L'idea di una politica diversa

Marika Damaggio

Questione di stile, ma non solo. Ci sono giovani che non amplificano i decibel. Alla voce grossa preferiscono la forza dei concetti, la pacatezza del pensiero. Allo iato preferiscono il dittongo. Così è Luca Paolazzi: garbato. Ventisette anni, presidente dell’associazione Politica responsabile, membro del direttivo del circolo Pd di Lavis.

Nel ventre molle dell’antipolitica c’è chi, come lui, crede ancora nel valore dell’impegno, nella capacità di rispondere ai bisogni della comunità. “E’ ormai evidente la difficoltà della politica di farsi progetto collettivo” spiega. Una difficoltà che coinvolge anche il Partito democratico, ça va sans dire. Ma non è la retorica della rottamazione ad attrarre Paolazzi (“Mi fa sorridere” dice). “E’ indispensabile – precisa - concentrarsi sull’elaborazione politica più che sui ruoli”. A buon intenditor, poche parole.

Paolazzi, la frattura tra politica e società è ormai eredità del presente. Quali sono le mancanze della politica?
“La democrazia rappresentativa presuppone che chi fa politica abbia le competenze per dare risposte ai bisogni della comunità, stimolando un confronto continuo tra politica e società. Nell’incapacità di fornire queste risposte sta secondo me la crisi della politica. È ormai evidente la difficoltà della politica di interpretare il presente e i suoi cambiamenti, e di conseguenza di farsi progetto collettivo e di pensare strategicamente. Questa difficoltà è anche alla base dell’incapacità di capire i territori e di promuovere una partecipazione vera ed efficace, in grado di valorizzare le conoscenze diffuse nell’elaborare risposte condivise anziché risolversi in spesso vuoti esercizi di selezione del leader”.

All’interno del suo partito, il Pd, prima e dopo le primarie s’è a lungo discusso. Lei che è idea s’è fatto?
“Condivido con l’assessore Olivi la considerazione per cui il Pd trentino è uno spazio politico finora incapace di farsi progetto. Il problema sta nella grande diversità di narrazioni che si fanno del Trentino degli ultimi 15 anni, nei quali la sinistra riformista e progressista è stata protagonista. Io sono convinto che, pur con alcune contraddizioni, se il Trentino è quello che è oggi lo deve soprattutto al suo essere stato laboratorio politico ed istituzionale innovativo. Il lavoro da fare è molto, soprattutto alla luce di una crisi che si fa sempre più nuova condizione di normalità, ma mi fa sorridere sentire esponenti del Pd parlare di rottura e discontinuità. Come se la politica potesse essere altro dal governo del cambiamento e delle discontinuità”.

C’è chi ha chiesto un maggior coinvolgimento dei giovani. Lei avverte la stessa necessità?
“Non credo nel diritto naturale dei giovani ad accedere a posizioni dirigenziali. Nel Pd ho finora trovato lo spazio necessario per esprimermi, sia a livello locale, nel Circolo di Lavis, che provinciale, affiancando i dirigenti nella stesura di documenti programmatici o in gruppi di lavoro. Credo sia indispensabile concentrarsi sull’elaborazione politica più che sui ruoli. È comunque importante un maggior coinvolgimento dei giovani, perché imparare da chi da molti anni svolge ruoli dirigenziali è un buon antidoto alle proposte di rottamazione o azzeramento dei vertici, e garantisce al contempo l’apporto di nuove conoscenze e competenze. Nessuno dovrebbe pensarsi capace di svolgere ruoli dirigenziali nel partito o nelle istituzioni provinciali senza aver maturato una forte esperienza, soprattutto a livello locale”.

Dal 23 al 25 agosto, Politica responsabile e i giovani democratici organizzano la Summer School: tra gli ospiti, sul Monte di Mezzocorona, ci sarà anche Vittorio Emanuele Parsi. Quali sono i presupposti della scuola?
“È necessario concentrarsi sui temi, creare un nuovo vocabolario politico che ci consenta di interpretare il presente per immaginare e progettare il futuro. Abbiamo messo al centro della nostra attenzione l’analisi del Trentino negli ultimi 15 anni, l’esperienza della coalizione di centrosinistra autonomista – che come dice l’assessore Mauro Gilmozzi deve essere sempre più “autorevole e stabile” - la formazione di una cultura coalizionale, il governo dell’autonomia, il ruolo della Regione e la necessità di innovare le forme della politica attraverso un partito in grado di essere al contempo territoriale ed europeo. Crediamo sia il punto da cui partire per valorizzare la positiva diversità del Trentino e per aggiornarla ai continui cambiamenti del nostro tempo”.

*Corriere del Trentino, 20 agosto 2013

giovedì, 20 agosto 2013 -