Cittadinanza

CittadinanzaFormare cittadini ibridi: sangue, suolo o scuola? La necessità di riformare la legge sulla concessione della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri è stata richiamata più volte negli ultimi anni da importanti figure istituzionali come il Presidente Napolitano, o dall’allora presidente della Camera Gianfranco Fini (sì, quello della legge Bossi-Fini), senza che ci fossero reazioni eccessivamente forti da parte dell’opinione pubblica o del mondo politico.
Oggi la legge che regola la cittadinanza (n. 91 del 5 febbraio 1992) prevede che chi nasce in Italia da genitori stranieri assuma la cittadinanza dei genitori e quindi il diritto di permanere in Italia, paese di nascita, è legato alla regolarità del permesso di soggiorno dei genitori. In Italia è il principio dello ius sanguinis che fonda l’italianità. Non basta essere nati in Italia, non basta aver frequentato la scuola italiana fin dall’infanzia, conoscere questo paese meglio di qualsiasi altro, parlarne la lingua o un dialetto: l’italianità è evidentemente ereditaria.
Giovanna Zincone ha spesso sottolineato la logica “familista” che esprime questa legge riservando un trattamento radicalmente diverso a chi, pur non avendo mai messo piede in Italia e non parlando una parola di italiano, è figlio/a o marito/moglie di un emigrato italiano all’estero. “Secondo la legge italiana, il sangue, per quanto diluito nel tempo, conta più di un’appartenenza voluta e provata. Basta provare di avere un discendente italiano, mentre la costante volontà di far parte della nazione di origine di solito non viene testata” (Zincone, 2006, p. 6). 
La necessità o quanto meno l’opportunità di intervenire sulla legge per agevolare chi nasce in Italia da genitori stranieri è una delle priorità che si è data la ministra dell’integrazione Kyenge, favorevole ad uno ius soli “temperato”, secondo cui chi nasce in Italia da genitori residenti regolarmente in Italia da almeno cinque anni, acquisirebbe automaticamente la cittadinanza italiana.

Queste dichiarazioni hanno scatenato una violenta reazione delle destre e della Lega, con argomenti che anche ripuliti degli eccessi xenofobi, populisti e razzisti talvolta pronunciati anche da importanti figure istituzionali, appaiono inconsistenti, e rivelano una concezione di “cittadinanza” confusa e contraddittoria.
Tralasciando le mistificazioni di chi volontariamente o meno, confonde queste proposte con la concessione della cittadinanza agli immigrati in generale o a chi nasce in Italia anche da genitori appena giunti sul territorio (vedi articolo), preconizzando un inquietante futuro in cui frotte di donne dei paesi poveri correrebbero in Italia a partorire, le obiezioni allo ius soli sono di due tipi.
Il primo gruppo di obiezioni (ad esempio Casapound) fa leva spesso sul principio del sangue, in base al quale la cittadinanza sarebbe riconosciuta su criteri oggettivi come “il sangue, la filiazione, l’etnia ed una stessa lingua”. L’argomento è fondato su concetti molto ambigui e confusi (sangue, filiazione, etnia usati come sinonimi) che esprimono una visione essenzialista della cittadinanza che coinciderebbe in questo caso con il concetto di identità, in un’accezione statica, immutabile, misurabile, pericolosamente pura.
Altre obiezioni riguardano temi più “civili”, come la fedeltà alla Patria, alla Costituzione e la condivisione di un patrimonio culturale comune, proponendo una visione secondo cui gli italiani, tutti, condividerebbero una cultura politica comune, parlerebbero la stessa lingua e crederebbero nei valori della Costituzione, mentre chi ha un’origine immigrata no. Punto. È disarmante leggere queste argomentazioni universaliste e omologanti in un paese in cui un partito per anni al governo (Lega) fa della diversità del nord il suo cavallo di battaglia, rivendicando addirittura origini culturali completamente diverse dai cittadini italiani del resto d’Italia. Risibile e ipocrita poi l’invocazione civilista del rispetto dei valori della Costituzione contro la concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati, in un paese in cui la Costituzione è più denigrata che realmente conosciuta, il rispetto per le istituzioni è merce rara a qualsiasi livello. Eppure alle persone di origine straniera si chiede di conoscere la cultura italiana, la Costituzione, di manifestare il rispetto per le istituzioni. Questa profonda conoscenza sì che li renderebbe molto diversi dai propri concittadini.  
Muoversi dovrebbe essere un diritto umano fondamentale, ancor più quello di risiedere serenamente nel territorio dove si è nati e dove si vive stabilmente, dove si coltiva i propri sogni, dove si condividono i linguaggi, dove si contribuisce alla crescita. Insomma, dove ha senso la propria esistenza. La cittadinanza è più una questione di esperienza vissuta che di sangue, passaporto o pedigree; ma ha bisogno di un riconoscimento formale, che fondi e consenta la possibilità per tutti di accedere alle stesse opportunità. Parlare di cittadinanza per i cittadini nati in Italia è una questione di equità giuridica, politica ma ancor più educativa. Le istituzioni educative, formali e non formali, hanno un compito di costruire future generazioni di italiani che indipendentemente da dove sono nati (o se sono migrati entro i 6 anni), hanno maturato attraverso la frequenza scolastica, quello che recentemente Maurizio Ferrera ha chiamato uno “ius scholae”. Una frontiera davvero interessante da esplorare al netto di paure xenofobe e aperture multiculturaliste per costruire identità plurali di neoitaliani e concedere loro gli stessi diritti.

Suggerimenti bibliografici per approfondimenti.
Ambrosini M., Molina S. (a cura di) (2004). Seconde generazioni. Un’introduzione al futuro dell’immigrazione in Italia. Torino: Fondazione Giovanni Agnelli.
Besozzi E., Colombo M., Santagati M. (a cura di)  (2009). Giovani stranieri, nuovi cittadini. Le strategie di una generazione ponte. Milano: FrancoAngeli.
Colombo E. (a cura di) (2010). Figli di migranti in Italia. Identificazioni, relazioni, pratiche. Torino: Utet università.
Colombo M. (2010). Dispersione scolastica e politiche per il successo formativo. Dalla ricerca sugli
early school leaver alle proposte di innovazione, Trento: Erickson.
Ricucci R., (2010). Italiani a metà. Giovani stranieri crescono. Bologna: il Mulino.
Sospiro G. (a cura di) (2010). Tracce di G2. Le seconde generazioni negli Stati Uniti, in Europa e in Italia, Milano: FrancoAngeli.
Zanfrini L. (2007). Cittadinanze. Appartenenza e diritti nella società dell’immigrazione. Roma- Bari: Laterza.
Zincone G. (a cura di) (2006). Familismo legale. Come (non) diventare italiani. Roma-Bari: Laterza.

giovedì, 10 settembre 2013 - Massimiliano Tarozzi e Francesca Rapanà