Lo sguardo lungo

Michele Nardelli

Che dire? Più passa il tempo e più ci si rende conto di quanto pesino quei 139 voti che hanno separato Alessandro Olivi da Ugo Rossi.  

Immagino saranno in molti nell''area autonomista, a rivendicarne la paternità per cercare di metterli sul piatto della bilancia di un piccolo partito che improvvisamente si trova ad essere al centro del quadro politico trentino. Ma non è tanto del PATT che voglio parlare nel diario di oggi. Occorre invece riflettere sulla sconfitta in maniera pacata e intelligente, evitando che questa si trasformi in una resa dei conti. So bene che aprire una riflessione seria richiederebbe un tempo congressuale se non un congresso vero e proprio. E, se non c''era il tempo quando lo proposi nella primavera scorsa, figuriamoci se può esserci ora con le elezioni provinciali ormai alle porte.

Al contrario, il clima che si avverte in alcune delle dichiarazioni sulla stampa (ha aperto le danze Margherita Cogo nell''intervista alla RAI di domenica con la quale dal pulpito delle sue tre legislature chiedeva rinnovamento) come del resto nella riunione serale del Coordinamento del PD del Trentino, sembra essere quello della ricerca del colpevole e del chiedere la testa di qualcuno. Ciascuno ha in mente il proprio racconto, le responsabilità sono sempre altrui. Come al solito, la ricerca dei capri espiatori piuttosto che indagare sulle molteplici ragioni che hanno portato alla sconfitta del candidato del PD.

Molteplici ragioni che sono al centro della conferenza stampa che Alessandro Olivi tiene nella sede del PD del Trentino nella tarda mattinata di lunedì. Ci mette tutta l''energia che gli rimane dopo tre settimane di campagna elettorale in cui ha dato tutto se stesso. Lo fa senza molte reticenze e rilevando come non tutto il partito si sia sentito coinvolto in questa partita. Che, come ho scritto più volte anche in questo blog, si sapeva sarebbe stata vera. E dunque che l''esito non sarebbe stato affatto scontato.

E invece in molti - nel partito come fra gli elettori - hanno trovato qualche ragione per non sentirsi pienamente coinvolti. Quasi che la figura del presidente della PAT fosse qualcosa di distante rispetto all''umore del momento. Oppure la supponenza di chi pensa di essere autosufficiente dimenticandosi che senza le anomalie politiche trentine questa nostra terra sarebbe stata allineata al resto del nord. E poi, l''idea che la politica sia prima di tutto affermazione personale. E'' in primis quel che Olivi indica parlando della differenza fra un soggetto politico ed uno spazio politico. Fotografa la realtà, Alessandro Olivi, perché in assenza di quella sintesi culturale prima ancora che politica che del PD era la scommessa essenziale, questo partito è stato sin qui uno spazio politico dove potevi trovare di tutto. Ho usato io stesso in passato per descrivere il PD la metafora del tram, un luogo dove si sale e si scende più per convenienza che per convinzione. E, lo devo riconoscere, anch''io ho talvolta vissuto così questo partito, come uno spazio nel quale tenere in protezione le mie idee.

Posso dire invece di non aver mai immaginato questo spazio come luogo per coltivare i miei destini personali, immaginando piuttosto che in una nuova sintesi politico culturale dovesse trovare posto anche la storia politica collettiva più esigente e radicale dalla quale provengo. Non una corrente e nemmeno un pensiero organizzato, semplicemente una sensibilità che pure nel corso degli anni ha incontrato altri percorsi di ricerca e di elaborazione. Su questo ci ritorno a breve.

Non nascondiamoci poi che una parte significativa delle difficoltà in cui ci troviamo non è estranea allo stato confusionale in cui versa il partito nazionale. Nei giorni scorsi al seggio del Bondone, molte delle persone che ho incrociato mi chiedevano ragione di quel che è accaduto a Roma in questi mesi, dalla liquidazione di Bersani all''agonia a cui ci condanna l''abbraccio con il centrodestra, F35 compresi.

Nel coordinamento provo a dire che se con la vittoria nelle elezioni primarie di Ugo Rossi il baricentro della coalizione si è spostato, questo equilibrio deve essere ritrovato. Penso che ciò debba avvenire attraverso due strade: la blindatura dei contenuti e il peso nell''ambito della futura amministrazione provinciale. E'' sui contenuti che ci giocheremo la nostra credibilità, nell''esprimere un più forte segnale politico, dando significato al voto per il PD del Trentino proprio con la necessità di un riequilibrio dell''asse politico del centrosinistra autonomista. Se non sapremo dare questo segnale politico, ben difficilmente saremo capaci di recuperare quell''area di stanchezza o di delusione che in occasione delle primarie si è così clamorosamente manifestata. Quanto poi al peso nel governo della PAT, se appare ovvio che questo dipenderà in buona parte dall''esito del voto di fine ottobre, credo altresì che questo riequilibrio debba sin d''ora rientrare nel confronto con Ugo Rossi.

Il fatto è che il primo problema del PD è quello di far emergere il suo ruolo nell''ambito della coalizione. Questo investe l''idea che abbiamo del Trentino, la sua struttura economica, i suoi rapporti sociali e quel che fin qui è stato fatto come bilancio di quindici anni di governo. E dunque quel che intendiamo mettere in campo per affrontare le nuove sfide, prima fra tutte quella del modello di sviluppo che abbiamo in mente per questa terra. Non è affatto banale perché questo ruolo non può essere consegnato alla semplice sommatoria delle sensibilità che hanno caratterizzato l''azione politica nel corso dell''ultima legislatura. Che pure non sono poca cosa, ma l''impronta dev''essere qualcosa in più.

Insisto su questo anche nella conversazione che intrattengo con Gennaro Romano, giovane membro del coordinamento che qualche mese fa era stato candidato alla cosiddetta transizione nel dopo elezioni politiche. Vedo in lui una sorta di sacro furore, quasi che tutto si potesse risolvere con una mannaia verso quella che lui definisce la vecchia classe dirigente del PD del
Trentino. E'' praticamente la prima volta che conversiamo insieme e ci tengo a che non prevalgano i pregiudizi. Provo a spiegargli che nel motivare la sconfitta del PD alle primarie ognuno di noi potrebbe addossare a qualcun altro le responsabilità e che il rischio che corriamo in queste ore è quello di un cortocircuito autodistruttivo, magari alimentato dalle cronache giornalistiche. Dalle quali - mi piacerebbe che mi venisse riconosciuto - mi guardo bene dall''essere coinvolto (questione di stile e di sostanza), nella consapevolezza che da una situazione così difficile possiamo uscire solo se eviteremo di lasciare cadaveri sulla nostra strada, in uno sforzo collettivo e responsabile nel quale farci carico un po'' tutti da qui a novembre. Parlarsi è sempre utile.

Non scordiamoci che le elezioni, quelle vere, saranno fra tre mesi e che solo lì misureremo idee e peso specifico del Partito Democratico del Trentino. Poi affronteremo anche il dibattito congressuale e chi avrà più filo di lana da tessere, idee e progettualità politica originale lo vedremo.

*michelenardelli.it, 17 luglio 2013

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giovedì, 18 luglio 2013 -