Forum 2: Sviluppo locale

Il Trentino: montagne incontaminate che incorniciano incantevoli laghi, splendidi boschi, bucolici scenari di mucche al pascolo in alpeggi mozzafiato, viticoltura d'eccellenza, piccoli frutti dal sapore paradisiaco e le famose saporitissime mele DOP... una terra d'incanto, da cartolina.

Il Trentino è sicuramente anche questo ma è anche la terra delle seconde case, dei molti, troppi alberghi e impianti di risalita ai quali troppo è concesso. La terra dove i piccoli allevatori fanno fatica a continuare a vivere e dove stanno sorgendo sempre più conflitti attorno all'agricoltura monocolturale che vi si pratica. Terra ricca di siti che, scopriamo troppo tardi, sono stati usati come pattumiere. Il Trentino è la terra in cui, a causa di mancanza di controllo, si è potuta verificare una tragedia come quella di Stava. Terra in cui le industrie stanno soffrendo e in cui tanti (troppi) capannoni di artigiani si svuotano lentamente e in cui molti imprenditori (e amministratori locali) pensano di proporre come soluzioni di sviluppo dei grandi e asettici centri commerciali.
Eppure saremmo ingenerosi nel segnalare solo gli aspetti negativi. La giunta di centrosinistra in questi 15 anni di governo è riuscito anche a gestire in maniera lungimirante il nostro territorio e non a caso la nostra Provincia compare sempre tra le prime province nelle classifiche legate al benessere. Raccontare il Trentino oggi significa anche rendersi conto della “diversità” della nostra Provincia resa possibile dalla nostra Autonomia.

Il Trentino è quindi terra di montagna con tutte le contraddizioni, le speculazioni, lo sfruttamento e al tempo stesso bellissimi esempi di sapiente uso del territorio che lo caratterizzano. Una terra che affronta (e subisce) il mito della montagna da una parte e la crisi dei valori degli uomini di montagna dall’altra, sopraffatti da nuovi miti, dal moderno e dal post-moderno, dal turismo senza cultura e con le tradizioni calpestate e spesso umiliate.
La nostra terra ha bisogno di un ripensamento, di un futuro nuovo che sappia fare i conti con un passato recente ricco di scelte avventate (o forse comunque ora non più possibili e giustamente da abbandonare). Ecco allora la crisi da vivere come possibile prospettiva per vedere il nostro territorio e il nostro paesaggio in un modo nuovo, diverso. Un territorio dove agricoltura e turismo vadano a braccetto ripensandoli in senso sostenibile, dove l'artigianato sia un fiore all'occhiello e dove ci si pongano interrogativi seri sul futuro della nostra industria. In Trentino vi è una sana storia di cooperazione, abbiamo ottimi esempi di uso del territorio e di sviluppo sereno dell'economia locale che sa stare al passo con i tempi.

Vi sono quindi ottimi spunti (sia negativi che positivi) da cui far nascere una sana riflessione per pensare un nuovo Assessorato allo sviluppo locale.

giovedì, 17 luglio 2013 - Massimiliano Pilati