Di leadership e coalizione

Simone Casalini

L’affermazione autonomista nelle primarie del centrosinistra altera, e non di poco, il copione politico da qui alle elezioni provinciali. In un certo senso lo rende meno scontato, ma le variazioni sul tema andranno valutate seriamente perché, come si è visto in altre occasioni, le consultazioni monopartitiche o coalizionali si rivelano spesso poco più di un allenamento rispetto alle vere scadenze elettorali.

La competizione ha premiato la perseveranza e l’organizzazione del Patt che negli ultimi anni, sotto la diarchia Ugo Rossi-Franco Panizza, ha rimodernato il proprio vocabolario politico, rinsaldato il legame con il centrosinistra e attrezzato il movimento per il cambio di epoca. Le Stelle alpine coniugano l’attivismo novecentesco — sezioni operose e leadership riconosciute — e una certa dimestichezza relazionale che le ha sospinte a interagire con mondi considerati lontani (immigrazione, sindacato, ricerca).  Nelle primarie, strumento che è all’antitesi della loro organizzazione partitica, gli autonomisti hanno intravisto una modalità per avvicinare il bottino pieno in una fase di transizione molto incerta. Così è stato, con buona pace di chi, come il Pd, le contempla quale inizio e fine della politica.

Due concetti hanno finora contraddistinto il lessico di Ugo Rossi: umiltà e collegialità. Il candidato presidente della Provincia, sul cui conto sono già fiorite le prime agiografie (il potere, anche agli albori, fa sempre effetto), vuole evitare in questo passaggio di affondare il coltello nelle piaghe dei grandi sconfitti del confronto maturato negli ultimi mesi, cioè il Pd e Lorenzo Dellai. Al di là delle cautele, Rossi è perfettamente conscio che, in previsione delle drastiche contrazioni di bilancio, la coesione sociale passerà per una condivisione ampia delle strategie di cambiamento e per una riattivazione del ruolo dei partiti. Quest’ultimo è anche il banco di prova più scivoloso.

Per affermarsi alle elezioni di ottobre, un ruolo decisivo lo avranno i poli urbani (Trento, Rovereto, Riva, Arco), lì dove è stata impallinata la candidatura di Alessandro Olivi a causa della bassa affluenza.  Rossi dovrà quindi recuperare un’area di consenso sia personalmente sia attraverso il Partito democratico.  Per tale ragione, è ipotizzabile un rafforzamento dell’asse Patt-Pd — già ufficializzato con l’accordo alle elezioni politiche — che, più o meno strumentalmente, garantisca piena lealtà ai primi (alle urne e tra i flutti della legislatura) e la vicepresidenza con primato partitico ai secondi. Il tutto evitando l’emarginazione dell’Unione per il Trentino.

L’assessore alla sanità e le Stelle alpine hanno infine due preoccupazioni più interne. Quella di crescere in termini di voti perché, in caso di vittoria, può non essere semplice gestire una presidenza partendo da una condizione di (eccessiva) minoranza. E poi di dimostrare di possedere già una classe dirigente pronta a assumersi le accresciute responsabilità. L’ascesa autonomista rappresenta comunque un’opzione per gli elettori abituati a sostare al centro (Progetto trentino, Pdl e la stessa Upt) o in aree di dissenso (Lega).

Equilibri e tattiche complicati da comporre, con i quali Rossi dovrà misurarsi ricercando la solidarietà degli alleati e costruendo la propria leadership. In attesa che qualcuno, dall’altra parte della barricata, lo sfidi.

*Corriere del Trentino, 19 luglio 2013 

"

giovedì, 19 luglio 2013 -