Forum 1: Benessere e qualità della vita

Affermare che i tradizionali modelli di welfare stiano subendo una profonda mutazione è fin troppo scontato. Lo spazio in cui le politiche assistenziali, sociali e sanitarie si determinano, è mutato sotto molti aspetti: sono cambiati i livelli di governo, in un continuum più o meno lineare che va dagli enti territoriali all’Unione europea, passando per gli stati nazionali; sono cambiati gli attori che concorrono alla realizzazione di queste politiche, e così l’ente pubblico a volte eroga, a volte regola, a volte sta a guardare; sono cambiati i bisogni, le domande di protezione sociale, le richieste che emergono da una società sempre più articolata e plurale.

Inteso il welfare nella sua accezione larga di sistema di protezione, ci domandiamo oggi chi protegga, da cosa e in che misura. Dietro a queste domande apparentemente ragionieristiche, si cela però la ragione profonda di qualsiasi scelta politica, che è un’idea di società e dei rapporti che in essa intercorrono. Solidarietà, reciprocità, equità, libertà … sono alcuni dei fattori che, a seconda del “dosaggio”, possono concorrere alla definizione di nuovi modelli di politiche non solo contro l’esclusione e la vulnerabilità sociale, ma per l’attivazione e la promozione delle opportunità di tutti i cittadini.

Ci sono pochi punti fermi da cui partire: il primo è certamente l’intersettorialità di tali politiche, che coinvolgono ambiti di governo tradizionalmente non comunicanti; il secondo, l’insufficienza del ruolo dell’ente pubblico nella concretizzazione degli interventi; il terzo, la consapevolezza che le risorse cui ci siamo abituati non saranno più a disposizione. Su tutto il resto bisogna discutere.

In Trentino, molto è stato fatto e grandi opportunità restano da sfruttare: la piena attuazione della delega sugli ammortizzatori sociali, per definire un sistema di protezione adeguato alle nuove “carriere di vita”; politiche per la salute promozionali e preventive, considerando la salute non come assenza di malattia ma come benessere non esclusivamente fisico, ma anche mentale e sociale; interventi tesi all’inclusione sociale, alla diffusione del senso di reciprocità, attivando la sussidiarietà non come mera delega ma come cooperazione istituzionale e sociale tra i diversi attori.

Su queste direttrici di riflessione apriamo la discussione, per immaginare - oltre l’attuale frammentazione degli interventi di settore - un nuovo Assessorato al benessere e qualità della vita.

giovedì, 10 luglio 2013 - Tommaso Iori