Forum 5: Relazioni internazionali

"Non c’è viaggio senza che si attraversino frontiere - politiche, linguistiche, sociali, culturali, psicologiche, anche quelle invisibili che separano un quartiere da un altro nella stessa città, quelle tra le persone, quelle tortuose che nei nostri inferi sbarrano la strada a noi stessi. Oltrepassare frontiere; anche amarle - in quanto definiscono una realtà, un’individualità, le danno forma,salvandola così dall’indistinto - ma senza idolatrarle, senza farne idoli che esigono sacrifici di sangue. Saperle flessibili, provvisorie e periture, come un corpo umano, e perciò degne di essere amate; mortali, nel senso di soggette alla morte, come i viaggiatori, non occasione e causa di morte, come lo sono state e lo sono tante volte. Viaggiare non vuol dire soltanto andare dall’altra parte della frontiera, ma anche scoprire di essere sempre pure dall’altra parte."
- Carlo Magris, "Infinito viaggiare" -

In principio fu la globalizzazione. Osteggiata come il peggiore dei mali oppure sostenuta come la facile scorciatoia per descrivere un nuovo modello economico e sociale di riferimento. Forse, più semplicemente, un dato con cui fare i conti. Da prendere in considerazione e cercare di capire.
Il qui e l'altrove, un tempo categorie capaci di dividere parti di mondo tra loro geograficamente distanti, sembrano oggi far parte di un vocabolario desueto. Un vocabolario muto, senza parole.
Ogni argomento (nessuno escluso) è oggi giocoforza locale e sovranazionale insieme. I due piani sono tra loro intrecciati e inscindibili. Ciò che ci succede intorno sta dentro questo doppio spettro interpretativo. Il locale e il globale. Il dentro e fuori. Il noi e loro. C'è un destino comune che ci unisce e che dobbiamo provare ad immaginare.
L'Europa con le sue difficoltà e incertezze ma anche le enormi potenzialità, le poco comprese primavere arabe e l'instabilità del Medio Oriente, le rotte dei fenomeni migratori e le loro origini, la crescita della Cina - e dietro di lei degli altri Brics - e il ruolo futuro degli Stati Uniti, le crescenti crisi energetiche o ambientali e l'utilizzo delle risorse naturali, le prospettive della rete e delle innovazioni tecnologiche, l'esplodere di nuove guerre e conflitti e la loro necessaria risoluzione e mediazione.
Tutto questo ha a che fare con il concetto di sovranità, la cui cessione non dovrebbe essere vista come un sacrificio ma come un auspicabile processo di condivisione delle decisioni laddove non esiste più la possibilità di agire l'unilateralità. Farsi carico insieme delle scelte che ci riguardano come comunità umana è la prospettiva che dovrebbe seguire.
Serve il coraggio di cambiare gli occhi con cui guardiamo le cose. Immaginare cooperazione e nuovo mutualismo, attivazione continua di relazioni virtuose. Un salto di paradigma netto rispetto all'attuale approccio individualista. Da soli, dentro un mondo così fittamente interdipendente, non esistiamo. Difendiamo quel che rimane delle nostre rassicuranti certezze non rendendoci conto che il futuro è adesso.

Sulla base di questi spunti apriamo il confronto per immaginare un nuovo Assessorato alle relazioni internazionali.

giovedì, 17 luglio 2013 - Federico Zappini