Biblioteche

Roberto Bortolotti

La cultura può essere una grande risorsa ma per esserlo ha bisogno di una società che pensa e che ama pensare. La cultura invece soffre quando è attraversata dal brivido della polemica, quando è impiccata all'albero delle convenienze economiche, quando affoga nell'indecisione e quando viene buttata in farsa.

Il contesto di questa “commedia trentina” è una città in attesa da anni di una biblioteca universitaria. La montagna dell’indecisione  e dell’esitazione- soprattutto dell’Amministrazione comunale - alla fine ha partorito il topolino. Si sceglie la soluzione che sembra la più economica e si sposta la biblioteca alle Albere riutilizzando l’esistente scatola in costruzione del centro congressi. L’operazione genera non poche perplessità. La prima è di carattere urbanistico. La biblioteca universitaria sarà decentrata e lontana da qualunque facoltà, verrà localizzata in una zona non prevista dal PRG e necessiterà quindi di una variante specifica con le probabili e consuete lungaggini ormai croniche per il Comune di Trento. Una scelta quindi al di fuori di qualunque pianificazione, direi estemporanea ed improvvisata, che lascia nel vuoto delle indecisioni i destini di Piazzale Sanseverino e che avrà l’unico  vantaggio di animare, con il Muse, il quartiere delle Albere che altrimenti rischia seriamente di rimanere a lungo un pezzo di città morta. La seconda perplessità è di carattere architettonico. Ma davvero si pensa che una scatola già costruita per essere un centro congressi possa essere adattata a biblioteca universitaria facilmente e senza costi aggiuntivi? Io credo che gli edifici pubblici importanti nascano con un destino, e nonostante la matita di Renzo Piano, credo che un riadattamento del volume esistente sia comunque un costoso ripiego. Alla fine sarà sempre un centro congressi usato come una biblioteca con in carico i costi aggiuntivi di riprogettazione esecutiva e di adattamento alle nuove funzioni. La terza perplessità riguarda il modo in cui si giunge  a questa acquisizione. Vale a dire con il metodo dell’”acquisto di cosa futura” da privati. E’ questo un metodo che scavalca tutte le disposizioni del codice degli appalti  e che ancora una volta esclude l’imprenditoria e le professionalità trentine da  qualunque coinvolgimento e confronto, che di fatto le impoverisce e con loro impoverisce le casse del Trentino. E’ senz’altro vero, come sostiene Enrico Franco, che debbo scegliere fra un gioiello costoso ed uno più abbordabile, ma è vero anche che i conti si fanno alla fine, e la convenienza economica dell’operazione, se sommiamo i costi già sostenuti, i maggiori costi ed i minori incassi, è comunque da dimostrare. Credo comunque che una società che pensa debba legittimamente porsi questi interrogativi prima di imboccare facili scorciatoie che rischiano di portarci, con maggiore fatica e dispendio di energie, ancora una volta lontano dalla meta.

*Corriere del Trentino, 26 settembre 2013

giovedì, 27 settembre 2013 -