Il senatore è stato particolarmente impressionato dal braccio femminile: “Non ne avevo mai visto uno e la differenza con il braccio maschile è abissale, perché le detenute sono molto meno rispetto alla capienza e perché tutto è più pulito, curato”. Il problema – avverte – è che “il carcere nuovo e moderno sta andando in peggio piuttosto che in meglio”. La struttura è infatti molto tecnologica, il che consente di risparmiare personale in primis per l’attività di sorveglianza dei detenuti, ma richiede al contempo un’alta manutenzione per tenere in funzione gli apparecchi. E non ci sono i soldi per farlo. “La Provincia – spiega Palermo – aveva un contratto di tre anni dall’attivazione, ora il contratto è scaduto e il ministero, che dovrebbe pagare, non ha le risorse”. Risultato: meno videocamere in funzione, meno possibilità di attività fuori dalle celle. “Manca personale e mancano progetti di reinserimento, quelli che l’ex direttrice aveva promesso nell’ultima visita di qualche anno fa”, denuncia l’avvocato Valcanover.

L’altro problema, di Spini come delle altre carceri, riguarda l’alta percentuale di detenuti per reati legati alla droga e all’immigrazione, di cui la stragrande maggioranza stranieri (sono il 72%). Dati che per Palermo impongono una riflessione profonda sulle norme penali in materia di di droga e immigrazione, “leggi che creano situazioni di degrado e delinquenza e alla fine non rendono la società meno pericolosa, perché in carcere entrano gli anelli deboli della catena”.

Dietro le sbarre si vive una situazione esplosiva gravissima, per far fronte alla quale, insiste il senatore, “provvedimenti di clemenza diventano necessari ma non bastano”. “L’amnistia è sempre un po’ una sconfitta ma la scelta oggi è tra due strade: costruire nuove carceri, ammesso che ci siano i soldi, e continuare su una logica repressiva che non funziona, oppure uscire da questa logica e ciò significa, nell’emergenza, anche l’amnistia o l’indulto”. “Ma se questi provvedimenti servono solo a svuotare un po’ le carceri, come nel 2006, tra qualche anno saremo punto e a capo. Se invece preludono a iniziative più strutturali, allora hanno un senso”. Ma sulla possibilità che questo processo si metta in moto, Palermo si mostra scettico: “Fino ad adesso abbiamo risposto con una logica protezionistica sulle droghe e falsamente repressiva sull’immigrazione, il risultato è che le carceri scoppiano di poveracci e la società non è più sicura. Sono temi poco popolari e a maggior ragione una grande coalizione come quella che oggi governa dovrebbe avere la forza di affrontare l’impopolarità, invece figuriamoci”.

Quanto al fatto che Berlusconi possa beneficiare di amnistia e indulto, motivo del duro attacco dei Cinque stelle a Napolitano, il senatore altoatesino ricorda che “sarà il governo a scrivere il contenuto del provvedimento, dunque a indicare i reati amnistiati o indultati. Il ministro ha detto che non riguarderanno Berlusconi, bisognerà fidarsi. Certo – conclude – è triste che in Italia di qualunque tema si parli, si leghi a Berlusconi”.

*Il Trentino, 15 ottobre 2013

giovedì, 16 ottobre 2013 -