Forum 3: Conoscenza e cultura

Conoscenza, questa la chiave di volta per affrontare le sfide di questo passaggio di tempo. Conoscenza e innovazione, come strategia per venire a capo della crisi mondiale, costruendo eguaglianza e democrazia. Il Trentino come “regione europea della conoscenza”, un obiettivo più volte affermato nel programma provinciale della XIV legislatura ma ancora da realizzare.
Esso concorre idealmente alla realizzazione del grande mosaico dello “spazio europeo” dell’apprendimento lungo l’intero corso della vita, così come è stato delineato dall’Unione Europea con il Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente di Lisbona.
L’apprendimento permanente, come abbiamo indicato nella Legge Provinciale n.10/2013, rappresenta una vera e propria strategia di mutamento, un nuovo paradigma di sviluppo, per assicurare ai cittadini il raggiungimento di una conoscenza competitiva nel nuovo scenario della globalizzazione.
Conoscenza competitiva non nell’accezione di economicismo liberistico di corto respiro, ma come spinta lunga all’innovazione, come conoscenza in grado di sprigionare nuove energie di ricerca e di aprire senza discriminazioni la comunicazione e l’integrazione tra saperi collettivi, così come originati in tempi e luoghi diversi.
Del resto è stato così lungo il corso della storia, laddove i passaggi cruciali che hanno portato a profonde trasformazioni sono sempre stati accompagnati da svolte significative sul piano della conoscenza. Penso all’età dell’oro ateniese ai tempi di Pericle, di Alessandria ai tempi dei Tolomei, nel grande “movimento di traduzione” dei testi greci e persiani che portò alla massima espansione della dominazione araba, nella Firenze rinascimentale dei Medici fino a giungere nell’era moderna, dalla rivoluzione industriale a quella informatica. Passaggi segnati dall’ambivalenza, quando l’uso che se ne è fatto è stato piegato al profitto e al potere di pochi, aprendo la strada a grandi tragedie.

La conoscenza ci può aiutare a vivere il nostro tempo, a prendere la distanza necessaria, ad evitare la rincorsa ossessiva degli avvenimenti, a cercare di scrutare il futuro. A dotarci di quello strabismo che ci permette di osservare la realtà da vicino e da lontano contemporaneamente, assumendo la profondità che ne viene. Come ebbe a scrivere Andrea Zanzotto “Per andare avanti bisogna procedere con un piede nell’infanzia, quando tutto sembra grande e importante, e un piede nella vecchiaia estrema, quando tutto sembra niente”.
In questa sezione del nostro percorso programmatico e di “governo virtuale” cercheremo di interrogarci sulle diverse forme dell’apprendimento, sulla qualità dei processi formativi, sugli itinerari di autoconsapevolezza dei territori, sulle attività archivistiche e museali, sull’elaborazione della memoria nelle sue pagine più importanti e controverse e, infine, sulle politiche di investimento che una piccola comunità come quella trentina saprà realizzare nel considerare la conoscenza, il sapere, le competenze come un patrimonio decisivo per costruire una comunità più attenta, sensibile e coesa.

Da questi spunti apriamo la discussione per immaginare il nuovo Assessorato alla conoscenza e alla cultura.

giovedì, 17 luglio 2013 - Michele Nardelli